Bce: ripresa forte e rischi inflazione, tutte le opzioni aperte

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La crescita nell’area euro, dopo la frenata nel quarto trimestre in cui ha comunque recuperato i livelli di attività pre-pandemia, “dovrebbe registrare un forte recupero durante il 2022” e anche le condizioni del lavoro “migliorano ulteriormente, benché la dinamica salariale resti nel complesso contenuta”. Lo scrive la Bce nel bollettino economico, evocando rischi al rialzo per l’inflazione, che tende comunque a una stabilizzazione sull’obiettivo del 2%. In questo contesto “il Consiglio direttivo ritiene più che mai necessario mantenere un atteggiamento flessibile e aperto a tutte le opzioni nella conduzione della politica monetaria”.

Le variazioni di rendimento dei titoli di Stato “sono state contenute” rispetto ai tassi privi di rischio “ampliandosi di 7 e 3 punti base” per Francia e Spagna” e “di circa 7 punti base” per l’Italia, scrive la Bce riferendosi alle variazioni, fra metà dicembre e inizio febbraio, dei differenziali di rendimento rispetto ai tassi Ois (overnight indexed swap) privi di rischio. “Tale variazione nel complesso contenuta – scrive la Bce – potrebbe riflettere un certo miglioramento della propensione al rischio, in un contesto caratterizzato dall’attenuarsi dei timori per la variante Omicron”.

Su 401 miliardi di euro di prestiti da mobilitare attraverso il Recovery per i paesi dell’area dell’euro nel periodo 2021-2026, “al momento si stima che quasi la metà (il 48 per cento) sarà assorbita dall’Italia”, scrive la Bce facendo presente che mentre tutti gli Stati membri dell’area dell’euro intendono utilizzare appieno le sovvenzioni dell’Rrf, ” solo alcuni governi nazionali hanno richiesto i prestiti”: tali prestiti sono stati richiesti fino al limite massimo del 6,8% del reddito nazionale lordo “solo da Grecia e Italia” e “quasi due terzi” dei finanziamenti richiesti nell’area dell’euro “sono attualmente assegnati a Italia e Spagna”.

 L’utile di bilancio della Bce, nel 2021, si è assottigliato a 192 milioni di euro contro gli 1,643 miliardi dell’anno precedente. Lo rende noto la banca centrale, spiegando che la riduzione, pari a oltre 1,4 miliardi, è “dovuta principalmente ai minori introiti dalle riserve in valuta estera e dai titoli detenuta per la politica monetaria” oltre che per accantonamenti a copertura dei rischi finanziari. Il Consiglio direttivo della Bce ha infatti deciso – si legge nel Rendiconto finanziario di Francoforte – di accantonare 610 milioni a fronte di “una maggiore esposizione ai rischi derivante dal perdurante acquisto di titoli”. L’utile d’interesse netto sui titoli acquistati è sceso a 1,006 miliardi da 1,337 miliardi del 2020 “principalmente a causa degli utili negativi sui titoli del programma di acquisti per l’emergenza pandemica”.

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