Abusivismo, al Sud si demolisce dal 10 al 20%, al Nord dal 40 al 60%

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 In Italia si demolisce solo il 32,9% degli immobili dichiarati abusivi. Ma come per i polli di Trilussa, è solo una media. Da una parte c’è un Nord virtuoso, dove si demolisce dal 40 al 60% degli abusi. Dall’altra c’è un Mezzogiorno inadempiente, che butta giù solo il 10-20% degli ecomostri. La maglia nera va alla Puglia, dove il 96% degli edifici irregolari resta in piedi.
   

I conti li aveva fatti l’anno scorso Legambiente, con il dossier “Abbatti l’abuso”. L’associazione ambientalista aveva mandato questionari sulle demolizioni degli edifici abusivi a 7.909 Comuni. Avevano risposto solo 1.819, e già questo dato è significativo. Sulla base delle risposte ricevute, Legambiente ha scoperto che nella Penisola dal 2004, anno dell’ultimo condono, al 2020 è stato abbattuto solo il 32,9% degli immobili colpiti da un provvedimento amministrativo.
    Un dato trainato dagli enti locali delle regioni del Centro Nord, e zavorrato da quelli del Sud. In testa per le ruspe anti-abusivi c’è il Veneto, che ha eseguito il 66,8% delle sentenze di demolizione emesse. Segue il Friuli-Venezia Giulia, con il 64,5%, quindi Valle d’Aosta (56,3%), Provincia autonoma di Bolzano (47%), Lombardia (44,2%). Poi vengono Piemonte, Liguria e Toscana, che dichiarano di aver demolito almeno il 40% degli immobili o degli interventi abusivi colpiti da ordinanza di abbattimento.
    Male, invece, il Sud Italia. A parte la Basilicata, con un 26% delle ordinanze di demolizioni eseguite, il Mezzogiorno vede la Puglia in fondo alla classifica, con un 4%, preceduta dalla Calabria (11,2%), dalla Campania (19,6%), dalla Sicilia (20,9%) e dal Lazio (22,6%).
    Nelle quattro regioni più segnate dalla presenza mafiosa, si concentra il 43,4% degli illeciti edilizi registrati in Italia nel 2019. In queste quattro regioni sono state emesse 14.485 ordinanze di demolizione (con la Campania a guidare la classifica nazionale con 6.996 provvedimenti di abbattimento).
    Ne sono state eseguite appena 2.517, pari al 17,4%. Cinque volte su sei, l’abusivo ha la quasi matematica certezza di farla franca. Può andargli ancora meglio se l’immobile è stato realizzato lungo le coste. Se si considerano solo i comuni litoranei, la percentuale nazionale di abbattimenti scende a 24,3%.
    Dopo la tragedia di Casamicciola, il Wwf chiede che si approvi quella legge sul consumo di suolo di cui si discute inutilmente dal 2012. La Ong ricorda che (dati Ispra) ogni secondo in Italia vengono cementificati 2 metri quadrati di suolo. Dal 2000 al 2019 (dati Cnr) il dissesto idrogeologico ha causato 438 morti nel paese.
    Anche Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione nazionale dei Consorzi di bacino (Anbi), chiede “una legge contro l’eccessivo consumo di suolo, che è acceleratore di pericolo di fronte alle violente conseguenze della crisi climatica. Approvarla in tempi rapidi sarebbe una risposta responsabile e democratica al dolore di tante famiglie”. 
   

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