G20 Finanze-salute: ‘Investire su sanità e vaccini’

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Gli investimenti sulla salute e sui servizi sanitari nazionali sono la “prima mattonella per la ripartenza a livello globale” e “premessa per qualsiasi ripartenza anche di natura economica e sociale”. E il primo tassello è “sicuramente quello dei vaccini, che devono essere considerati un bene pubblico globale e diritto di tutti e non privilegio di pochi”. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, alla vigilia del G20 delle Finanze e Sanità fissa le priorità per scongiurare il rischio di una nuova emergenza pandemica. L’obiettivo è quello di riuscire a “portare il vaccino in ogni angolo del mondo” perchè questa “è l’unica garanzia per evitare la formazione di ulteriori varianti che potrebbero rendere ancora più complessa questa battaglia” contro il Covid”.

    Dal G20 deve arrivare la spinta capace di “imprimere un’ulteriore accelerazione in questa traiettoria di sfida” ha auspicato il ministro nel riconoscere anche come “in questo quadro credo molto nel ruolo del sindacato”. L’appello ad “agire urgentemente per garantire l’accesso universale ai vaccini, alle terapie e ai test contro il Covid” è rilanciato dai sindacati dei Paesi del G20 che chiedono di fissare “impegni per un piano di ripresa” che sia “inclusiva e resiliente”, con l’obiettivo di un modello di sviluppo più giusto che investa in occupazione di qualità, dignitosa e rispettosa del clima”. Questa la sostanza del messaggio contenuto nella Dichiarazione finale del Labour 20 che verrà illustrata al vertice di Roma il 30 e il 31 ottobre per incardinare le linee guida della strategia per far fronte a quella che molti esperti hanno definito “un’era di pandemie”.

    Del resto, dall’inizio dell’ emergenza Covid, il filone finanziario del G20 ha concentrato gli sforzi per affrontare le conseguenze della crisi sanitaria. E ora, la comunità internazionale è chiamata a dare risposte concrete, alla luce di tutte le lacune che lo shock del Covid ha rivelato nel sistema di governance della salute globale, a partire dall’incapacità di raccogliere e distribuire efficacemente le risorse in modo equo.

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