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Roma, 1 feb. – (Adnkronos) – Secondo i dati dell’Agenzia ambientale europea, negli ultimi 20 anni è sparito il 60% delle farfalle, mentre un quarto degli insetti è entrato, solo in quest’ultimo secolo, nella lista rossa delle specie a rischio estinzione e la perdita di biodiversità e di fertilità rappresenta davvero una minaccia, “tant’è che oggi un alveare sta meglio in città che non in molte delle campagne”. E’ la fotografia scattata per l’Adnkronos da Francesco Panella, presidente dell’Unaapi, l’unione degli apicoltori italiani, che punta il dito contro l’utilizzo in agricoltura di insetticidi neonicotinoidi, contenenti molecole di thiamethoxam, clothianidin e imidacloprid, ad oggi vietati in Italia solo sulle colture a mais.

A seguito delle conclusioni del rapporto scientifico dell’Efsa, che la stessa Ue ha definito “inquietanti”, la Commissione Europea ha proposto al Comitato permanente Ue per la catena alimentare del 31 gennaio di sospendere l’uso dei neonicotinoidi come concianti e granulari per due anni a partire dal 2013. In Italia nel frattempo è scaduta l’ennesima proroga della sospensione dell’autorizzazione dei concianti sistemici sul mais ritenuti dall’Efsa incompatibili con le api, ma il ministero della Salute ha pubblicato, con data 25 gennaio 2013, il decreto che proroga la sospensione a luglio 2013.

La sospensione era attiva dal 2008 in Italia per i concianti del mais, “in nome del principio di precauzione, un ottimo risultato tutto italiano e conferma di un comportamennto prudenziale”, spiega Panella, ricordando che in Europa hanno preso provvedimenti cautelari come quello italiano solo Germania, Slovenia e parzialmente la Francia, e che la decisione italiana era stata assunta proprio a fronte delle stragi di api coincidenti con la semina del mais.

L’utilizzo dei concianti, però, è consentito per le altre colture, “non tenendo conto dei loro effetti nel lungo periodo e della persistenza nel terreno di queste molecole che hanno una vita molto lunga e possono quindi contaminare le colture successive che potrebbero invece essere visitate dalle api”, sottolinea Panella, spiegando così la moria di questi insetti fondamentali per la biodiversità, ma anche per un settore economico importate, quello dell’apicoltura che in Italia vanta un patrimonio di 1.150.000 alveari (di cui il 10% allevati con metodo biologico) che rendono il nostro uno dei Paesi più importanti per la produzione di miele.

“Oggi l’apicoltura italiana rappresenta uno dei pochi settori con prospettive occupazionali e di reddito decenti, perché nonostante nel mondo si cerchi di produrre più miele, il sistema agricolo basato sull’utilizzo delal chimica non consente agli altri Paesi di essere competitivi. Oggi – aggiunge il presidente dell’Unaapi – l’aggressione chimica alle forme viventi ha superato ogni oltre limite dell’accettabile e le api sono un eccezionale termometro di questa situazione per la relazione che hanno con il territorio: basta pensare che in 1 kg di miele ci sono 250.000 km di volo. Quando le api stanno male, significa che l’ambiente agricolo sta male”.

In mancanza di una scelta di campo comunitaria netta, l’Italia potrebbe trovarsi di fronte a uno scenario “come quello degli Stati Uniti in cui oltre la metà degli ettari di terreno agricolo coltivato viene trattato con queste sostanze e in cui ogni anno muore il 30 – 40% degli alveari e il settore dell’apicoltura sta andando a rotoli. Scenario che noi stiamo cercando di evitare”, aggiunge Panella.

A Bruxelles, “l’orientamento è di sospendere per altri due anni, in tutta l’Ue, l’utilizzo delle molecole per questi utilizzi”, aggiunge Panella, sottolineando però che si tratta appunto di un orientamento “da sottoporre agli Stati membri”. Quello a cui si punta, invece, è una decisione comunitaria che prenda atto “di ciò che è ormai accertato dall’Efsa e cioè che in realtà si stanno maneggiano delle bombe”.

Nel frattempo, dopo la sospensione decisa a settembre 2008, in Italia si sono osservati due fenomeni: “da un lato nelle zone a mais, coltura tra le più importanti in italia che riguarda un campo su 7, l’apicoltura italiana è rifiorita; dall’altro si è osservato che i danni del parassita per cui veniva prescritto il farmaco sono risultati nulli, insomma per combatterlo basta non fare la monocoltura in successioine. In pratica, il mais sta bene, le api stanno meglio e i coltivatori hanno risparmiato decine di milioni di euro utilizzando la scienza agronomica e la rotazione delle colture”.

Gli apicoltori riuniti nell’Unaapi chiedono l’immediato ritiro dell’autorizzazione d’uso di tutti i preparati fitosanitari a base d’insetticidi sistemici sul mais e sulle altre colture a difesa di api, insetti e delle molteplici forme viventi nelle campagne.


pubblicato da Libero Quotidiano

Biodiversità a rischio, apicoltori contro l'utilizzo in agricoltura di neonicotinoidi

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