Tim si sgonfia dopo il +3% iniziale, Piazza Affari rallenta

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In merito alla decisione del ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) di firmare un memorandum d’intesa con Kkr, fonti vicine a Vivendi commentano “l’impegno diretto del governo come una notizia positiva”. “Tuttavia – proseguono – per arrivare a soluzioni concrete e praticabili, è necessaria l’apertura di un dialogo serio con Vivendi. Un confronto è ora indispensabile per trovare la migliore soluzione per la società e per tutti i suoi azionisti, di cui Vivendi continuerà a rappresentare gli interessi con la massima determinazione.

Tim, per gli analisti vantaggi da ingresso Mef ma c’è il nodo Vivendi

L’ingresso del governo italiano nella rete di Tim, con l’accordo del Mef con Kkr per presentare al gruppo di tlc un’offerta vincolante entro la fine di settembre, piace agli analisti che tuttavia sottolineano come a fare da ago della bilancia resta l’azionista Vivendi. In Borsa intanto il titolo, reduce da una corsa nelle ultime due sedute, dopo una partenza sprint ha ridotto i guadagni (+0,7% a 0,28 euro). “Al di là delle quote degli altri soggetti ancora da definire, il messaggio importante è la presenza diretta e attiva del Mef che rende esplicito il forte e ampio supporto politico all’operazione e offre garanzie sul tema antitrust”, osserva Equita ricordando che l’antitrust europeo dovrà verificare che non sussistano le condizioni per l’aiuto di Stato. Ma si tratta di un tema che la casa di investimento non considera un elemento di rischio trattandosi di un’operazione condotta alle stesse condizioni di un soggetto privato come Kkr. Secondo Barclays la partecipazione del Tesoro dovrebbe rafforzare le probabilità che si concretizzi un accordo per la vendita della rete anche se resta il rischio che il socio al 24% di Tim, Vivendi, possa bloccare l’accordo e chiedere un’assemblea straordinaria dove è richiesta una maggioranza di due terzi per approvare l’operazione. La partecipazione del ministero dell’Economia aumenta la possibilità di una successiva fusione con la società ‘statale’ della fibra Open Fiber, e quindi di far scattare potenziali clausole di earn-out nell’accordo sulla rete, che andranno a vantaggio di Telecom Italia, osserva l’analista di Oddo Bhf convinto che la presenza del Mef potrebbe incoraggiare Vivendi a considerare l’offerta di Kkr come l’accordo giusto e definitivo sul tavolo e che votare contro creerà tensioni in futuro

La giornata di ieri e l’accordo col Tesoro

Entro la fine dell’anno la Netco di Tim potrebbe vedere la luce, la discesa in campo del Mef che acquisirà una quota del 20% al fianco di Kkr è il segnale che tutti aspettavano. Il mercato, che da alcuni giorni spinge il titolo e che oggi lo ha apprezzato del 2,75% a 0,28 euro, perché vede finalmente arrivare una ristrutturazione del gruppo, Kkr perché ora ha un alleato di peso per chiudere l’operazione e in un certo senso la blinda; non ultima Tim che può così dare esecuzione al piano disegnato oltre un anno fa.

E ora appare improbabile che Vivendi si opponga di petto, la sua voce la potrebbe però far sentire in assemblea. E’ stato siglato il memorandum of understanding, un accordo che prevede un’offerta vincolante (quella che Kkr deve presentare al cda di Tim entro il 30 settembre, ndr) che stabilisce tra l’altro l’ingresso del Mef con una quota fino al 20% nella Netco, la società della rete, di Tim.

Il Mef sarà dunque in minoranza ma l’intesa prevede che “i termini dell’offerta dal punto di vista dei rapporti tra le parti prevedono un ruolo decisivo del governo nella definizione delle scelte strategiche” della Netco, la rete di Tim. I prossimi passaggi “saranno relativi all’adozione di un Dpcm per completare l’iter procedurale” per quello che riguarda l’intervento istituzionale, intanto Kkr deve completare gli accordi per il finanziamento dell’operazione da 23 miliardi di euro e, secondo indiscrezioni, l’impegno delle banche dovrebbe arrivare entro il 30 agosto.

Per il governo l’impegno finanziario dovrebbe essere fino a 2 miliardi di euro (considerando che la parte ‘equity’ dell’offerta sarà di circa 10 miliardi di euro e il resto è debito che finirà nella newco). Il fondo avrà così un mese di tempo per completare la sua offerta vincolante e a ottobre si riunirà il cda di Tim per valutarla. Se riterrà necessario chiamare i soci al voto in assemblea, come chiede Vivendi, entro la fine dell’anno si potrebbe arrivare al ‘redde rationem’. La tabella di marcia indicata dall’ad Pietro Labriola viene così addirittura anticipata. In occasione della conference call di presentazione dei risultati semestrali, commentando le indiscrezioni di stampa, aveva ricordato che la vendita di Netco a Kkr sarà “un accordo industriale e mettiamo 9-12 mesi sulla linea del tempo” e sottolineato che “non ci aspettiamo problemi specifici a livello di antitrust ma se ci sarà la partecipazione di alcuni azionisti italiani il processo di golden power sarà più semplice”. “E’ lo scenario ideale per Tim, perché farebbe venir meno i rischi di un’applicazione del golden power e potrebbe addirittura portare a un miglioramento della valutazione di NetCo” commentano gli analisti. Intanto il fondo americano lavora all’offerta definitiva. Dopo la decisione del Cda di Tim dello scorso 22 giugno di avviare in esclusiva la negoziazione con Kkr, sono in corso tutte le attività necessarie per arrivare alla ricezione di un’offerta conclusiva vincolante entro e non oltre il prossimo 30 settembre.

A New York intanto Kkr offre ai suoi investitori la possibilità di investire sotto la governance del fondo stesso. Potrebbe dunque, come per Fibercop, scegliere la formula del coinvestimento per far salire a bordo altri investitori internazionali interessati ad investire in Italia. Aveva iniziato a parlare con la Abu Dhabi Investment Authority e recentemente è stato fatto il nome del fondo pensioni canadese.

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