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Nella striscia satirica di questa settimana, Stefano Disegni parte dalle dichiarazioni del premier Monti sul sistema sanitario “a rischio”. E immagina il dialogo tra un’anziana paziente e un infermiere che le spiega perché l’operazione prevista non si potrà fare. “C’è la crisi….del resto l’Italia non può mica rinunciare al suo ruolo internazionale per trovare i soldi per la sanità”…

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Mike D’Antoni, vecchia conoscenza del basket italiano, torna alla grande: sulla panchina dei Los Angeles Lakers, da cui è stato cacciato Mike Brown. Per D’Antoni (che ha deluso le attese nella sua esperienza come head coach sulla panchina dei New York Knicks) la sfida sarà durissima. L’obiettivo è uno e uno soltanto: vincere l’anello. A sua disposizione una corazzata: Kobe Bryant, Pau Gasol, Steve Nash, Dwight Howard, e il fu Ron Artest, alias Metta Worldpeace. Un cast d’eccezione che però, in questo inizio di stagione, sta faticando e non poco. Mike dovrà trovare la quadratura del cerchio e portare un potenziale “Dream Team” (almeno) fino alle finalissime di giugno. L’intero mondo del basket attende la sfida galattica contro i Miami Heat di LeBron James, Dwayne Wade, Chris Bosh e Ray Allen. Una postilla: il “nostro” Mike ha un’altro – gigantesco – problema. Far “dimenticare” Phil Jackson, il “coach Zen” che lo Staples Center di Los Angeles aveva chiamato a gran voce (“We want Phil / We want Phil”). Ma Phil, complici anche i cattivi rapporti con la presidenza – ossia con Jerry Bus, che per inciso è anche il padre della ragazza con cui sta Jackson – nella trattativa coi lacustri ha alzato troppo l’asticella. Il contratto è sfumato. Tocca a Mike. Buona fortuna.

L’altra sera sono andato in un paese del vicentino a presentare, a un anno e mezzo dall’uscita, il film di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini Et in terra pax. C’erano tantissime persone, quasi duecento, in una serata prefestiva di pioggia battente che minacciava alluvione.

E’ stata una ennesima bella esperienza, perché queste persone hanno visto il film in religioso silenzio e poi per quasi un’ora ne hanno parlato e fatto domande. E mentre parlavo con loro, io ritrovavo ancora una volta il senso di un lavoro che si fa anche per queste duecento persone, che evidentemente non abbiamo ancora perduto, come invece sostengono i produttori e i distributori e gli esercenti di Sistema. Io credo che nel cinema, come in tanti altri settori della convivenza di questo nostro incivile paese, si debba ripartire da qui, dalla base più spontaneamente disponibile ad esserci e ad esistere, che pretende in fondo solo attenzione e rispetto.

 

 

“nuovo presidente, vecchia Sicilia”. O “Crocetta erede di Lombardo”. O, ancora, “Crocetta apre già la voragine siciliana”. Scegliete voi il titolo. Vanno tutti bene, per quel che ha detto oggi il neogovernatore siculo Rosario Crocetta, uscito vincitore dalle regionali dello scorso 28 ottobre. Da quel giorno non sono passate nemmeno un paio di settimane, e crocetta dà già una bella dimostrazione di uso allegro dei soldi pubblici (che tanto non sono suoi). “Daremo ai Comuni cento milioni  l’anno per affrontare il grave problema dei rifiuti in Sicilia. In cinque anni daremo ai Comuni 500 milioni di euro”. Cinquecento milioni. Per la monnezza. Non bastasse, ecco la chicca finale, che farà certo guadagnare all’inquilino palazzo D’Orleans l’immediata simpatia di tutti i sindaci dell’isola: “I Comuni pagheranno (cioè li restituiranno alla Regione, ndr) poi in venti anni perchè non li vogliamo mettere in difficoltà economiche”. Tanto, lui tra vent’anni non sarà più presidente, quei sindaci che ricevono i soldi da qui a cinque anni non saranno più sindaci. E quindi chissenefrega di chi poi dovrà restituire il debito. 

 

 

Si è aperto il XVIII Congresso del Partito comunista: 2.268 delegati sceglieranno chi li guiderà per il prossimo decennio. Il presidente: “Opportunità senza precedenti” per rinnovare. GUARDA VIDEO sul ritratto del presidente designato Xi Jinping.

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Cina rottama vecchia guardia: Hu Jintao farà passo indietro

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E’ possibile mescolare Albano Carrisi e Giuseppe Di Vittorio, Aldo Moro e Checco Zalone, Bianca Guaccero e Pietro Mascagni, ottenendo un buon prodotto? A me pare di sì, dopo aver visto le prime puntate del “Viaggio” di Pippo Baudo.

Si parla poco di questo programma, dopo le attenzioni riservate al suo esordio. E non è giusto, perché si tratta di un lavoro interessante e (anche se può sembrare un paradosso) di una presenza originale nel panorama televisivo. È semplicemente un viaggio che consente al conduttore di incontrare e descrivere realtà e personaggi molto diversi tra loro, visti nel luogo e tra le persone che li hanno formati, grazie anche a un parco e sapiente inserimento di materiali di repertorio. Certo, come sempre succede in questi casi, molto dipende dall’interesse e dalla qualità del personaggio. Nello stesso viaggio ti può capitare di incontrare Jovanotti che ti tiene quasi mezz’ora incollato alle sue riflessioni sempre stimolanti oppure Ombretta Colli, che non ha quasi mai niente da dire e quel poco lo dice anche male.


Finiti i tempi del Nano Testanera, ormai prossima alla conclusione la parentesi dei tecnici catto-plutocrati, sul mercato politico si sono aperti ampi spazi. E mentre Pd e Pdl discutono aspramente di leadership inesistenti a pochi passi dal baratro, nuovi soggetti vanno all’arrembaggio in nome della democrazia diretta. Li chiamano populisti, anti-politici. Ma demonizzare non serve. Proviamo a conoscerli, proprio mentre la burrasca in casa grillina sembra rompere il monopolio fin qui esercitato dal Movimento 5 Stelle sui cittadini nauseati dai vecchi giochi di potere.

“Noi dell’Idv, che la protesta l’abbiamo fatta prima di loro, diciamo solo: attenzione, di sola protesta si muore”. I sondaggi danno una coalizione di Movimento 5 Stelle e Italia dei Valori al 25%.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Di Pietro corteggia Grillo. "Beppe, se vai da solo la vecchia politica ti frega"

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L’ultima tegola porta il nome del sindaco di Firenze, pronto a candidarsi alle primarie per sfidare il segretario del Pd. Lo scontro con la vecchia leadership del partito è sempre più vicina.

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Matteo Renzi e i rottamatori, un'altra grana per Bersani

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Anche la Russia di Putin finalmente ha la sua vittoria. La vecchia Russia sovietica sconfisse i generali di Hitler; la nuova, tre ragazzine impaurite che avevano mancato di rispetto ai preti. Gloria al compagno Putin, e a tutti i suoi amici e ammiratori – soprattutto italiani.

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