Bonomi, sciopero generale sbagliato è un problema per Italia

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“Credo che lo sciopero generale sia un problema per l’Italia, in una diatriba tra una parte del sindacato e il governo chi viene penalizzato è il mondo del lavoro e delle imprese. Mi sembra che sia proprio una strada sbagliata. Credo che gli italiani chiedano altro, di confrontarsi seriamente sul mondo del lavoro che si sta trasformando, come sempre c’è qualcuno che scenderà in piazza e gli imprenditori andranno in fabbrica per mandare avanti l’Italia come sempre”. Così il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, rispondendo ai cronisti a margine di un convegno a Carini (Pa)

Per il leader di Confindustria “lo sciopero sembra essere ormai concepito sempre più come manifestazione identitaria, invece di rappresentare un ricorso estremo rispetto alla logica del confronto volto alla ricerca di soluzioni condivise”. “Se guardiamo alle cifre ufficiali dell’Autorità garante, nei soli servizi essenziali siamo in presenza di una media di 3-4 scioperi al giorno a livello territoriale. E di circa 250 scioperi nazionali ogni anno – dice Bonomi – Senza voler mettere in discussione la piena legittimità dei sindacati a proclamare scioperi, si tratta di cifre che esprimono la ritualità di uno strumento”. 

Nel suo intervento al convegno degli industriali siciliani, a Carini (Pa), Bonomi ha aggiunto: “La dichiarazione di sciopero generale ci costringe, purtroppo, a prendere atto, con grande amarezza, del fatto che solo una parte del sindacato ha accolto l’appello a un confronto concreto”, “un dialogo mirato alla convergenza sulle priorità vere per rimettere l’Italia su un sentiero pluriennale di crescita solida e per garantire finalmente risposte efficaci alle vittime di ogni crisi italiana: giovani, donne, poveri e titolari di contratti a tempo determinato”. “Mentre il più del sindacato sembra deciso a seguire un’altra strada – ha continuato – noi crediamo che questo sia invece il tempo di far prevalere una grande senso di responsabilità nazionale, che travalichi le identità di parte per realizzare gli interessi del Paese. È con questa visione di bene comune che Confindustria aveva proposto di concentrare più risorse possibili sul solo taglio del cuneo fiscale, con la massimizzazione degli effetti: in termini di maggior reddito disponibile per i lavoratori, di una loro maggiore occupabilità, e insieme di miglioramento delle ragioni competitive dell’impresa stessa con una positiva ricaduta proprio sul lavoro”. “Così come avremmo voluto confrontarci sulla possibilità di aggiornare i protocolli di sicurezza sanitaria, di istituire nelle imprese commissioni paritetiche per prevenire a monte gli incidenti suoi luoghi di lavoro, di promuovere una riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive per renderli efficienti. Insieme – ha proseguito – Per questo guardiamo allo sciopero generale di Cgil e UIL con tanta amarezza. Eravamo e restiamo convinti che il sindacato conosca bene ingiustizie e freni che continuano a gravare sul nostro Paese, così come sul lavoro e sull’impresa, generando bassa occupazione e bassi redditi, inadeguata formazione del capitale umano e deficit assoluto di politiche efficaci per accrescere occupabilità e rioccupabilità”.
   

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