Borsa, Mps recupera, calo quasi azzerato. Unicredit positiva

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   Mps continua a recuperare terreno a Piazza Affari, smaltendo lo shock della fine delle trattative tra il Tesoro e Unicredit. Il titolo ha ridotto il calo allo 0,65%, a 1,065 euro, mentre anche Unicredit guarda avanti, con le azioni che salgono dello 0,3% a 11,56 e gli analisti proiettati verso il nuovo piano industriale che Andrea Orcel dovrebbe presentare in novembre.  

   Ma per tutta la mattinata il titolo era stato in flessione. All’indomani dello stop al negoziato tra Unicredit e Tesoro, il titolo di Mps era riuscito a entrare brevemente in contrattazione, scambiando a 0,99 euro ad azione, a fronte della chiusura di 1,072 di venerdì, prima di essere nuovamente sospeso a Piazza Affari. Il titolo aveva segnato in mattinata un calo teorico dell’8,58% mentre Unicredit, in scia alla fallita acquisizione, aveva ceduto il 2,2% a 11,27 euro. Poi, dopo gli scossoni dell’avvio di seduta, gli investitori avevano provato a prendere le misure all’annuncio della fine delle trattative tra Unicredit e il Mef per la cessione di Mps. Il titolo della banca senese, che era rimasto volatile e aveva mostrato ampie oscillazioni, aveva ceduto a metà mattinata il 4,8% a 1,02 euro, dopo essere risalito fino a -3,9%, mentre quello di Unicredit aveva ceduto l’1,3% a 11,38 euro.

   La Borsa – La Borsa di Milano (+0,3%) ha poi proseguito in rialzo, dopo un avvio poco mosso e in linea con gli altri listini europei. A Piazza Affari ancora in forte calo Mps (-4,2%). Ora con +0,5% avanza e guida i listini europei che procedono in ordine sparso. Sempre in flessione Mps (-2,9%) con Unicredit (-0,8%). Tra gli istituti di credito si mette in mostra Banco Bpm (+3%), con gli analisti che la vedono come una possibile preda della banca guidata da Andrea Orcel. Lo spread tra Btp e Bund scende a 108 punti, con il rendimento del decennale italiano allo 0,99%. Le altre banche si muovono in ordine sparse con Carige (-1,3%) in flessione mentre avanzano Bper (+1,3%), Popolare Sondrio (+1,2%) e Intesa (+0,7%). Brilla Exor (+5%) dopo le indiscrezioni di stampa circa le trattative per la vendita di PartnerRe alla francese Covea. Nell’ambito assicurativo è in flessione Cattolica (-2,2%) mentre sale Generali (+1,9%). In positivo i titoli legati al petrolio. Avanzano Saipem (+1,5%), Eni (+0,9%) e Tenaris (+0,2%). Contrastate le utility dove sono in rosso A2a (-0,9%) e Enel (-0,2%) mentre sono in rialzo Italgas (+0,9%) e Snam (+0,6%), piatta Hera (-0,03%).

Intanto, erano sprofondati i quattro bond subordinati emessi da Mps, per un controvalore complessivo di 1,75 miliardi di euro. I titoli avevano ceduto tra il 13% e il 19,4% sui timori di un burden sharing nel caso in cui il Monte, in mancanza di investitori disponibili a sottoscrivere l’aumento con lo Stato, dovesse essere messo in sicurezza con una ricapitalizzazione precauzionale e non a condizioni di mercato. Il bond da 750 milioni con scadenza 2028 aveva perso il 16,8% e aveva trattato poco sopra il 60% del suo valore nominale, quello da 300 milioni con scadenza nel 2029 era arretrato del 13% a 84,5, quello da 400 milioni con scadenza 2030 era sprofondato del 19,4% a 63,4 e quello da 300 milioni con scadenza 2030 del 18,9% a 66.

    L’Europa –  “La Commissione segue da vicino i recenti sviluppi su Mps ed è in contatto con le autorità italiane”,  spiega un portavoce dell’Esecutivo Ue rispondendo ad una domanda su una possibile proroga. “L’Italia si è impegnata a vendere tutte le azioni della banca entro una certa scadenza. Il termine non è scaduto. Non possiamo commentare la scadenza, che è considerata informazione riservata. E’ responsabilità dei Paesi rispettare gli impegni sugli aiuti di Stato ed è loro compito proporre le modalità per adempiervi. Spetta” a Roma “decidere e proporre la modalità di uscita dalla proprietà Mps tenendo conto degli impegni in materia di aiuti di Stato del 2017”.

   Confindustria – “È un tema che va affrontato. Credo che si possa affrontare pensando a un terzo polo bancario”. Così il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, commenta la rottura del negoziato tra Tesoro e Unicredit su Mps, a margine dell’assemblea dell’Unione Industriali di Torino. “Capisco le esigenze del Mef che deve risolvere la situazione Mps, in questo mi auguro che ci sia una grande discussione a livello nazionale per un terzo polo, anche perché nell’affrontare il Pnrr gli investimenti privati saranno la parte più importante. Avere tre poli bancari molto importanti, secondo me, potrebbe essere utile anche al sistema delle imprese” ha detto Bonomi. “Altri soldi per capitalizzazione? Potremmo parlare di Alitalia, Mps, Ilva… ne abbiamo. È ovvio che oggi Mps sia un problema e va affrontato. Non possiamo far finta di niente, però affrontiamolo una volta definitivamente e facciamolo in una ottica di sistema” ha poi aggiunto in merito a un nuovo intervento di ricapitalizzazione da parte del Mef.

