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Scoppia il caos politico sulle nomine di mercoledì 6 giugno per le Authority, effettuate da Camera e Senato. In particolare, a suscitare contestazioni anche da parte del mondo extraparlamentare sono state le scelte, che hanno privilegiato persone del mondo parlamentare.

Voti politici – Maurizio Decina (163 voti), Antonio Preto (94 voti), Francesco Posteraro (91 voti) e Antonio Martusciello (148 voti) vanno all’Agcom. Giovanna Bianchi Clerici (168 voti), Antonello Soro (167 voti), Augusta Iannini (107 voti) e Licia Califano (97 voti) all’Authority sulla privacy. Giuseppe Lauricella (322 voti) alla giustizia amministrativa. Un nome sugli altri ha destato interesse, se non altro perché legato a uno dei personaggi più popolari in Italia: Augusta Iannini, moglie del giornalista e conduttore Rai Bruno Vespa, nonché capo del dipartimento degli Affari legislativi del ministero della Giustizia, magistrato fuori ruolo ed ex giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma.

Protesta scenografica – Subito dopo l’ufficialità è stata indetta una conferenza stampa alla Camera per denunciare l’elezione di persone “manifestamente inadatte e in conflitto di interessi per diventare membri dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e del Garante Privacy”. Ne è nato un flash mob organizzato in tutta fretta al quale hanno partecipato anche alcuni parlamentari, tra cui Antonio Di Pietro (Idv), Felice Belisario (Idv), Marco Beltrandi (Radicali), Giuseppe Giulietti (Misto). Le associazioni Agorà Digitale, Avaaz e VogliamoTrasparenz.it hanno strappato decine di fogli per protestare contro il Parlamento che non avrebbe preso in considerazione altri candidati. “I curricula depositati in questi giorni in Parlamento sono stati comunicati ai parlamentari a decisione avvenuta, rendendoli di fatto – è scritto in una nota- carta straccia. Sono stati inoltre strappati i fogli contenenti le oltre 47 mila firme che nei giorni scorsi erano state raccolte da Avaaz, che con 14 milioni di membri è la più grande organizzazione mondiale per l’attivismo in Rete. Decine di migliaia dei firmatari avevano anche espresso le loro preferenze sui futuri membri delle autorità, visionando, a differenza da quanto pare abbiano fatto i parlamentari, i diversi curricula». L’ultima speranza per le associazioni e i parlamentari astenuti è che il Presidente della Repubblica non sottoscriva il decreto di nomina che, secondo chi protesta, condannerebbe l’Italia a 7 anni molto difficili per l’Informazione e la libertà in Rete.

Anche Grillo e Saviano – A parlare, dopo le nomine, anche due personaggi molto ascoltati dal mondo civico. “L’Agcom è uno spreco di soldi pubblici, una copertura per il controllo dei media da parte dei partiti – ha tuonato Beppe Grillo dal suo blog -. E’ una presa per i fondelli. Va chiusa. Monti la tagli. L’Agcom è nata per (non rotolatevi dalle risate) assicurare la corretta competizione degli operatori sul mercato e tutelare il pluralismo e le libertà fondamentali dei cittadini nelle comunicazioni. Chi elegge il consiglio di cinque membri dell’Agcom? I partiti, nella fattispecie i segretari di partito che dettano la linea ai parlamentari. Nella migliore tradizione inciucista Pdl e Pdmenoelle con la mosca cocchiera dell’Udc, decidono di spartirsi le poltrone del nuovo consiglio dell’Agcom. Fin qui nella norma della II Repubblica”. Ma, e qui Grillo si infervora, “il tutto si complica con l’annuncio della auto-candidatura a presidente di Stefano Quintarelli, un informatico molto noto e stimato nel settore. Scatta da parte dei partiti la ricerca di persone fidate di chiara fama da contrapporre a Quintarelli come consiglieri per salvarsi la faccia. Tra questi spunta Posteraro, ‘homo novus’ caldeggiato da Bersani e Casini, laureatosi nel lontano 1973 con una tesi che fa curriculum per l’Agcom ‘Imputabilità e vizio parziale di mente’, funzionario della Camera dei deputati dal 1979, di cui oggi è vice segretario. Un giovane virgulto! Un esperto! Una garanzia!”, conclude ironicamente Grillo. E anche Roberto Saviano ha voluto dire la sua tramite Twitter: “i partiti scelgono i 4 di Agcom e Privacy senza trasparenza. Ora che la priorità sarebbe la fiducia degli elettori…”.

 


pubblicato da Libero Quotidiano

Polemiche per le nomine alle Authority Grillo: "Una presa per i fondelli"

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