>>>ANSA/Clima, danni irreversibili ma si può ancora intervenire

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di Stefania De Francesco (ANSA) – ROMA, 09 AGO – Ultimo campanello d’allarme dalla scienza sul clima e sul futuro della Terra. La concentrazione di anidride carbonica nell’aria non è mai stata così alta in due milioni di anni, ed è inequivocabile che la responsabilità è l’attività dell’uomo. Tanta Co2 è all’origine del riscaldamento globale dell’atmosfera, della terra e degli oceani e provoca già catastrofi naturali, da alluvioni a siccità, da incendi allo scioglimento dei ghiacciai e della calotta polare come stiamo assistendo in varie parti del mondo. Ormai, nessuna area del Pianeta è esclusa.
    Tutti i più importanti indicatori del sistema climatico (atmosfera, oceani, ghiacci) stanno cambiando a una velocità mai osservata negli ultimi secoli e millenni, alcuni fenomeni già in atto sono irreversibili come l’innalzamento dei mari, che è avvenuto a una velocità mai vista negli ultimi 3.000 anni. Ma nulla è perduto.
    Gli ultimi aggiornamenti diffusi dalla principale autorità mondiale in materia di scienze del clima (il gruppo intergovernativo di esperti in cambiamenti climatici – Ipcc) sono contenuti nel rapporto “Cambiamenti climatici 2021 – Le basi fisico-scientifiche”, primo dei tre volumi che andranno a formare il Sesto rapporto di valutazione che sarà pubblicato nel 2022. Arrivano a distanza di 8 anni dal precedente studio, sono stati approvati dai 195 governi dell’Onu e indicano la strada per frenare la febbre della Terra. Solo forti riduzioni rapide (entro 10 anni) e su larga scala dei gas serra (Co2, metano e biossido di azoto) limiterebbero l’aumento medio della temperatura entro 1,5-2 gradi al 2100, come indicato dagli Accordi di Parigi sul clima del 2015, dicono gli esperti.
    Diversamente, questo obiettivo sarà fuori da ogni portata, facendo aumentare il rischio di eventi meteo estremi. Le attività umane sono responsabili di circa 1,1 gradi di riscaldamento rispetto al periodo 1850-1900. Ed è probabile che già nei prossimi due decenni le temperature aumenteranno di oltre 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali; con +2 gradi, gli estremi di calore raggiungerebbero più spesso soglie di tolleranza critiche per l’agricoltura e la salute. Il rapporto delinea cinque scenari a partire dal 2015 ma in tutti si stima che la temperatura superficiale globale continuerà ad aumentare almeno fino alla metà del secolo.
    Per le aree costiere ci si attende un continuo aumento del livello del mare per tutto il XXI secolo, ormai ogni anno, con inondazioni più frequenti e gravi ed erosione delle coste.
    Foreste, suoli e oceani – definiti i serbatoi di anidride carbonica – dal 1960 hanno assorbito il 56% della Co2 emessa nell’atmosfera ma si stanno esaurendo e entro il 2100 non riusciranno ad assorbire la stessa quantità di gas serra prodotti finora.
    “L’odierno Rapporto è un codice rosso per l’umanità” e “deve suonare una campana a morto per il carbone e i combustibili fossili, prima che distruggano il nostro pianeta” ha rilevato il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. Ma Greta Thunberg, l’attivista svedese con milioni di follower ormai maggiorenne rispetto agli inizi della sua battaglia, gela tutti: “Il nuovo rapporto dell’Ipcc non contiene vere sorprese.
    Conferma ciò che già sappiamo da migliaia di studi: che siamo in una situazione di emergenza. Possiamo ancora evitare le peggiori conseguenze, ma non se continuiamo come oggi, e non senza trattare la crisi come una crisi”. Un appello che arriva anche da tante associazioni, e fra tutte la voce di Kristina Dahl dell’Union of concerned scientist sintetizza la ragione dei ritardi nell’azione: “La continua esitazione nell’affrontare il cambiamento climatico non riguarda più la mancanza di prove scientifiche, ma piuttosto la mancanza di volontà politica”.
    Greenpeace osserva che questa “è l’ultima generazione di leader mondiali che può permettersi di ignorare la crisi climatica” e avverte che “porteremo con noi in tribunale” questo Rapporto sulla scorta della “recente vittoria della società civile contro la Shell”.
    Il G20 di ottobre a Roma e la Conferenza mondiale sul clima (Cop26) di novembre a Glasgow saranno l’ennesimo banco di prova degli impegni dei big mondiali. (ANSA).
   

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