Wartsila: studio Cgil, se chiude Trieste persi 100 mln Pil

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(ANSA) – TRIESTE, 28 OTT – E’ quantificato in circa 100 milioni il Pil generato annualmente a Trieste da Wartsila Italia, tra stabilimento, indotto, fornitori, visitatori e somministrati. Una cifra che verrebbe a mancare nel caso lo stabilimento chiudesse, “impoverendo decisamente il territorio”.
    E’ quanto emerge da uno studio presentato oggi da Cgil, Fiom e Fisac.
    “Nella realtà l’ammanco potrebbe raggiungere anche cifre più alte, dal momento che in caso di chiusura, i fornitori potrebbero misurare perdite di fatturato per 30-40 mln”, ha precisato Andrea Dean di Fisac. A ciò si aggiunge l’impatto sulle casse di Comuni e Regione, relativamente alle imposte.
    “In generale – ha aggiunto Dean – l’andamento economico di Wartsila Italia non dà adito a preoccupazioni economico-finanziarie, è una società solida, che ha chiuso in utile anche in periodo pandemico, ed è usata quasi come una banca. Gli utili vengono riconosciuti alla capogruppo sotto forma di dividendi annui. Si evidenziano inoltre crediti di natura finanziaria verso la Corporation per oltre 116 mln”.
    Sono dati, secondo il segretario generale della Cgil Trieste, Michele Piga, che riflettono l’impatto che ha la manifattura su città e regione: “è a rischio un pezzo di economia del nostro territorio”. “A livello strategico – ha insistito Marco Relli segretario territoriale della Fiom – non ha senso chiudere il sito triestino” anche viste le collaborazioni con gli enti di ricerca. (ANSA).
   

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