   Il Parlamento – Intanto, il senatore di FI Maurizio Gasparri chiede che il Governo venga a riferire in Aula sulla questione Mps: “L’Italia continua a pagare le conseguenze della catastrofica ingerenza della sinistra italiana nella gestione del sistema bancario e finanziario. Lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena risale alle malefatte che la sinistra ha compiuto nei decenni. Ha lottizzato i vertici della banca senese, ha contribuito a gestioni finite spesso in tribunale, ha continuato a gestire con arroganza situazioni e territori, fino all’elezione di Padoan a Siena dirottato poi dal PD verso i vertici di un’altra banca. Ora anche Letta è fresco di elezione nel collegio senese e sembra quasi ignaro delle colpe della sua parte politica in questo autentico disastro. Chiediamo che il governo venga a riferire in aula, perché la vicenda è troppo grave per tenerla chiusa in una semplice commissione. È evidente che ci sono una serie di rischi di fronte a noi che riguardano gli equilibri del sistema bancario-finanziario, il futuro di migliaia di dipendenti, i rapporti con l’Europa che necessariamente dovrà concedere una proroga per la vicenda del Monte dei Paschi di Siena. Ma chi ha delle colpe le ammetta pubblicamente perché questa tragedia non è spuntata all’improvviso come un fungo”.

   Gli analisti finanziari –Gli analisti finanziari giudicano il fallimento delle nozze con Mps “un’occasione persa” per Unicredit ma ritengono che il nuovo piano industriale potrà fungere da catalizzatore delle attese del mercato e dare slancio a un titolo che ha ancora potenzialità di crescita, quotando in Borsa circa la metà del valore del suo patrimonio tangibile. Mentre sul fronte dell’M&A Banco Bpm riemerge come possibile, anche se non scontata, alternativa a Siena. Per Unicredit si tratta di “un’occasione mancata” in quanto “sarebbe stato bello avere la ricca dote” predisposta dal Tesoro, scrivono gli analisti di Mediobanca, che restano “lunghi” sulla banca guidata da Andrea Orcel che giudicano “sottovalutata” in Borsa “nonostante disponga di molto capitale in eccesso e un portafoglio pulito”. “Riteniamo il consensus troppo basso e quindi vediamo i risultati e il nuovo business plan come catalyst positivi”. Di “occasione persa” parla anche Kepler secondo cui Unicredit “avrebbe potuto rafforzare la sua posizione competitiva in Italia, aggiungendo una quota di mercato del 3-4% al suo 11-12% e aumentando il valore dell’azione del 13%”. “Un’acquisizione di Mps rispettando la linea rossa indicata il 29 luglio sarebbe stata vista come in grado di creare valore dagli investitori”, commenta Exane Bnp, che stimava in “circa 1 punto percentuale” l’aumento del ritorno sul capitale tangibile (rote) di Unicredit. Anche se “i target di redditività al 2024 saranno più bassi” che con Mps “a un valore” del titolo “pari a 0,5 volte il capitale tangibile vediamo ancora il piano come un catalyst importante per un rerating”. Quanto a Banco Bpm “riteniamo lo scenario non proprio semplice” perché “le condizioni finanziarie dell’operazione dipenderanno molto dall’estensione dei benefici della Dta che il governo è adesso meno incentivato a prorogare”. “Sarà importante capire se il Governo confermerà la decisione di estendere i benefici fiscali”, concorda Intermonte. Se così fosse “aumenterebbe le chance” di una fusione, grazie a “un beneficio netto al capitale di circa 3,3 miliardi di euro”. D’accordo anche Morgan Stanley secondo cui “la prospettiva di una fusione con Banco Bpm riemerge, offrendo simili, se non più grandi benefici”. “Ci aspettiamo che il piano si focalizzi sulla ripresa dei ricavi, specialmente commissionali, in parte attraverso la rinegoziazione degli attuali accordi con i partners, come pure sul controllo dei costi e su una forte disciplina del capitale, che consentirà alla banca di continuare (o migliorare) la sua attuale remunerazione” grazie a “un payout del 50% attraverso buyback e dividendi in contanti”, afferma Intermonte, che alza il target price da 13 a 15 euro confermando un giudizio ‘buy’ sul titolo. “L’azione – spiega infatti – continua a trattare a 0,44 volte il patrimonio tangibile nonostante un ampio cuscinetto di capitale e una qualità degli asset normalizzata” “Secondo i nostri calcoli la banca potrebbe distribuire circa 8,5 miliardi di capitale in eccesso entro il 2023, oltre il 30% della sua capitalizzazione di mercato”, sottolinea Exane Bnp che, solo su base “meccanica”, si attende un aumento della redditività di Unicredit dal 5,4% al 7,5% a fine 2023, grazie ad effetti positivi che riguardano il settore, come l’aumento dei tassi, e la banca, come la rivalutazione delle Dta. Archiviata l’opzione Mps, afferma Mediobanca, il piano “ripiegherà alla strategia di ritorno sul capitale antecedente la pandemia abbinata a un ulteriore lavoro di efficienza e a una razionalizzazione delle fabbriche prodotto”.

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