Arcelor Mittal: ‘Riduciamo produzione e rallentiamo investimenti’

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Aminvestco annuncia “una riduzione dei suoi livelli di produzione ed un rallentamento temporaneo dei suoi piani di investimento”. Le misure “saranno in vigore fintanto che Invitalia non adempierà agli impegni presi con l’Accordo di Investimento”. Lo si legge in una nota della società. “Ad oggi – si legge nella nota – Invitalia non ha ancora sottoscritto e versato la sua quota di capitale e quindi non ha adempiuto agli obblighi previsti dall’Accordo” che Aminvesto definisce “di natura vincolante” “Questo persistente mancato adempimento sta seriamente compromettendo la sostenibilità e le prospettive dell’azienda e dei dipendenti”.

“Aminvestco – spiega la nota – fa riferimento all’Accordo di Investimento firmato con Invitalia lo scorso 10 dicembre 2020 che prevede l’impegno si Invitalia a sottoscrivere e versare un aumento di capitale di euro 400 milioni entro il 5 febbraio 2021 ed una serie di altre misure per sostenere gli investimenti della società”.

“È del tutto evidente che l’azienda è in uno stato di assoluto caos e la comunicazione, avvenuta nella tarda serata di ieri alle organizzazioni sindacali, della mancata ripartenza di alcuni impianti è il chiaro esempio che l’azienda non riesce a programmare la produzione e continua a gestire una fabbrica così complessa tralasciando gli aspetti della sicurezza, dell’ambiente e della manutenzione impiantistica”. Lo sottolineano i delegati Rsu Fim, Fiom e Uilm dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto facendo riferimento a una informativa di ieri sera dell’azienda che ha anticipato la nota di oggi con la quale ufficializza una “riduzione dei suoi livelli di produzione ed un rallentamento temporaneo dei suoi piani di investimento” fino a quando Invitalia “non adempierà agli impegni presi con l’Accordo di Investimento”. Le fermate e mancate ripartenze riguarderanno l’Acciaieria 1, il Treno nastri 2, il tubificio Erw, il reparto Produzione Lamiere 2 e Manutenzioni centrali / Magazzini. L’azienda ha già comunicato ieri un aumento del numero di lavoratori collocati in cassa integrazione di 250 unità. Ma, fanno sapere i sindacati, “a questi si aggiungerà altro personale in proporzione alle fermate indicate”. Già nei giorni scorsi Fim, Fiom e Uilm avevano chiesto “un incontro per conoscere gli assetti di marcia in quanto i fatti accaduti in questi ultimi giorni – sostengono – hanno destato forte preoccupazione per le possibili ripercussioni sia dal punto di vista ambientale che della salvaguardia degli impianti e dell’occupazione”. “Nelle prossime – annunciano i sindacati – comunicheremo le iniziative, in cui saremo impegnati, per impedire alla multinazionale di continuare a gestire lo stabilimento siderurgico con l’unico interesse: garantirsi il profitto a discapito dell’ambiente, dei lavoratori e degli impianti. Il governo intervenga subito”.

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