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Almeno sulla carta la “formazione” che  Pdl, Lega e Udc schiereranno il prossimo 21 giugno, data in cui la commissione di Vigilanza sulla Rai si riunirà per iniziare a votare il nuovo consiglio di amministrazione, c’è già.
Antonio Verro, consigliere uscente, Guido Paglia, attuale direttore delle relazioni esterne, e Rubens Esposito in quota Pdl. Gloria Tessarolo, invece, darà voce alla Lega, anche se il Carroccio, ufficialmente, non darà nessuna indicazione. Infine Rodolfo De Laurentiis, uomo di Pier Ferdinando Casini a viale Mazzini, proseguirà a difendere le ragioni dell’Udc. I rappresentanti del Pd si limiteranno a votare il presidente, Anna Maria Tarantola, indicata dal governo, ma non indicheranno i loro due membri del cda. Questi  saranno scelti tra le decine di curricula inviati alla commissione di Vigilanza, circa 30 quelli già inoltrati.  Anche se a dirigere il traffico sarà comunque la direzione del Pd (del resto uno come Walter Veltroni non molla certo l’osso e potrebbe giocare la carta Concita De Gregorio come fece con Giorgio Van Straten), i nomi arriveranno dalle associazioni  che ruotano attorno al partito di Bersani, a partire da Articolo 21 di Beppe Giulietti, deputato del gruppo misto ed ex giornalista Rai, in predicato lui  stesso di essere prossimo al trasloco a viale Mazzini. E poi c’è il gruppo dei Cento autori, sceso in piazza per contestare l’attuale dirigenza Rai, pronto ad offrire il propio appoggio al Pd. Insomma, ciò che il partito di Bersani non farà formalmente, ovvero dare una lista di nomi, lo faranno ufficialmente le varie anime che ruotano attorno alla segreteria dei democratici.
Una scelta, quella di Bersani, che in molti giudicano strumentale visto che «il Cda non conterà più nulla», come ha ribadito uno stretto collaboratore del premier a vari esponenti del Pd, «con la nuova governance il potere passerà nelle mani del presidente e del direttore generale». Da qui il pieno  appoggio alle scelte del governo. Nel frattempo i giornalisti della Rai hanno duramente replicato al  direttore generale, Lorenza Lei, che ha emanato una circolare che  estende anche a Internet e social network i limiti interni all’azienda sulle «dichiarazioni agli altri organi di informazione». Molti giornalisti, utilizzando proprio Facebook, hanno postato una lettera con la quale rivendicano due diritti fondamentali: la riservatezza della «corrispondenza privata» e la  «libertà d’espressione», entrambi garantiti dalla Costituzione.
E contro l’attuale direzione generale, bollata dai vari messaggi affissi nelle bacheche delle varie redazioni come la «peggiore della storia», è tornato a far sentire la propria voce anche l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai con una forte componente di sinistra, al punto da aver preso il posto  del Pd all’interno dell’azienda nel sollecitare il governo. «Andate avanti, fate presto», sostiene una nota del sindacato, «se il puzzle dei vertici aziendali che alla fine si comporrà raffigurerà una Rai modellata come se la Gasparri fosse stata di fatto superata, sarà comunque un buon passo avanti in attesa della riforma di diritto, che comunque dovrà esser realizzata, introducendo nel dibattito che dovrà farla scaturire le altre questioni che da tempo poniamo».  Vista l’attenzione che l’esecutivo dedica alla sinistra, non è detto  l’Usigrai non vinca la battaglia, mettendo all’angolo anche il Parlamento, al quale la legge affida il compito di indicare gli amministratori di viale Mazzini. E finché c’è questa legge, le regole del gioco vanno rispettate.   


pubblicato da Libero Quotidiano

Il Pd non fa nomi, ma alla Rai ci pensano gli amici degli amici

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