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Un vertice, imprevisto, a Palazzo Grazioli. Silvio Berlusconi è tornato a Roma di volata (fino a ieri era ad Arcore, dove ha trascorso le ultime settimane, blindatissimo) per vedere lo stato maggiore del Pdl, dal segretario Angelino Alfano ai ministri del governo Letta. Una fretta sospetta, fa notare qualcuno. Quasi un’accelerazione della crisi, sussurrano altr. Il perché è presto detto. Al Cavaliere non è andata giù la “chiusura” della pratica Imu: il decreto conterrebbe una stangata sulle seconde case che ha fatto imbufalire il leader del centrodestra (“Dovevate stare attenti”, ha rimbrottato i suoi). E la polemica sull’Iva imbastita dal Pd (“Inevitabile aumentarla al 22%”, ha detto Stefano Fassina, viceministro dell’Economia) non ha migliorato il clima. 

Il nodo decadenza – Imu, Iva e Service Tax (possibile nuovo incubo degli italiani, ma ieri sera il Cav prometteva: “Vigileremo”) non sono le uniche trappole con cui il Pd ha disseminato il campo delle larghe intese. Innanzitutto, la decadenza. L’approvazione dell’abolizione dell’Imu ha, da un lato, fornito un’arma elettorale notevole a Berlusconi, ma dall’altro l’ha scoperto: niente alibi, se vuol fare cadere il governo Letta sarà per i suoi guai giudiziari. E qui si arriva alla decadenza. Il giorno dopo la pubblicazioni delle motivazioni della Cassazione che l’ha condannato a 4 anni per il processo Mediaset (“Allucinanti”, le ha definite il Cav), tutti tra i democratici a cominciare dal segretario Epifani si sono scherati con le toghe, confermando come il voto in Giunta al Senato appaia, al momento, scontato e sfavorevole al capo del Pdl. “Questi ci vogliono fregare”, si è sfogato ad Arcore riguardo alle parole di Enrico Letta sul “governo senza scadenza”. 

La fregatura dal Colle – Il premier si sente blindato, ora. Berlusconi annusa il pericolo e la nomina di 4 nuovi senatori a vita decisa dal presidente Napolitano rischia di inguaiarlo ancora di più. Rubbia, Cattaneo, Piano e Abbado non sono politici, sono figure di altissimo e indiscutibile merito, ma, fanno notare dal centrodestra, figure altrettanto notoriamente schierate a sinistra, anche senza terze narici. E siccome se Berlusconi deciderà di far cadere Letta, la partita si giocherà tutta al Senato, la conta non è irrilevante. Al Pd, che ammicca a possibili maggioranze alternative con Scelta Civica, Sel, dissidenti del Movimento 5 Stelle, Gruppo Misto e chi più ne ha più ne metta, altri voti “sicuri” farebbero comodo eccome. Oggi il Pd ne ha 108, per la maggioranza ne servono altri 51. Aggiungendo Sel, montiani, misti, una ventina di grillini in rotta con Beppe, all’appello ne mancherebbero 14. Aggiungendo i 6 dei senatori a vita (gli altri due sono Monti e Ciampi), ne mancano 8. Possibile, pensano a largo del Nazareno, che non si possano trovare altrettanti moderati del Pdl disposti a lasciare Berlusconi al suo destino? “Non basta un voto parlamentare per farmi fuori”, ha ammonito il Cav. Forse la riunione di oggi serve per ricordarlo anche a qualcuno tra gli azzurri.

di Claudio Brigliadori




pubblicato da Libero Quotidiano

Imu, decadenza, senatori a vita: Berlusconi incastrato, non può far cadere Letta

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