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L’immagine dell’economia in Italia è quella di una piramide rovesciata con la base, formata da chi produce, sempre più piccola. I dati di Eurostat sul lavoro in Europa e quelli del Fondo monetario internazionale sulla crescita pubblicati dal Corriere della Sera parlano chiaro: da noi lavora un italiano su tre. In cifre: su 60,8 milioni di residenti risultano occupati solo 22,3 milioni di persone, il 36,8% della popolazione (di poco superiore alla Grecia).

Uno dei motivi, secondo l’analisi di Federico Fubino, è l’età media: ci sono molti pensionati che si sono ritirati in anticipo e soprattutto ci sono molti anziani. L’italiano “di mezzo”, quello più giovane di metà della popolazione e più vecchio dell’altra metà, oggi ha 43,8 anni. È uno dei livelli più alti al mondo con il Giappone (45,4 anni) e la Germania (45,3). Nel frattempo però, per effetto delle riforme di Hartz, nell’economia tedesca lavora il 47,3% della popolazione totale a dispetto della quota di capelli bianchi più elevata che in Italia.  Poi c’è la questione “donne”: la loro partecipazione al mondo del lavoro, causa la crisi e la mancanza di posti dove lasciare i figli nell’orario di lavoro, è tra le più basse dei Paesi avanzati.

Di buono, però, c’è che chi ha un impiego lavora di più. Almeno in termini di ore lavorate: è per questo che l’export italiano, nella prima metà di quest’anno, è cresciuto. Quasi tanto il made in Germany. Ma non basta a far crescere il Pil. Che quest’anno ha toccato il record negativo di un -3,6%. Se fosse cresciuto anche solo come la Spagna (+0,6%), fa notare il Corriere, l’economia nazionale sarebbe di circa 45 miliardi più ricca; se l’Italia fosse cresciuta come la Germania, oggi sarebbe più ricca di 150 miliardi. 


pubblicato da Libero Quotidiano

Ma chi fatica in Italia? Uno lavora, due si fanno mantenere

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