L’euro scivola ai livelli minimi da 20 anni

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L’euro scivola a nuovi minimi da 20 anni sul dollaro: la divisa unica europea è arrivata a toccare 0,9809 dollari, un livello che non si vedeva dal dicembre 2002, prima di recuperare a 0,9864. Pesano il nuovo rialzo da tre quarti di punto deciso ieri dalla Fed e le aspettative di rialzi successivi. La valuta europea soffre l’impatto economico della guerra e la crisi energetica.

La Bce, dopo la stretta da tre quarti di punto a inizio settembre, “si attende di aumentare ulteriormente i tassi di interesse nelle prossime riunioni per frenare la domanda e mettere al riparo dal rischio di un persistente incremento delle aspettative d’inflazione”, che “è probabile che si mantenga su un livello superiore all’obiettivo per un prolungato periodo di tempo”.

Lo si legge nel Bollettino economico della Banca centrale che ricorda l’inflazione al 9,1% ad agosto e la revisione al rialzo delle proiezioni degli esperti all’8,1% nel 2022, al 5,5 nel 2023 e al 2,3 nel 2024. “Dopo il recupero osservato nella prima metà del 2022 i dati recenti indicano un considerevole rallentamento della crescita nell’area dell’euro, con l’economia che dovrebbe ristagnare nel prosieguo dell’anno e nel primo trimestre del 2023”. Lo si legge nel Bollettino economico della Banca centrale europea, che nota la discesa ad agosto dell’indice Pmi dei servizi “che indica una stagnazione dell’attività”.

Secondo la Bce “vi sono chiari segnali di un protratto rallentamento dell’attività economica in un contesto di elevata inflazione e perdurante incertezza collegate alla guerra in Ucraina e agli andamenti connessi all’energia”. “Gli indicatori ricavati dai mercati suggeriscono che, nel breve periodo, i prezzi del petrolio scenderanno, mentre quelli all’ingrosso del gas si manterranno su livelli straordinariamente elevati”.  “L’inflazione dei beni alimentari – si legge ancora – è cresciuta sensibilmente, dal 9,8 al 10,6% tra luglio e agosto, spinta al rialzo dalle quotazioni mondiali delle materie prime alimentari e dall’aumento dei loro prezzi alla produzione nell’area dell’euro”.

“Alla luce del deterioramento delle prospettive economiche e delle attuali pressioni inflazionistiche, è probabile che la capacità di tenuta delle imprese dipenda anche dal perdurare del sostegno fornito dalle politiche economiche, in particolare da quello offerto dalle autorità di bilancio”. La Bce tuttavia incoraggia l’inversione di tendenza rispetto ai sostegni ‘a pioggia’ della pandemia. “Le misure di sostegno di bilancio volte ad attutire l’impatto dei rincari dell’energia dovrebbero essere temporanee e indirizzate alle famiglie e alle imprese più vulnerabili, in modo da limitare il rischio di alimentare pressioni inflazionistiche, migliorare l’efficienza della spesa pubblica e preservare la sostenibilità del debito”.

I mercati scommettono su 225 punti base di ulteriore stretta monetaria entro giugno, con il tasso sui depositi fissato dalla Bce che raggiungerebbe così il 3% dall’attuale 0,75%. Lo scrive la Bloomberg sulla base dei dati ottenuti incrociando i contratti swap con le date dei prossimi meeting del Consiglio direttivo della banca centrale. Il drastico aumento della stretta prevista dai mercati – nella Bce ufficialmente si discute se il tasso “terminale” dove la Bce intende fermarsi debba essere o meno il 2% – fa seguito alla decisione della Fed ieri di alzare di altri 75 punti base. Pesano anche le attese di ulteriori rincari del gas dopo l’escalation della guerra in Ucraina annunciata da Putin. La sostenibilità del debito “dipende dalla crescita economia” e “un ruolo significativo lo gioca il Next Generation Eu. E’ molto importante che i progetti per la crescita finanziati attraverso questo programma, siano perseguiti con coerenza e implementati integralmente”. A dirlo è Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della Bce, in risposta a una domanda sull’elevato debito dell’Italia. Interpellata dalla testata tedesca T-online, Schnabel risponde così a una domanda sull’ascesa politica dell’estrema destra in Italia con la leader di FdI Giorgia Meloni: “non commentiamo mai sugli sviluppi politici nei singoli Paesi”.

E dopo otto anni, la Svizzera dice addio ai tassi negativi. La Banca centrale ha deciso un maxi rialzo di 0,75 punti (inferiore comunque ad alcune previsioni che scommettevano su 100 punti) portando il tasso allo 0,5%. E secondo il presidente Thomas Jordan non sono esclusi ulteriori aumenti nei prossimi mesi. La mossa della Bns è in linea con il generale aumento dei tassi nel mondo guidato dalla Federal Reserve con la Bce che sta accelerando i rialzi, lasciando la sola Bank of Japan con i tassi negativi.

Appaiono fiacche le principali borse europee in attesa dell’avvio dei listini Usa, dopo uno scossone iniziale, a seguito dell’aumento di 75 punti base dei tassi della Fed. Positivi i futures Usa dopo il rialzo inferiore alle stime delle richieste di sussidi di disoccupazione ed in attesa della fiducia dei consumatori dell’Ue. Nel Vecchio Continente la migliore è Milano ( +0,4%), seguita da Londra (-0,05%) poco sotto la parità. Debole Madrid (-0,25%), più evidente il calo di Parigi e Francoforte (-0,5% entrambe). E dopo un’apertura debole, Wall Street gira negativo. Il Dow Jones perde lo 0,40% a 30.066,86 punti, il Nasdaq cede lo 0,83% a 11.126,11 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,59% a 3.765,59 punti.

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