Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

Senza categoria

Farneticatori di professione. Questo è il ruolo degli euroburocrati. Ora arriva un non eletto come Van Rompuy che fa i complimenti ad un altro non eletto come Monti. Senza Monti la situazione sarebbe stata drammatica. Ottima osservazione, anche se del tutto opinabile, dal momento che la situazione italiana, piuttosto che greca, ora non è per nulla rosea e il continente è sull’orlo di una rivolta di proporzioni mai viste prima. Evidentemente il signor non eletto europeo non conosce la situazione italiana se non per sentito dire da Monti stesso. Mi spingo un attimo oltre e mi chiedo come sarebbe l’Europa senza Van Rompuy.

Luigi Variac

e.mail

L’Europa senza Van Rompuy sarebbe esattamente come l’Europa di oggi, così come l’Europa senza la partecipazione di Prodi sarebbe come l’Europa di oggi, ovverosia un’unione che non né carne né pesce e che pretende di essere una grande unione. E sarebbe esattamente così com’è perché in Europa, al di là di quello che si scrive e si dice, i Van Rompuy e i Prodi, i Monti, i Letta, i greci e gli spagnoli non contano un fico secco. Fanno numero, questo sì. Ovviamente si riuniscono e dicono la loro. Ma, a conti fatti, è come se non dicessero niente. L’unica che in Europa conta sul serio, al momento attuale, è Angela Merkel. E visto che Angela Merkel, fondamentalmente, non è una grande statista, non può essere neppure minimamente paragonata ad un Helmut Kohl, non ha fantasia e non ha neanche un grande coraggio, l’Europa è quella che è, un po’ cimitero degli elefanti politici e un po’ poltronificio per eccellenti burocrati che sempre burocrati sono e che sembrano messi lì solo per soddisfare le esigenze tedesche, che sono esigenze, si badi bene, immediate, di piccolo cabotaggio, mirate a difendere l’autonomia tedesca e la poltrona di Angela Merkel. L’unica istituzione che è riuscita a prendere almeno un po’ le distanze dalla Germania e che ha tentato di far funzionare il cervello in proprio è stata la Bce, e i risultati (spread compreso) si sono subito visti. Per il resto, appiattimento totale ad un singolo leader a sua volta molto piatto. Talmente piatto e talmente ripiegato su se stesso da non riuscire a capire che quest’Europa qui, a lungo andare, non servirà neppure a lei e ai tedeschi. Viva la Merkel, angelo protettrice solo dei suoi piccoli interessi personali.

mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

 

 

I sussidi alle energie rinnovabili pesano oggi sulle bollette elettriche per circa 12 miliardi l’anno. Si possono ridurre prendendo decisioni impopolari, ma inevitabili viste le difficoltà economiche e finanziarie del paese.
di  (Fonte Lavoce.info

Dove nascono i sussidi

I sussidi alle energie rinnovabili, e al fotovoltaico in particolare, sono forse una delle peggiori vicende di malgoverno, di cui nessuno vuole parlare probabilmente perché la responsabilità è condivisa da destra e sinistra.
Il fotovoltaico è partito col decreto Bersani-Pecoraro Scanio che prevedeva come obiettivo il raggiungimento di una potenza istallata di 3 GW nel 2016: oggi si è già arrivati a 17 GW. Non si è trattato dunque di una politica voluta: semplicemente, i Governi di sinistra, prima, e di destra, poi, non hanno ridotto gli incentivi mentre crollava il costo dell’investimento e si è quindi offerta una magnifica opportunità di lauti e sicuri profitti a tanti, senza nemmeno il tempo per sviluppare un’industria nazionale.

Sentiamo spesso parlare del fatto che l’economia italiana è troppo poco presente nei settori ad alta tecnologia e è troppo sbilanciata, invece, verso i settori tradizionali. E’ un ragionamento però troppo astratto. Quali dovrebbero essere i settori ad alta tecnologia che vorremmo avere in Italia? In che misura è davvero preferibile avere l’alta tecnologia?

Prendiamo la Microsoft che periodicamente aggiorna il proprio prodotto, Windows, ne produce una nuova versione Windows 7, ad esempio, e lo vende sul mercato. In base alla convenzione diffusa, questo rappresenterebbe un’innovazione di prodotto ad alto contenuto tecnologico ma in realtà si tratta di miglioramenti, spesso marginali, di un prodotto che oramai è piuttosto maturo.

