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Roma, 28 giu. – (Adnkronos) – Il patrimonio forestale globale conta oggi 4 miliardi di ettari e ricopre il 31% del totale della superficie terrestre. Un patrimonio a rischio, secondo la Fao, minacciato da deforestazione, degrado, conversione in piantagioni industriali e pascoli, riscaldamento globale e sfruttamento eccessivo. Oltre all’importante ruolo di conservazione della biodiversità, le foreste svolgono anche un’importante funzione di stabilizzazione del clima assorbendo ogni anno 289 miliardi di tonnellate di anidride carbonica e fungendo da depositi naturali di carbonio.

Il Rapporto Fao rileva che il tasso di deforestazione è rimasto allarmante, malgrado abbia subito un rallentamento. A livello globale, infatti, nel decennio 2000 – 2010 sono stati convertiti ad altro uso del suolo (incluso quello agricolo) o sono andati perduti a causa di eventi naturali, circa 13 milioni di ettari di foreste. Tuttavia, in molti Paesi, si è potuto registrare una tendenza positiva nella conservazione della diversità biologica forestale, attraverso la designazione di nuove aree forestali destinare alla conservazione della biodiversità, nonchè un lieve rallentamento del processo di deforestazione (tra il 1990 ed il 2000 sono stati persi 16 milioni di ettari).

I dati della Fao, nello specifico, parla di 350 kmq di foreste distrutte ogni giorno dal taglio indiscriminato del legname, dalla cattiva gestione della terra e dalla conversione in terreni agricoli; il 30% delle foreste globali viene usata per la produzione di prodotti legnosi e non. Il Rapporto rileva come il tasso di variazione di perdita delle foreste presenta notevoli disparità a seconda delle regioni a cui si riferisce: in Europa ad esempio è presente la maggiore area forestata del mondo, soprattutto grazie alle vaste aree verdi della Federazione Russa, mentre l’America Latina e Caraibi ha subito la più alta perdita netta delle foreste nell’ultimo decennio.

Inoltre l’Italia continua a bruciare, mettendo a dura prova il nostro patrimonio boschivo. Nel 2012 sono stati 8.304 gli incendi dolosi, colposi e generici registrati nel nostro Paese (+4,6% rispetto al 2011) che penalizzano soprattutto Campania, Calabria e Sicilia. I dati emergono da Ecomafia 2013, il rapporto annuale di Legambiente realizzato grazie al contributo delle Forze dell’ordine.

Nella classifica delle prime quattro regioni ‘in fumo’ troviamo quindi: Campania, Calabria, Sicilia e Lazio. Come trend di crescita, però, i dati più preoccupanti arrivano dalla Sicilia, che ha visto passare il numero di incendi dagli 814 del 2011 ai 1.028 del 2012 (+26,3%). Sale al quinto posto la Toscana (sesta nel 2011), scavalcando la Puglia. Cresce il numero degli incendi sia in Basilicata (settima con 465 incendi) sia in Liguria, all’ottavo posto, prima regione del nord (a quota 416) e un incremento del 33,3% rispetto al 2011.

Salerno è la provincia d’Italia con il maggior numero di incendi, seguita da Cosenza (che nel 2011 era in testa alla classifica), ma a colpire è soprattutto il terzo posto di Palermo, con 299 infrazioni, visto che nel precedente rapporto non figurava neppure tra le prime dieci. Entrano in questa classifica anche Catanzaro (al nono posto) e Matera, in decima posizione, che va a raggiungere l’altro capoluogo provinciale della Basilicata, Potenza, già presente nella ‘top ten’ del 2011 e salita nel 2012 dal quinto al quarto posto.

In merito al prelievo della legna solo una minima parte del patrimonio boschivo italiano disponibile è sfruttato adeguatamente. Una percentuale importante se si considera che a uno sfruttamento adeguato si accompagnano anche attività di tutela e prevenzione. Infatti, se l’81% di boschi italiani è disponibile al prelievo di legna, per una produzione annua fino a 37 milioni di metri cubi, oggi se ne sfrutta adeguatamente solo il 2%, ricavando un totale di 7-8 milioni di metri cubi nei dodici mesi: appena il 20% dell’incremento legnoso annuo, contro il 65% della media europea.

Lo rileva la Cia, la Confederazioen italiana agricolrtura, sottolineando che dal benessere di un bosco dipende anche l’equilibrio idrogeologico del suolo e la stabilità dei versanti su cui poggia. E un monitoraggio efficace permette anche di prevenire, almeno in parte, tutti quei fattori che ne minacciano l’esistenza. Primi fra tutti gli incendi, che solo nel 2012 da gennaio a settembre hanno generato un “bollettino” di danni pesantissimo: 97 mila gli ettari di superficie bruciata, di cui 46 mila ricoperta da boschi, con un incremento record del 130 per cento rispetto all’anno scorso.

Ma non solo, il bosco è anche uno degli elementi fondamentali del nostro paesaggio. E come tale costituisce un potenziale economico straordinario, anche dal punto di vista turistico e culturale. Per questo -conclude la Cia- è sempre più indispensabile programmare una gestione attiva del patrimonio forestale nazionale, che dia al settore agro-forestale gli strumenti idonei per assicurare la tutela dei boschi, in un adeguato equilibrio tra conservazione e utilizzo.

Ma, per fortuna, ci sono 232 milioni di ettari di foreste certificate nel mondo, 483.614 i proprietari con foreste certificate, 10.000 aziende (503 in Italia) e 30.000 prodotti. Sono questi i numeri del Programma per il riconoscimento degli schemi di certificazione forestale (Pefc), un’organizzazione internazionale non-profit che ha come obiettivo quello di promuovere la gestione forestale sostenibile attraverso una certificazione indipendente e che riconosce i sistemi nazionali di certificazione forestale in circa 30 Paesi.

Fondato nel 1999, il programma permette di conoscere tutta la catena di approvvigionamento forestale, al fine di promuovere le buone pratiche nella foresta e assicurare che il legname e i prodotti non legnosi di origine forestale vengano acquistati con il rispetto dei più alti standard ecologici, sociali ed etici. Il Forest Stewardship Council è un’organizzazione non governativa che promuove una gestione responsabile delle foreste dal punto di vista ambientale, sociale ed economico che ha definito un sistema internazionale di certificazione per il settore forestale e i prodotti derivati.

La certificazione può essere di due tipi: la certificazione della buona gestione forestale (Fm) per i proprietari di foreste e quella della catena di custodia (Coc) per le imprese di trasformazione e commercializzazione dei prodotti. Per ottenere la certificazione di una foresta o di una piantagione devono essere rispettati 10 principi e 56 criteri definiti da Fsc. La certificazione Coc garantisce la tracciabilità dei materiali provenienti da foreste certificate Fsc ed è fondamentale per poter apporre il marchio Fsc sui prodotti. Ad oggi l’Fsc conta circa 900 membri tra associazioni ambientaliste. Comunità indigene, proprietari di foreste, industrie, grande distribuzione e tecnici. Su scala mondiale vengono certificati oltre 135 milioni di ettari in 81 diversi paesi. In Italia è invece certificata la buona gestione di 60.000 ettari di foreste.


pubblicato da Libero Quotidiano

Boschi fondamentali per clima e biodiversità, a rischio a causa dell'uomo

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