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Roma, 4 mar. – (Adnkronos) – Le nostre discariche sono ricche di rifiuti che hanno un potenziale energetico. Tanto che, in 10 anni, si stima in 11 miliardi di euro lo spreco del potenziale energetico dei rifiuti. A tracciare il quadro è una ricerca condotta da Nomismaenergia, in collaborazione con Aitec-Confindustria (Associazione italiana tecnico economica cemento) che evidenzia i benefici derivanti dall’impiego dei Combustibili solidi secondari (Css), ottenuti dai rifiuti urbani (Ru), nel settore industriale, in particolare nei cementifici. In particolare, secondo l’indagine l’impiego dei Css nei cementifici consentirebbe un risparmio di 210 euro a tonnellata sull’intera filiera dei rifiuti urbani.

Un risparmio, dunque, che, verrebbe ripartito tra Pubblica amministrazione, produttori e utilizzatori. Ogni anno finiscono in discarica circa 17 milioni di tonnellate di rifiuti. Secondo la ricerca, supponendo un contenuto medio dei Ru di 2.200 kcal/kg, significa buttare 3,7 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio in discarica. Nel 2010 in Italia solo l’8% dell’energia termica necessaria per produrre il cemento è stata ottenuta da combustibili alternativi (rifiuti), mentre il restante 92% è stato ottenuto da combustibili fossili non rinnovabili, prevalentemente di importazione e soggetti all’andamento dei prezzi del petrolio.

Il fuel mix di combustibili alternativi utilizzati nelle cementerie italiane (312 mila tonnellate nel 2010) è costituito per circa il 15% da combustibili liquidi e il restante 85% da Css (combustibili derivati da rifiuti urbani, plastiche e gomme, pneumatici fuori uso, fanghi da depurazione acque reflue). L’utilizzo di combustibili alternativi in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali in cementeria ha consentito nel 2010 il risparmio di circa 260 mila tonnellate di combustibili fossili e conseguenti 340 mila tonnellate di emissioni di Co2 evitate.

In Germania, nello stesso anno, il tasso di sostituzione termica media dell’industria cementiera tedesca è risultato pari al 61%. Il tasso medio europeo di sostituzione termica in cementeria dagli ultimi dati disponibili è pari al 19%: questo ha consentito alle cementerie europee di risparmiare 5 milioni di tonnellate di combustibili fossili e di evitare 8 milioni di tonnellate di emissioni di Co2. L’Italia nel 2010 è risultata essere il primo produttore di cemento in Europa, seguito dalla Germania che ne ha prodotto circa il 12% in meno.

Sempre secondo lo studio, le cementerie italiane sono pertanto ad oggi già in grado, con gli opportuni investimenti necessari, di raggiungere il 50% di sostituzione calorica media (valore pari all’ordine di grandezza di quello raggiunto in Germania) ottenendo un risparmio di 1,3 milioni di tonnellate di combustibili fossili e una diminuzione di emissioni di Co2 di 3,6 milioni di tonnellate annue (pari a circa il 12% delle emissioni totali del settore nel 2010).

Nonostante l’enorme potenzialità del settore “in Italia siamo fermi” spiega Daniele Gizzi, responsabile Ambiente di Aitec- Confindustria (Associazione italiana tecnico economica cemento). A pesare è anche la tempistica delle autorizzazioni: “In Italia ci vogliono 6 anni per ottenere un’autorizzazione integrata ambientale per utilizzare nei cementifici, ma anche nelle centrali elettriche, i Combustibili solidi secondari, ottenuti dai rifiuti urbani (Ru). Una tempistica complessa se si paragona ai 6 mesi della Germania e della Danimarca e ai 18 mesi della Francia”.


pubblicato da Libero Quotidiano

Con i Css nei cementifici un risparmio di 210 euro/tonn su intera filiera urbana

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