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Mio padre Francesco, classe 1926, fece la sua prima battaglia elettorale il 18 aprile ’48. Capii la sua fede politica (fu anche vicesegretario regionale della DC abruzzese) coi sonni tranquillissimi che dormiva, mentre la Tangentopoli del ’92 arrestava all’alba e seppelliva di vergogna il suo partito. Ci ha cresciuti a pane e amore per De Gasperi e la libertà, che ci insegnò essere, in uno Stato non sotto dittatura, soprattutto pulizia. Il 27 febbraio Berlusconi ha parlato del “profondo disgusto verso la politica, che noi per primi condividiamo”.

Ma nella puntata de Gli Intoccabili dell‘8 dicembre 2011 (per caso, due giorni prima che papà morisse) il nostro Gianluigi Nuzzi trasmise su La7 un video nel quale l’allora on. Antonio Razzi (passato da Di Pietro al centrodestra) spiegava all’ex collega di partito Barbato, che lo riprendeva a sua insaputa, il rocambolesco soccorso al Cavaliere nel voto di fiducia del 14 dicembre 2010. Un minuto e mezzo di turpiloquio, che riassunto e sterilizzato suona che “io penso agli affari miei e se si fosse andati a elezioni il 28 marzo, per dieci giorni avrei perso il vitalizio”. Da una settimana, candidato al quarto posto nella lista Pdl in Abruzzo, Razzi è senatore. 

Segretario Alfano, il suo partito sperava che il voto andasse male e non venisse eletto? Vuol dirmi cosa dà al buon governo uno così, se non quel
disgusto di cui parlava il suo Capo mercoledì sera? Io sono convinto che tanta ignominia sia piavuta sulla mia Terra da quel mastrolindo di Verdini, facitore delle liste e organizzatore delle scialuppe di salvataggio in aula del Governo azzurro; e che il coordinatore regionale Filippo Piccone, capolista alla Camera, e il governatore Gianni Chiodi (cioè i vertici locali del partito), abbiano accettato comunque il piatto messo, arrivando addirittura a definire Razzi, dopo l’elezione, “un portafortuna”. Roba da voltastomaco. Il 15 gennaio mi chiesi, proprio qui, se in Via dell’Umiltà avessero capito che le facce dovevano essere nuove, coraggiose e oneste. Lo speravo. Pensare, oggi, che galantuomini come il Presidente del consiglio regionale Nazario Pagano non siano stati neanche candidati, e uno come Razzi va a Palazzo Madama, mi lascia senza fiato. 

Col trucco del porcellum, l’Abruzzo ha subìto uno sputo in faccia imperdonabile. Ho sventato almeno una decina di voti che credevano d’andare a Berlusconi o Quagliariello e, invece, avrebbero ingrassato il senatore dello scandalo. Sono mesi che mi chiedo perché Silvio continui a tenersi i peracottari che gli girano per casa. 

La cosa più incredibile è che pochi sembrano d’aver compreso la fine del tempo delle porcherie. Vedranno il botto, quello vero, che verrà… Nel frattempo tu, Piccone, che una coscienza ce l’hai e lo so, perché siamo di Celano; e lei, governatore Chiodi; da abruzzese a abruzzesi, vergognatevi.

(Articolo pubblicato su LIbero del 5 marzo 2013)

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pubblicato da Libero Quotidiano

Lo scandalo di Razzi, senatore col porcellum

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