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di Salvatore Dama

«Contrariamente a quanto riportato, la manifestazione del Popolo della Libertà del 23 marzo non sarà contro la magistratura». Anche se “l’offensiva giudiziaria” non si ferma, Silvio Berlusconi è costretto a smorzare i toni per non compromettere la difficile partita delle larghe intese. E per non attirarsi il biasimo del Quirinale. Sicché ieri il portavoce Paolo Bonaiuti ha dovuto precisare ciò che fino alla sera prima era pacifico: «Sarà un’iniziativa politica rivolta al Paese in questo momento di grave crisi. In questa iniziativa politica globale rientrerà anche il tema della malagiustizia, alla luce degli accadimenti degli ultimi giorni». Ma può essere anche che non se ne faccia nulla. Il 23 è lontano, in mezzo c’è l’inizio delle consultazioni. E, se si arriva a un accordo sul governissimo, come auspicano dalle parti di via dell’Umiltà, potrebbe non essere più il caso di inasprire i toni della dialettica anti-pm. Portando addirittura la gente in piazza. Una motivazione aggiuntiva per rimandare viene dal “popolo viola” che aveva “prenotato” San Giovanni per lo stesso giorno. Eppoi c’è il monito del Colle, che invita tutti i partiti a  contenere il tasso di polemica, a mantenere una «misura».

Offensiva in toga – Finirà che il Cavaliere dovrà inghiottire il boccone amaro senza lamentarsi. Quelli che non si fermano davanti alla delicatezza del momento politico sono i giudici di Napoli. La procura ha notificato all’ex presidente del Consiglio un invito a presentarsi ipotizzando tre date, il 5, il 7 o il 9 marzo, in una caserma della Guardia di Finanza di Roma. Le toghe partenopee vogliono avere la versione di Berlusconi, accusato di aver versato somme in nero all’ex senatore dell’Italia dei valori Sergio De Gregorio per destabilizzare il governo Prodi nel biennio 2006-2008. Versione confermata anche dall’ex parlamentare che si è autodenunciato.  Silvio? Non è detto che accetti il confronto con i pubblici ministeri. Potrebbe inviare un memoriale scritto, ammesso che al tribunale possa bastare. Non solo. I magistrati della procura di Napoli che indagano sulla presunta compravendita di senatori per far cadere il governo Prodi, intendono ascoltare in qualità di persona informata dei fatti, anche l’avvocato Niccolò Ghedini, legale di Silvio Berlusconi.

«Siamo centrali» Il Cavaliere preferirebbe rimanere concentrato sui fatti politici. C’è molto scetticismo sul fatto che Pier Luigi Bersani riesca a concludere un accordo con Beppe Grillo strappando il sì del Movimento 5 Stelle alla fiducia per il suo governo. Per cui Silvio vuole essere della partita. «Siamo centrali in Parlamento e nel Paese, come dimostrano i risultati elettorali. Tocca comunque al Pd», sostiene il segretario del Pdl Angelino Alfano, «fare la prima proposta e scegliere se, accecati dall’odio contro Berlusconi, portare il Paese allo sbando e immediatamente al voto». Le trattative per la formazione del governo non possono escludere il Pdl: «Ha una tale forza politica, elettorale e parlamentare che», dice Fabrizio Cicchitto, «non può non essere presa in seria considerazione per le possibili soluzioni di governo in una situazione nella quale nessuno ha una maggioranza precostituita». Il fatto, prosegue il presidente dei deputati azzurri, «che Bersani se lo sia dimenticato ha rappresentato un gravissimo errore anche per lui».   


pubblicato da Libero Quotidiano

Berlusconi tratta col Pd e fa marcia indietro: non sfilo contro i pm

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