Manovra: Cgil e Uil in piazza in Calabria, sud tralasciato

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(ANSA) – CATANZARO, 12 DIC – La Calabria è la prima regione a mobilitarsi con lo sciopero di quattro ore promosso dai sindacati Cgil e Uil, contro la Legge di Bilancio del Governo Meloni definita “iniqua”, che durerà, toccando diverse regioni, fino a venerdì 16. “Per quattro ore – hanno fatto sapere i sindacalisti parlando dal palco allestito in piazza Prefettura a Catanzaro, dove si è tenuta la manifestazione – circa il 50% dei dipendenti di alcune aziende ha aderito allo sciopero”. In una giornata fredda e piovosa, sono state un migliaio le persone scese in piazza per ascoltare i segretari generali calabresi Santo Biondo e Angelo Sposato e il segretario confederale nazionale Cgil Emilio Miceli.
    “Tutte le misure assunte dal Governo – ha sottolineato Miceli – hanno un’unica destinazione: tralasciare il Mezzogiorno e provare a riequilibrare a nord. Forse lì c’è un pezzo del patto interno al Governo. In generale, se vogliamo semplificarla, è una manovra che sposta le risorse dal lavoro dipendente al lavoro autonomo, anzi, verso i ceti più alti del lavoro autonomo con in più, un elemento selvaggio che è il voucher, che ha rappresentato in passato un elemento di corrompimento delle persone e di precarizzazione e che viene ripristinato in forma errata. Per questo è iniqua. Perché ferma la rivalutazione delle pensioni, inserisce i voucher e raffredda tutti gli investimenti al sud: le zone economiche speciali; gli investimenti infrastrutturali e questo è l’elemento che ci preoccupa di più”.
    Uno sciopero a cui non ha aderito la Cisl. “Forse dovremmo abituarci – ha spiegato Miceli – a vivere l’articolazione dei sindacati come uno degli elementi della discussione politica, non credo sia un dramma. Il filo critico, però, c’è sempre. La posizione della Cisl non è filogovernativa, anche loro muovono delle critiche. La Cisl pensa che i tempi e i modi di maturazione siano diversi. Noi, invece, riteniamo che il segnale vada dato subito, perché se incoraggiassimo un governo come questo a continuare l’opera di destrutturazione di un modello di difesa sociale costruito nel corso della pandemia sarebbe sbagliato”. (ANSA).
   

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