Zoppas (Ice), ‘+4,8% l’export nei primi cinque mesi del 2023’

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“Nel 2022 l’export italiano ha saputo intercettare bene la riapertura del commercio internazionale dopo le conseguenze delle misure di restrizione che hanno pesato anche sulla logistica. Il livello di export pre-covid era stato pienamente recuperato nel 2021 (521 miliardi di euro) ma la crescita è proseguita a ritmi molto sostenuti anche nel 2022, raggiungendo obiettivi ragguardevoli: 624 miliardi (+20% rispetto al 2021)”.
    Lo evidenzia il presidente di Ice, Matteo Zoppas, commentando la pubblicazione della venticinquesima edizione dell’annuario statistico ‘commercio estero e attività internazionali delle imprese’ redatto da Ice ed Istat.
    “La vitalità e competitività delle imprese italiane, soprattutto delle Pmi – rileva -, si sono dimostrati importanti fattori di resilienza di fronte alle sfide poste dallo scenario internazionale, tra cui non vanno dimenticati i rialzi dei costi delle materie prime (energetiche e non), con aumenti che sono stati ulteriormente sospinti dal conflitto russo-ucraino e che hanno portato alla rapida erosione dell’attivo commerciale.
    Determinante è stata la grande capacità di differenziazione produttiva della manifattura italiana, meno vulnerabile alle crisi dei grandi settori industriali degli altri Paesi (chimica, metallurgia) grazie alle sue filiere corte e ai distretti”.
    “A partire dai primi mesi del 2023 – prosegue Zoppas -, questo scenario sta mutando significativamente, registrando ritmi più contenuti di crescita degli scambi internazionali, dovuti in parte alle politiche monetarie restrittive che le principali banche – Fed e Bce – stanno mettendo in atto per contrastare l’inflazione, oltre che dalla frammentazione geopolitica che sta caratterizzando in misura sempre maggiore lo scenario attuale: nei primi cinque mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2022, le esportazioni hanno registrato comunque una crescita del 4,8% e nella classifica europea dell’export l’Italia è terza dopo Germania e Paesi Bassi, salvo che il rientro – anche se non totale – dei costi delle materie prime non costituisca una spinta superiore all’impatto del costo dei tassi”.
   

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