Rimini, 12 set. – (Adnkronos) – Nasce a Rimini il primo “Coordinamento della cogenerazione” made in Italy. Lo hanno costituito tre associazioni – Cib (Consorzio italiano biogas e gassificazione), Cogena (Associazione italiana per la promozione della cogenerazione), e Italcogen (Associazione dei produttori e distributori di impianti di cogenerazione) che rappresentano insieme oltre cinquecento aziende. Le rispettive delegazioni si sono incontrate a Rimini Fiera per avviare i lavori del tavolo tecnico che porrà al centro dell’attenzione il sostegno e la promozione dell’efficienza energetica. A questo proposito i partecipanti al tavolo hanno espresso l’importanza di un più vigoroso sostegno allo sviluppo dei Sistemi di Utenza nell’obiettivo di una sempre maggiore diffusione della generazione distribuita.

Tra gli obiettivi del coordinamento è scaturita anche l’esigenza di elaborare un Position paper di settore che possa rispondere ai principali quesiti degli operatori. Dall’incontro – che si è tenuto presso gli uffici del quartiere fieristico riminese, dove dal 6 al 9 novembre prossimi si terrà Key Energy, il salone internazionale per l’energia e la mobilità sostenibili in contemporanea con Ecomondo, presenti molte delle aziende del settore cogenerazione – è emersa l’esigenza di avviare una collaborazione tecnologica e scientifica nella consapevolezza di poter offrire non solo uno strumento di tutela per le imprese, ma anche di poter delineare una visione di strategia energetica più sostenibile per il futuro del nostro Paese.

“Sono oggi più che mai convinto – ha rilevato il presidente di Cogena Pierluigi Corsini – che il tavolo di consultazione e coordinamento con il CIB e con Italcogen ci consentirà di offrire un contributo sempre maggiore di idee e stimoli, garantendo, tra l’altro, agli interlocutori istituzionali un importante supporto decisionale”. Per Angelo Baronchelli vicepresidente di CIB Consorzio Italiano Biogas “Questo incontro ha esteso le nostre prospettive, fornendoci un’idea d’insieme che superi il momento attuale del settore e dell”intera economia creando una prospettiva di crescita per il settore industriale ed agricolo”.

“Sono stati mossi i primi passi di un cammino – ha commentato Silvio Rudy Stella presidente di Italcogen – per la promozione della cogenerazione distribuita, che ha un ruolo importante nel panorama energetico nazionale come traino per gli investimenti e l’uscita dalla crisi. Si tratta infatti di energia che costa meno, attrae investimenti e crea occupazione professionale”. Giorgio Cavagnera (vice presidente di Cogena) che, come Baronchelli, oggi rappresentava il mondo degli imprenditori, ha infine sottolineato come il mondo imprenditoriale con questo incontro “dia oggi un segnale forte di cooperazione per lo sviluppo del settore della cogenerazione”.

Gli impianti di cogenerazione, a gas naturale, biogas, biomasse ecc., installati (dati 2012) si aggirano sui 10 mila MW, ma il vero potenziale è doppio, assicurano gli esperti. Inoltre, secondo un recente studio condotto dall’Eea, l’Agenzia europea per l’ambiente, nel 2020 l’Italia sarà uno dei paesi europei più ricchi di bioenergia, insieme a Francia, Germania, Spagna, Polonia e Romania. Nel biogas già oggi siamo al secondo posto in Europa dietro la Germania con una filiera attiva di circa mille impianti: di questi, il 70% realizzato da aziende italiane, con benefici economici, ambientali e di efficienza per l’intero sistema energetico

Milano, 12 set. – (Adnkronos) – Più qualità e meno acqua. Con questo motto l’alta qualità del tessile diventa sostenibile e sbarca sul mercato grazie a ‘SavetheWater’, l’innovazione tecnologica per la riduzione dell’impatto ambientale e il risparmio idrico, messa a punto da Canepa Spa. A sette mesi dalla presentazione del progetto, l’azienda di San Fermo della Battaglia (Como) torna a Milano Unica per mostrare dal vivo i propri prodotti, realizzati attraverso procedimenti rispettosi dell’ambiente e per fornire nuove importanti informazioni sui risultati conseguiti.

“Abbiamo avviato delle collaborazioni con vari centri di ricerca italiani, tra cui il Cnr-Ismac di Milano-Biella e Cnr-Itia di Milano-Bari; con cui lavoriamo a stretto contatto, con fornitori e clienti, per i quali abbiamo organizzato un road show e dialoghiamo costantemente con le associazioni ambientaliste” dichiara Carlotta Saibene Canepa che rappresenta la terza generazione di un gruppo fondato nel 1966 e che oggi impiega 800 dipendenti, con una produzione annua di circa 1,5 milioni di metri lineari di tessuto.

