Riforma del fisco in due step, con una delega il riordino sconti

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   Un intervento in due tempi, con un antipasto di taglio delle tasse già in manovra e la riforma complessiva del sistema fiscale con una delega che dovrebbe contenere, dopo anni di annunci, anche il riordino di sconti e agevolazioni. Il governo punta a chiudere entro il prossimo mese la complessa partita del fisco e impostare il lavoro che in prospettiva porterà non solo alla riforma dell’Irpef ma anche alla revisione del catasto. Temi, però, ad alta tensione politica. Tanto che il primo strappo si potrebbe consumare la prossima settimana, quando il premier Mario Draghi porterà in Consiglio dei ministri il testo che dà la cornice alla riforma del registro degli immobili. Matteo Salvini schiera infatti la Lega su una posizione di ostilità assoluta.

    Che si tratti di una “sfida di grandi proporzioni” lo mettono in evidenza anche i tecnici della commissione del Mef che hanno stilato la relazione annuale sulle tax expenditures, che nel frattempo continuano a lievitare: quelle attive nel 2021 sono 602, settanta in più del 2020, e valgono 68 miliardi, senza considerare le agevolazioni che rientrano “nell’assetto ‘normale’ ” del sistema del prelievo, come le detrazioni da lavoro dipendente o per i figli a carico, che peraltro dovrebbero essere sostituite da gennaio dall’assegno unico. Una riforma “organica”, “di ampia portata e destinata a durare a lungo” come quella in cantiere, osservano ancora i tecnici, richiede analisi approfondite e soprattutto “un ampio consenso”.  Che ancora non c’è.

    Un confronto formale tra governo e maggioranza ancora non è stato fissato, né sulla delega né sull’intero pacchetto fiscale, che potrebbe comporsi anche di un decreto collegato alla manovra, ma il cdm sul fisco potrebbe essere preceduto da una cabina di regia. Nel decreto si starebbe valutando di inserire alcune misure sulle cartelle, dal rientro a piani di rate a una diluizione di quelle sospese durante l’emergenza Covid. La riforma vera e propria della riscossione potrebbe essere invece un capitolo della delega, anche se le commissioni Finanze la prossima settimana voteranno una relazione in cui si chiederà, anche in questo caso, di anticipare qualche misura già alla legge di Bilancio. In manovra di sicuro arriverà “qualche primo passo sull’alleggerimento del carico fiscale”, ha confermato, con cautela, il ministro dell’Economia Daniele Franco: il conto delle risorse a disposizione si farà solo nella composizione dell’intero puzzle della legge di Bilancio. Si parte dai 2,3 miliardi del fondo per la riforma già a bilancio e dal tesoretto “potenziale” di 4,3 miliardi che arriva dal contrasto all’evasione che però potrebbe non essere tutto destinato al calo delle tasse. Ancora è da stabilire se si interverrà sull’Irap o già con una prima riduzione dell’Irpef per il ceto medio, mentre la riforma complessiva del prelievo sarà rinviata alla delega.

    Tutto nella delega sarà invece lo spinosissimo capitolo catasto, cui dovrebbero però essere dedicate poche righe, con mandato al Parlamento a rivedere le norme catastali e forse un riferimento esplicito all’assenza di tasse sulla prima casa. Ma non basta questo a rassicurare il centrodestra. Matteo Salvini non crede alla promessa di Draghi di non aumentare le tasse per nessuno: “E’ una magia. Come si fa? O è inutile o qualcuno pensa a un giochino”, dichiara. Il ragionamento, che anche Giorgia Meloni fa suo, è che cambiare gli estimi catastali vorrebbe dire aumentarli e quindi ad esempio far salire la tassa di successione o l’Isee per le famiglie meno abbienti. Draghi ha parlato però di una emersione degli immobili non dichiarati, con una operazione di trasparenza. Ed è in nome di queste proposte che Enrico Letta schiera a favore il Pd. Alla digitalizzazione si era detto favorevole anche Antonio Tajani, ma dentro Fi la proposta non sembra convincere molti: “Non credo ci sia una stangata in vista”, tranquillizza Mara Carfagna. 
   

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