Istat: “Il Pil accelera, ma nei prossimi mesi possibile un calo delle attività”

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“Segnali di decelerazione dell’attività economica ed elevata e diffusa inflazione continuano a contraddistinguere lo scenario internazionale. Nel secondo trimestre, il Pil italiano ha segnato una decisa accelerazione congiunturale” e la crescita acquisita è pari al 3,4%. Lo segnala l’Istat nella nota mensile sull’economia italiana.

Ma “nei prossimi mesi si attendono possibili flessioni dell’attività manifatturiera“, e “l’aumento del disavanzo della bilancia commerciale, la diffusione dell’inflazione e il marcato peggioramento della fiducia dei consumatori rappresentano rischi al ribasso per l’evoluzione congiunturale”.

Sempre secondo l’Istat, “le prospettive europee appaiono in progressivo peggioramento. A luglio, l’indice composito di fiducia economica ESI rilevato dalla Commissione europea ha toccato il minimo da febbraio 2021 e si è collocato un punto sotto la media di lungo periodo. La flessione è stata diffusa a tutti i principali settori di attività economica e paesi dell’area, con l’eccezione della Francia dove l’indicatore è diminuito solo marginalmente”.

“Nel secondo trimestre, il Pil italiano ha segnato una decisa accelerazione rispetto ai tre mesi precedenti (+1,0%) a sintesi di un contributo positivo della domanda interna (al lordo delle scorte) e di un apporto negativo di quella estera”, spiega l’Istat. A livello settoriale, gli aumenti della produzione sono stati diffusi tra l’industria e i servizi mentre si è registrata una flessione del valore aggiunto nell’agricoltura, silvicoltura e pesca. La crescita acquisita per il 2022 (che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell’anno), è pari a 3,4%, un valore superiore alle recenti stime di crescita per l’Italia diffuse recentemente dal Fondo monetario internazionale (+3,0%). La crescita dell’attività economica tra aprile e giugno si è riflessa anche sul mercato del lavoro che a giugno ha registrato un diffuso miglioramento, con un effetto di trascinamento sull’intero secondo trimestre. L’Istat ricorda che l’aumento dell’occupazione rispetto al mese precedente (+0,4%, pari a +86mila unità), trainato dalla componente dei dipendenti permanenti (+0,8%, +116mila unità), ha portato il tasso di occupazione al valore massimo dal 1977 (60,1%) e si è accompagnato a una riduzione sia della disoccupazione (-0,2%, -4mila unità) sia degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,7%, -91mila).

Le prospettive per l’occupazione nei prossimi mesi mostrano una sostanziale stabilizzazione con una più accentuata dinamicità in alcuni comparti dei servizi, sottolinea l’Istituto di statistica. A luglio infatti le attese sull’occupazione da parte delle imprese mantengono ancora un orientamento favorevole, “segnando un significativo miglioramento sia nelle costruzioni sia nei servizi di mercato mentre tra le imprese manifatturiere si segnala una stabilizzazione nel confronto con la media del secondo trimestre”. L’inflazione invece continua a pesare sulle prospettive. “Incertezza e cautela continuano a caratterizzare anche a luglio le aspettative di consumatori e imprese circa l’evoluzione dell’inflazione. La media delle attese di coloro che si aspettano un incremento dei prezzi nei prossimi mesi è salita leggermente (28,6 a luglio da 27,5 di giugno). Tra gli imprenditori che producono beni destinati al consumo finale prevalgono coloro che prevedono ribassi dei propri listini di vendita”, sottolinea l’Istat.

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