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Il presidente della Repubblica, irritando il premier che si è trincerato dietro a un enigmatico silenzio, è entrato a gamba tesa sulle questioni politiche (e non tecniche) sottolineando che “Mario Monti è senatore a vita. Dunque non si può candidare perché è già parlamentare. Non è un particolare da poco, anche se qualche volta lo si dimentica”. Una frase con cui “riportare all’ordine” la sua creatura: Napolitano intima a Monti di non “macchiarsi” del colore di qualche partito (ma non solo…). Al di là delle implicazioni politiche dell’interventismo del Colle, c’è un fatto che è stato abbastanza trascurato: non è vero che Monti non si possa candidare. 

Napolitano sbaglia… – La legge infatti sembra dare torto al capo dello Stato. In primis perché non c’è niente che possa vietare al Professore di candidarsi alla Camera, ovviamente rinunciando al Senato (un’ipotesi poco credibile per motivi di buonsenso, perché sarebbe una sorta di “schiaffo” a Napolitano: Monti dovrebbe rinunciare alla nomina di senatore a vita che Re Giorgio gli ha conferito). Inoltre – e soprattutto – la legge elettorale non impedisce una possibile corsa di Monti a Palazzo Chigi: carta canta, e il “Porcellum” prevede che il capo della coalizione indicato dai partiti possa anche non essere candidato al Parlamento.

Porcellum, nessun vincolo – Anche nel caso in cui Napolitano, nel suo intervento a Parigi, alludesse all’impossibilità di Monti di essere a capo di una coalizione, sbagliava. Come detto, l’attuale legge elettorale, non pone alcun vincolo: le liste collegate che vogliono indicare il Professore come prossimo capo del governo lo possono fare, ovviamente con l’eventuale consenso di Monti stesso. Il Porcellum, infatti, non prevede in alcun suo comma che l’uomo a capo della coalizione debba essere candidato alla Camera o al Senato. Inoltre l’indicazione del capo della coalizione non è vincolante (come capo coalizione potrebbe essere indicato proprio Monti, e semmai il prossimo presidente della Repubblica potrebbe rifiutare la nomina del presidente del Consiglio: un’ipotesi, questa, da fantascienza politica).

Il piano di Re Giorgio – Alla luce di queste considerazioni, appaiono sempre più evidente – ammesso che ce ne fosse bisogno – i significati politici dell’intervento a gamba tesa di Re Giorgio. Non si tratta solo di un’implicita richiesta a Monti di non schierarsi con alcun partito in quest’ultima parte di legislatura. Si tratta anche e soprattutto del fatto che, come abbiamo scritto su Libero negli ultimi giorni, Napolitano ha le idee chiare e un disegno ben preciso da realizzare prima di abbandonare il Colle: spedire Pierluigi Bersani a Palazzo Chigi e Monti al Quirinale stesso. Peccato però (ahinoi) che il Professore ci abbia preso gusto, con la politica, ma soprattutto con Palazzo Chigi stesso…


pubblicato da Libero Quotidiano

Dal Colle le panzana di Napolitano: Monti (ahinoi) si può candidare

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