Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

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”Ci vuole una legge elettorale che consenta, la stessa sera del voto, di fare sapere al mondo che è possibile in Italia avere un governo. Perché se ciò non fosse possibile sarebbe uno tsunami”. Lo ha detto a Catanzaro il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani. “Questa – ha aggiunto – è la nostra sola preoccupazione” ed ha precisato che “un accordo è ancora possibile purché sia riconosciuto ciò che noi chiediamo, ma non per noi, bensì per il Paese. Come un anno fa, noi diciamo ancora una volta: prima di tutto l’Italia”.

 

Elsa Fornero, ancora lei. Il ministro del Lavoro, a Napoli per la conferenza italo-tedesca sul lavoro  si ritrova di nuovo al centro di una vicenda di cronaca dopo le contestazioni di lunedì 12 novembre a Napoli. Un uomo di circa 60 anni ha interrotto l’intervento di saluto della Fornero dicendo che doveva consegnare una lettera al ministro. Aveva in mano anche un pezzo di vetro e ha minacciato di tagliarsi le vene perchè suo figlio non ha un lavoro: “io non so come andare avanti – ha detto – mi taglio le vene”.

 La sicurezza lo ha bloccato mentre il ministro invitava a consegnare la lettera, che le è stata passata. “Leggeremo la lettera”, ha detto Fornero riprendendo poi il discorso. L’uomo è stato allontanato dalla sala per essere identificato. Intanto questa mattina sono stati identificati e indagati dalla Digos della Questura di Napoli per azioni violente messe in atto ieri durante il corteo di protesta in occasione della Conferenza sul lavoro italo-tedesca cui prendeva parte il ministro Elsa Fornero. In Questura fanno notare che si trattava di una “manifestazione mai preavvisata ai sensi di legge”. 

 

Pistole, catene e coreografie super hot, la tappa a New York del MDNA Tour di Madonna non ha deluso i fan e la Regina del pop ha conquistato il suo pubblico con uno show trasgressivo da far invidia alle colleghe e rivali più giovani. 


pubblicato da Libero Quotidiano

Pistole e catene: Madonna lo vuole sadomaso

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Da oltre un mese compare tra gli annunci di vendita degli immobili di lusso di Milano. E’ una casa stupenda, eppure il deputato Santo Versace non riesce a disfarsene. Sul sito Sotheby’s la villa, che si trova in via dei Giardini, nel centro della città, è la prima nell’elenco di quelle in vendita nel capoluogo lombardo con una descrizione che richiama l’attenzione sul “mix di glamour e raffinatezza che rende Milano la capitale mondiale della moda”. Duemilacento mq di superficie, 442 mq di giardino privato, oltre ai 300 mq di terrazza panoramica, la casa era stata progettata dagli architetti Carlo De Carli e Antonio Carminati. La dimora è su 4 piani, più un piano seminterrato per il personale. Ma sembra non interessare nessuno. Sarà per il prezzo? La villa viene infatti messa in vendita per 23mila euro al metro quatro. Il che equivale a dire oltre 49 milioni di euro. Chi può permettersi tanto?

“La politica è azione per il bene comune”. La scritta al neon occupa la parete all’ingresso dell’ufficio di Roberto Formigoni al 35esimo piano del grattacielo della Regione. Dalla scrivania semicircolare il governatore “controlla” la Lombardia, il regno che appena un mese fa sembrava crollargli addosso e invece non l’ha travolto. Tutti a casa, tranne lui. Accetta di farsi intervistare dal Fatto, “il giornale che mi ha più attaccato scrivendo falsità”. L’accoglienza è ottima.

Quali falsità?
La magistratura fa il suo mestiere: segue delle ipotesi di reato. La stampa ha dato per certi reati che erano solo ipotetici e ha pubblicato documenti secretati e in alcuni casi sono stati falsificati e questa è testimonianza di un clima incivile e barbarico nel quale viviamo in Italia.

San Luca è un borgo antico, un pugno di case bianche arroccate tra i monti della Locride. Era il paese di Corrado Alvaro, il poeta che scriveva: “La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile”. Ma è anche la roccaforte della ‘ndrangheta, della faida tra i Nirta-Strangio e i Pelle-Vottari, quella della strage di Duisburg, Germania, del 15 agosto 2007. Sei uomini uccisi nell’ultimo atto di una guerra tra ‘ndrine, cominciata nel 1991. La mente dell’agguato è Giovanni Strangio: voleva vendicare la cugina Maria, moglie del boss Gianluca Nirta, uccisa la notte di Natale del 2006.


pubblicato da Libero Quotidiano

Renzi vuole il servizio civile obbligatorio. Voi siete d'accordo?

