Carlo Robiglio, noi Piccola Industria, ‘laboratorio di crescita’ per pmi e Paese

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Nel tessuto vivo delle imprese, vissuto dall’interno, dall’osservatorio privilegiato della Piccola Industria di Confindustria, oggi c’è “entusiasmo sostenuto dalla ripresa in corso, dall’uscita dalle fasi più dure dell’emergenza”, e “c’è il fattore Pnrr che dà slancio, motivazione”. Ma “cerchiamo di guardare non solo a quello che sta accadendo oggi ma anche a quello che potrebbe accadere nei prossimi anni”, avverte Carlo Robiglio: servirà “una crescita sostenibile e sostenuta” altrimenti ci sarà “il concreto rischio di andare in default”.
    Da quattro anni Carlo Robiglio ha interpretato come un “laboratorio di crescita”, del sistema delle imprese e del Paese, il suo impegno di presidente della Piccola Industria, sul territorio, tra gli imprenditori, portando avanti un ragionamento su “tre direttrici: cultura d’impresa, ruolo sociale dell’imprenditore, crescita“, “per accompagnare la piccola industria in un percorso di cambiamento profondo”. Il forum della Piccola Industria, ad Alba, con 400 imprenditori al Teatro Sociale Giorgio Busca, segna il prossimo passaggio del testimone ad un nuovo presidente. E’ una platea che riconosce al leader uscente il valore del lavoro fatto, accogliendolo con calore, lunghissimi applausi, piuù volte. Sono venuti in tanti anche dei vertici di tutto il sistema di via dell’Astronomia. C’è il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che coglie con una battuta il clima che si respira al Teatro Sociale Giorgio Busca: questa platea proclama “Robiglio santo subito”.

   “La sfida che ci siamo posti è comprendre il vero senso del termine ‘crescere’, superando l’idea del salto dimensionale. Crescere vuol dire logiche di sistema per essere sempre più efficienti, innovativi e resilienti”. La ‘resilienza’ è un altra parola chiave dei quattro anni di presidenza di Carlo Robiglio, al fianco delle imprese nelle aree del terremoto, poi il ciclone Covid, con la Picccola Industra alla guida del Programma gestione Emergenze di via dell’Astronomia

 “Cosa accadrà nel 2024? Le stime di crescita sono tra 1 e 2%. Questa prospettiva non è sostenibile: con questi numeri , se dovessimo crescere così poco, portiamo i libri in Tribunale come sistema Paese. Non potremmo ripagare il debito contratto e s.ostenere il debito pubblico. Bisogna pensarci adesso. Non è che ci hanno dato i soldi del Pnrr per prenderli e buttarli via. Si devono creare fin da ora i presupposti, le precondizioni per una crescita sostenuta“.  Il tema del convegno di Alba, un focus sull’opportunità di crescere puntando su “un modello italiano di filiera”, è “un po’ la summa di un percorso di quattro anni”, dice Robiglio: “Occorre aumentare visione e cultura d’impresa, sviluppare in maniera coerente e virtuosa il concetto di filiera lavorando insieme, piccole, medie e grandi imprese. Altrimenti, il rischio è di una polverizzazione di micro e piccole imprese che al primo stormir di foglie vanno in crisi”.

Gran parte di questo lavoro è in un cantiere interno, tra le imprese e per le imprese, costruendo per guardare avanti. Ma quali sono, per questa trincea dell’impresa,  le risposte attese da politica e Governo? “C’è la questione del rafforzamento patrimoniale delle l’imprese. Di uscire dalla sindrome del 51%: aprirsi alle quotazioni, aprirsi ai fondi. E bisogna che il governo dia incentivi per aggregazioni, fusioni e crescita patrimoniale: se metto 100mila euro di capitale in impresa invece che in banca devo avere dei benefici. La seconda priorità è quella fondamentale, importantissima, del rapporto con la scuola. Dobbiamo investire sulla formazione professionale, perché a noi nei prossimi tre anni mancheranno. 180.000 figure professionali da assumere”. La riforma fiscale? “Da anni c’è una necessità di riforma che deve essere anche culturale, deve migliorare una relazione che tra fisco e piccole imprese è ancora troppo difficile, basata su reciproci pregiudizi, incomprensioni, bizantinismi. Chiediamo poi alcune cose, come l’abbattimento del cuneo fiscale: servono più soldi in tasca agli italiani e più soldi liberati per le imprese. E bisogna eliminare un’imposta odiosa come l’Irap”.

    Termina un percorso di 4 anni, di forte presenza nel tessuto delle imprese, di contaminazione tra esperienze? “Mi sento profondamente cambiato come persona, credo di essere cresciuto, per visione imprenditoriale e come concezione del ruolo sociale dell’impresa. E’ un percorso fatto con tanti colleghi, ho imparato tantissimo. E’ una fortuna per un imprenditore”.
   

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