La campagna ‘SavetheWater’, concepita dal centro di ricerche Canepa Evolution, diretto da Roberto Castellani, si basa su una nuova definizione del metodo di ‘imbozzimatura’ che consente una riduzione del 60% del consumo di acqua e del 90% di energia termica e sull’ideazione del procedimento Kytotex (con domanda di brevetto depositata): sistema ecologico e biologico per il rinforzo delle fibre sottili naturali, con l’utilizzo del chitosano, un polimero che si ricava da scarti alimentari (crostacei) trasformati in bozzima (rivestimento di rinforzo prima della tessitura).

Questa tecnologia permette, inoltre, di migliorare le affinità tintoriali del tessuto (perfeziona la qualità delle tinte) e conferisce dei fattori antistatici, antibatterici e antimicogeni. “SavetheWater rappresenta un’assoluta novità nel campo del tessile italiano, dove meno dello 0,5% delle aziende è sensibile alle tematiche ambientali” afferma Marco Ricchetti di Blumine, società specializzata nella consulenza per la sostenibilità nell’industria della moda e del design. “Canepa è un’azienda pioniere in un settore che da 200 anni si alimenta d’ingenti quantitativi d’acqua, con un conseguente spreco di energia” sottolinea Lodovico Jucker dell’organismo certificatore Bureau Veritas.

E proprio l’acqua è al centro di molte delle battaglie per la salvaguardia del pianeta di Greenpeace. Motivo per cui Tony Sadownick, responsabile delle campagne internazionali dell’associazione, ha dichiarato che “l’Italia potrà diventare un leader mondiale del lusso sostenibile”. “Proprio un anno fa abbiamo lanciato una sfida alla moda- spiega Chiara Campione di Greenpeace- con The fashion duel, una richiesta di impegno e sensibilizzazione su alcune tematiche, proposta a 11 aziende italiane e 4 francesi. Abbiamo ricevuto, in totale, nove manifestazioni di interesse e soltanto un importante gruppo italiano ha sottoscritto interamente il nostro appello”.

Ieri la bocciatura del metodo Stamina oggi il ministro della Salute che dice che avrebbe voluto dare speranza ai malati. Una affermazione che fa presagire che l’infusione di cellule staminali staminali ai pazienti, allo stato autorizzata più volte dai giudici, non sarà più possibile. Anche se la questione non sembra chiusa del tutto, la sperimentazione autorizzata dal Parlamento non andrà avanti.

Sono tutti e tre alle prese con le spaccature all’interno delle proprie creature politiche, ma nonostante la batosta elettorale non si danno per vinti: vogliono mettere insieme il Ppe italiano. Monti,  Casini e Montezemolo dopo mesi di ragionamenti, sarebbero intenzionati a far nascere la “Cosa bianca” magari coinvolgendo anche il Pdl. Il retroscena di Repubblica racconta dell’ex premier che analizza i sondaggi che gli dicono che oggi 9 elettori su 10 di Scelta Civica vengono dal centrodestra, e cercando spazio per rilanciarsi crede che questa sia una strada obbligata anche per rafforzare la sua posizione nel giro di nomine dell’anno prossimo al Consiglio Europeo (spera di prendere il posto di Van Rompuy). L’idea è quella di un alleanza con il Pdl deburlusconizzato, ma non è una pregiudiziale. Del resto lo stesso Monti si è spesospeso pubblicamente in favore della grazia al Cav. 

Su questo non è daccordo il fondatore di Italia Futura che avrebbe intensificato i contatti con Alfano e sarebbe pronto a un’intesa a patto però che Berlusconi non abbia alcuna presa sul Pdl. Secondo Repubblica se  il Cavaliere rimarrà una presenza ingombrante nel partito allora Montezemolo virerà su Renzi ricomponendo de facto la sua frattura con il “suo” gruppo parlamentare.Quanto a Casini sarebbe preparando l’ingresso nell’Udc dei probabili transfughi del Pdl così che possa partire la prima cellula del Ppe Italia da saldare poi con il Pdl a condizione che Berlusconi si eclissi del tutto. Il confronto tra il leader dell’Udc e il Pdl, raccontano a Repubblica, alcuni centristi critici verso  l’operazione, sarebbero in stato avanzato tanto che sul piatt delle trattative ci sarebbe anche la “cessione” del simbolo dell’Udc, il prezioso scudocrociato perfetto come insegna del nuovo Ppe.