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Monti dopo il 2013? Per il Pd un abominio, per Casini e parte del Pdl la migliore soluzione possibile. Ma ha senso schierarsi? Perchè la verità è che Monti dopo il 2013 c’è già, tali e tanti sono i provvedimenti che “ipotecano” l’azione del prossimo governo nella direzione voluta dai prof. A partire dalla legge di stabilità, che produrrà i suoi effetti nel biennio 2013-2014, con l’aumento dell’Iva dal 21 al 22% già previsto per il luglio 2013. E che dire della spending review, che prevede (tra le altre cose) l’accorpamento delle Province e la creazione delle città metropolitane dal 1 gennaio 2014, tagli per 10 miliardi nel 2013 e per 11 miliardi nel 2014, fondi per i terremotati per un miliardo sia nel 2013 sia nel 2014. Poi c’è l’obbligo per i commercianti di accettare i pagamenti con bancomat o carte di credito, che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2014.

Non bastasse l’ipoteca sui due anni prossimi, chiunque vada al governo, il presidente del Consiglio Mario Monti oggi si è augurato, intervenendo a un convegno, che chi verrà dopo di lui prosegua lungo la strada del   rigore, della crescita e dell’equità sociale percorsa dal suo  governo.”Raccomanderei a chi mi succederà, se mai mi venisse chiesto un parere, di sviluppare e di sviluppare molto meglio e in modo molto più profondo le attività avviate da questo governo”.

Capita poi che Monti o qualcuno dei suoi ministri si tradisca parlando in prima persona di interventi da effettuare dopo le prossime elezioni politiche. Come il min istro dell’Economia Vittorio Grilli, che oggi ha detto “valutiamo la possibilità di abbassare l’Irap dal 2014, mentre per l’Iva la coperta è corta”. Più chiaro di così…

 

Roberto Maroni già prima delle elezioni regionali in Lombardia propone di cambiare lo statuto. E non ne vuole uno qualunque. Vuole lo Statuto siciliano. “Lo statuto della Regione Sicilia   è straordinario, vorrei averlo in Lombardia e vorrei che ci fosse in   tutte le Regioni del nord”. Beh se a dirlo è il segretario della Lega nord, bisogna riflettere. Maroni alimenta il sogno federalista proponendo una Lombardia a “Statuto speciale“. E su come applicarlo ha le idee chiare: “Tra le altre cose – precisa Maroni -tutte le tasse pagate in Sicilia devono rimanere in Sicilia: non è mai stato applicato, ma se ce l’avessimo noi in Piemonte, Lombardia, Veneto e   nelle altre Regioni, assicuro che sarebbe applicato”. Parole non da poco. Maroni mette in luce due punti. Il primo è quello che considera la Sicilia come un modello per il suo impianto legislativo, tanto da volerne importare le regole statutarie. L’altro punto è che indirettamente Maroni riconosce una debolezza del sistema siciliano. Le tasse pagate da Palermo a Ragusa spesso prendono il volo per Roma, uccidendo di fatto l’autonomia concessa dallo statuto. Maroni vuole fare il siciliano. Ma in questa sua Lega 2.0 dopo gli scandali dei mesi passati non si ispira a Giuseppe La Loggia, padre dell’autonomia siciliana. Maroni si specchia in uno che gli ricorda tanto i suoi inzi. “Grillo mi ricorda noi 20 anni fa. La differenza è che noi avevamo un grande progetto che in parte dobbiamo ancora realizzare dato che il sistema ha degli anticorpi: Grillo mi sta simpatico”, aggiunge. Ma attende Beppe alla prova dei fatti: “La democrazia è un sistema imperfetto – dice Maroni – dato che  non manda al governo solo chi ha 3-4 lauree, come vediamo col Governo   Monti, con i risultati poi sono quelli che sono”. Per Maroni se Grillo  vincerà, sarà chiamato a governare. “Vedremo allora cosa saprà   fare”, ha prescisato il segretario della Lega Nord. Intanto mentre si prepara a correre verso il Pirellone sogna lo statuto siciliano. E chissà arancine e cassatine per dessert alla mensa dei dipendenti regionali.

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Ammetto di essere arrivato a quasi 39 anni senza aver mai letto prima un libro di Franco Buffoni. E’ una colpa piuttosto grave, per come la vedo io, perché i libri di Franco Buffoni, che siano saggi o romanzi, appartengono a quel genere di prodotti culturali di cui un uomo di buon senso non vuole proprio privarsi.

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