Ubs e Credit Suisse esplorano la strada della fusione

Economia

I presidenti di Ubs, Axel Weber (in foto), e Credit Suisse, Urs Rohner, starebbero esplorando la possibilità di fondere i due istituti bancari svizzeri per dare vita a una delle maggiori banche a livello europeo.
A pubblicare l’indiscrezione è stato il blog finanziario svizzero Insider Paradeplatz, le cui rivelazioni sono poi state riprese dalla stampa specializzata internazionale.

Ufficialmente, le due banche si sono astenute dal commentare l’indiscrezione, che però ha già inciso positivamente sulla seduta borsistica odierna per i due titoli azionari, in particolare per Credit Suisse (+2,96%).

“Operazione Signal”

Secondo quanto riferito da Inside Paradeplatz il presidente di Ubs avrebbe, inoltre, contattato il ministro delle Finanze elvetico, Ueli Maurer, per metterlo al corrente della possibile fusione con Credit Suisse.

Il progetto, già battezzato con il nome di “Signal”, potrebbe sfociare in un accordo fra le due banche all’inizio dell’anno prossimo. Mentre la guida di Ubs targata Sergio Ermotti volgerà al termine il prossimo novembre, l’ipotetico istituto post-fusione vedrebbe lo stesso Weber alla presidenza, mentre la carica di ceo andrebbe a Thomas Gottstein, che attualmente ricopre il medesimo ruolo presso Credit Suisse. La capitalizzazione complessiva del nuovo istituto arriverebbe a 70 miliardi di franchi svizzeri (circa 65 miliardi euro).

Benché l’operazione consentirebbe una significativa razionalizzazione dei costi (con le relative ripercussioni sui posti di lavoro) non si può escludere che possano emergere ostacoli di tipo regolatorio alla fusione di due soggetti di tale dimensione, ha commentato la società di asset management svizzera Vontobel.

Le difficoltà con cui deve fare i conti l’economia nell’era del Covid non hanno risparmiato neanche il settore bancario, per il quale potrebbe aprirsi una nuova fase di consolidamento. Già nei giorni scorsi era stata diffuso il progetto di fusione fra le spagnole Caixabank e Bankia.



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