Rcep libero scambio in unAsia quasi libera dal Covid almeno per ora

Rcep, libero scambio in un’Asia quasi libera dal Covid (almeno per ora)

Economia
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Rcep libero scambio in unAsia quasi libera dal Covid almeno per ora

Con il trattato di libero scambio Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep) che unisce Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e altri 11 Paesi dell’aerea asiatico-pacifica, vengono abbattute barriere tariffarie, proibiti alcuni dazi, ma non vengono inclusi standard in materia di protezione ambientale o del lavoro.
L’aspetto inedito è che mai prima d’ora la Cina era stata coinvolta in un trattato di libero scambio multilaterale – senza contare che quest’ultima l’ha firmato, lo scorso 15 novembre, con alcuni dei maggiori rivali storici nella regione.

L’andamento della pandemia fra i firmatari del Rcep

Gli auspici del nuovo trattato di libero scambio si innestano su un continente asiatico molto meglio posizionato sul fronte della lotta al Covid-19. Andiamo a vedere i dati sui contagi, aggiornati al 16 novembre, per i maggiori stati firmatari del Rcep. In Cina i contagi giornalieri sono meno di 30, dato da prendere con le dovute cautele, ma che indicherebbe un livello di assoluta tranquillità.

In Giappone i contagi giornalieri sono contenuti a 1.500 unità. Anche in Corea i contagi giornalieri si attestano 223 casi giornalieri. Meno buona è la situazione in Indonesia dove i contagi giornalieri sfiorano quota 4.106. La visione più chiara, tuttavia, la si ottiene in un colpo d’occhio osservando la cartina elaborata dalla Johns Hopkins University sui casi di Covid-19 attualmente in essere.

Il confronto Europa-Asia è impietoso: mentre nel Vecchio Continente la situazione è nuovamente critica, in Asia, dove si ritiene che la pandemia abbia avuto origine, la situazione è, per il momento, sotto controllo.

Rcep libero scambio in unAsia quasi libera dal Covid almeno per ora

Una gestazione di quasi 10 anni

Il progetto Rcep ha radici lontane: il Rcep è stato lanciato nell’Asean summit del 2011 e i negoziati sono partiti l’anno successivo. Circa nove anni di lavoro, per arrivare a stringere un accordo in grado di rafforzare i legami fra i firmatari. Un colpo di immagine che arriva giusto in tempo per la fase di recupero post-pandemia. In verità, però, il trattato sarà operativo solo quando si sarà concluso l’iter di ratifica dei vari Paesi, un percorso che potrebbe durare ancora due anni.

Lo ricordiamo, i trattati di libero scambio regionali, abbattendo i dazi fra i membri, favoriscono la creazione di catene dell’offerta all’interno dell’area, nonché i reciproci scambi commerciali.
I Paesi che restano al di fuori dell’accordo, al contrario, possono subire la cosiddetta trade diversion, ossia avere più difficoltà ad esportare alcuni prodotti che, rispetto a quelli dei Paesi all’interno della free-trade area, sono colpiti da dazi maggiori. In sintesi, viene incentivato il consumo e l’investimento nei confini dell’area interessata dal trattato.



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