Ivass, ‘troppo inglese e parole legali nelle polizze’

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(v. ‘Ivass, ‘linguaggio delle 11.19…’) (ANSA) – ROMA, 26 GIU – Termini legali e giuridici o oramai non più usati, parole inglesi, frasi lunghe, poche indicazioni grafiche, elenchi farraginosi. In una Italia dove il livello di istruzione resta poco significativo rispetto ad altri paesi sviluppati e anzi il vocabolario medio si riduce, le polizze assicurative sono scritte ancora in un linguaggio poco chiaro che crea confusione ai consumatori e li allontana. Non a caso il nostro paese è uno di quelli meno assicurati.
    A tracciare tutti i problemi della poca semplicità e chiarezza dei contratti è stata l’analisi di Lpc Research per conto dell’Ivass, l’istituto di vigilanza delle assicurazioni che avanza anche diversi suggerimenti. Gli esperti e docenti universitari hanno analizzato così 30 contratti infortuni (stand alone o multirischio), di 30 imprese di assicurazione che rappresentano complessivamente circa l’80% in termini di raccolta premi del ramo.
    Il lessico è stato messo a confronto con la Costituzione italiana, sulla quale esiste uno studio condotto con lo strumento quantitativo, che è servito anche per la presente ricerca. “La nostra Carta fondamentale costituisce un modello da tutti riconosciuto di semplicità, chiarezza, efficacia, soprattutto per quanto riguarda la sua prima parte”, spiega la ricerca.
    Nelle conclusioni gli esperti riconoscono alcuni miglioramenti del comparto “ma alcuni elementi, a nostro avviso utili alla consultazione, non sono ancora presenti in tutti i contratti”. Sul linguaggio invece “l’analisi complessiva indica con chiarezza l’obiettivo da perseguire: l’utilizzo di un linguaggio chiaro e semplice”. Un risultato “che si può raggiungere se processi, metodi, obiettivi e contenuti della semplificazione sono condotti secondo modalità la cui efficacia è ampiamente riconosciuta, come suggerito nel concreto anche in recenti pubblicazioni”. (ANSA).
   

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