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Auff. Marco Travaglio mi ha dato del voltagabbana per il mio articolo titolato «Il grillino che è in me», dopodiché ha elencato molte mie uscite anti-grilline che avrei a suo dire contraddetto. Naturalmente è una cazzata, perché non sono diventato grillino (nemmeno minimamente) e ripeterei cento volte quello che ho già detto su di lui e su molti che lo seguono. Il riferimento al «grillino che è in me» era chiaramente (chiaramente) un tentativo di immedesimazione nell’elettore che ha votato il comico secondo dei riflessi che ho cercato di comprendere, e che vanno compresi come non ha fatto buona parte della classe politica: non era certo un riferimento personale, visto che oltretutto non ho neppure votato perché vivo a Milano. Allo stesso modo, in passato, altri hanno scritto o accennato al «Berlusconi che è in me» (in ciascuno di noi, cioè) e al «Di Pietro che è in me» e persino al «Travaglio che è in me», ciò con evidente rimando a baluginanti moti dell’animo che non per forza si traducono in nuovi comportamenti e orientamenti. Quando ascolto o leggo certe cose, figurarsi, per un istante fa capolino persino il boia che è in me: ma è un attimo, appunto. Per liberarsi del «Travaglio che è in me», del resto, basta tirare l’acqua.

di Filippo Facci


pubblicato da Libero Quotidiano

Facci contro Travaglio Tiro l’acqua e mi libero

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