Obiettivo, salvare papà. Lavorano uniti Marina, Pier Silvio e Barbara. La prole scende in campo, si presenta ad Arcore con alcune cartelle controfirmate: la richiesta ufficiale di grazia al Capo dello Stato. Ma Silvio Berlusconi non molla, non accetta (per ora). Il Cav tiene duro, in attesa di capire che fare. Attendere il voto in giunta, la decadenza e il probabile crollo delle larghe intese oppure le dimissioni? Già, perché le dimissioni, unite alla richiesta di grazia presentata dai figli, gli permetterebbero di lasciare a Giorgio Napolitano la possibilità di pensare alla commutazione della pena detentiva in pecuniaria. O alla grazia.

Il bivio – La situazione, in Giunta, resta tesissima. Dopo la fragile tregua di martedì sera è ripreso lo scontro tra Pd e Pdl. Il voto è inevitabile, la trattativa coi democratici è impossibile, tanto che anche il socialista Buemi ha sbottato, spiegando che arrivano diktat “non certo dal centrodestra” per far fuori il Cavaliere il prima possibile. In questo contesto, Berlusconi cerca di guadagnare tempo: se il voto arrivasse subito, prima che la situazione si sbloccasse (decidere sulla richiesta di grazia e la sfiducia a Letta), Napolitano verrebbe neutralizzato. Il voto definitivo dell’aula di Palazzo Madama farebbe precipitare la situazone: commutare la pena da detentiva in pecuniaria sarebbe più difficile.

Salvare papà – Così i figli, a Villa San Martino, sono tornati a chiedere al padre di accettare la proposta di grazia. Lo avevano già fatto nelle scorse settimane, ma Berlusconi non ne aveva voluto sapere. Marina, Pier Silvio e Barbara, ora, sono convinti che non la politica, ma solo loro possano salvare il padre. Ma, come detto, per portare a compimento il piano sono necessarie le dimissioni dal ruolo di senatore. “Un gesto di responsabilità e coraggio“, avrebbero detto i filgi. Un gesto che, però, per il Cav assomiglia a una resa. E infatti, Angelino Alfano, parlando delle possibili dimissioni del leader ha commentato tranchant: “Non lo farà”.

Ragioni economiche – Dietro la pressione dei figli, oltre all’amore per il padre, ci sono però anche ragioni economiche. Una grazia per salvare Mediaset e le aziende di famiglia. Lo scenario viene tratteggiato da La Stampa, che parla di una “segretissima ragione” dei ripetuti summit familiari, ossia una sistemazione patrimoniale avviata da Berlusconi a favore dei figli per evitare contraccolpi giudiziari – in concreto sequestri di pacchetti azionari e provvedimenti simili – sui vari interessi dell’azienda di famiglia. Ieri, mercoledì 11 settembre – e forse non è un caso – il titolo Mediaset in Borsa ha guadagnato oltre il 3 per cento.

Diletta è a scuola. Al secondo giorno di liceo artistico. E’ stato un inizio meraviglioso, di quelli che mi spingono a divulgare per raccontare, dare fiducia, speranza a tutti coloro che invece vivono impatti e realtà devastanti. Le classi prime sono state accolte in modo molto carino. Diletta ha potuto visitare ogni angolo della scuola. Ha potuto conoscere praticamente tutti. In classe si sono presentati.

Copertura totale con le 18 ore di sostegno e 20 di assistenza. Ho verificato la situazione degli altri alunni. Ad ogni alunno sono state assegnate le ore previste di insegnamento di sostegno. Qualche problema con l’ascensore. Ma sono stata rapita dall’entusiasmo di tutti. In un attimo Diletta era dove doveva essere. Un bel clima davvero. Una normalità preziosa che onestamente non avevo mai incontrato in questi termini.

Il paese non cambia. Oggi è stato il mio diciottesimo primo giorno di scuola, tutto come sempre. Temo non in meglio, forse in peggio, siamo fermi, drammaticamente fermi. Non si va avanti. L’Italia di questo 2013, per chi l’ha vissuta e la ricorda, è quella di trenta anni fa. Nel frattempo sono successe un po’ di cose, nel mondo molti poveri sono diventati ricchi (la Cina), alcuni ricchi sono diventati poveri (l’Italia). Si è diffusa una cosetta chiamata Internet e siamo diventati tutti digitali. Da noi invece no, le stesse facce, gli stessi problemi di sempre. È vero Craxi, De Mita e la sua compagnia di giro non ci sono più. Però abbiamo avuto un mese di B. e delle sue condanne sulle prime pagine dei giornali. Gli eredi legittimi. Giuliano Amato alla Consulta. Gli italiani amano le persistenze.

Archivi