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La riduzione dei dipendenti pubblici nel corso degli anni, ma soprattutto il fatto che, fino al 1995, le amministrazioni centrali dello Stato non versavano i contributi alla Cassa dei trattamenti pensionistici e che dopo il ’96 le amministrazioni dello Stato (quindi anche Ministeri, Regioni, Province, Comuni) hanno versato “solo la quota della contribuzione a carico del lavoratore (8,75%) e non la quota a loro carico” pari al 24,2%. Sono queste le cause del profondo rosso dei conti dell’Inpdap. Ben 10,2 miliardi di euro di disavanzo ai quali si aggiungono quasi 5,8 miliardi di euro di passivo nel 2012 che l’istituto che gestisce le pensioni dei dipendenti pubblici porta in dote al SuperInps nel quale il governo dei professori con il decreto Salva Italia ha fatto confluire l’Inps che gestisce le pensioni dei lavoratori privati, l’Inpdap (dipendenti pubblici), e l’Enpals (sport e spettacolo). Secondo i tecnici questo SuperInps avrebbe tagliato ben 20 milioni di euro di sprechi solo nel 2012, per poi salire a 50 milioni nel 2013 e a 100 milioni nel 2014. 

La realtà, come spesso accade, però è diversa dai numeri che si leggono sulla carta. Il Corriere della Sera, che ha letto la nota di assestamento al bilancio 2012 dell’Inps, sostiene infatti che il risultato complessivo dell’esercizio 2012 del SuperInps in rosso di 8 miliardi e 869 milioni, contro un – 2,2 miliardi dell’esercizio 2011. A rischio c’è anche lo stato patrimoniale: prima dell’incorporazione di Inpdap e Enpals, l’Inps aveva chiuso il 2011 con un avanzo di 41 miliardi. Tolti i 10,2 miliardi di passivo Inpdap e aggiunti i 3,4 miliardi di attivo portati invece dall’Enpals, il patrimonio di partenza del SuperInps, all’inizio del 2012, era di circa 34 miliardi. Ma alla fine dell’anno, sottratta la perdita d’esercizio di 8,8 miliardi, si scenderà a 25 miliardi: 16 miliardi in meno nel giro di un anno. 

L’allarme, si legge sul Corsera, è che anche nei prossimi anni i conti dell’ex Inpdap chiuderanno in forte disavanzo, tanto più che il governo ha appena deciso una nuova riduzione dei dipendenti pubblici (secondo il ministro Patroni Griffi scenderanno di 300 mila nei prossimi tre anni). Tutto ciò si ripercuote «negativamente sul patrimonio netto dell’Inps con il rischio di un suo azzeramento in pochi anni». Per questo il Civ (Consiglio di indirizzo e vigilanza presieduto da Guido Abbadessa) raccomanda almeno “una incisiva attività di vigilanza diretta ad accertare il corretto versamento dei contributi da parte delle pubbliche amministrazioni e in particolare degli enti locali”. 


pubblicato da Libero Quotidiano

Regioni e Province non pagano i contributi dei dipendenti e fanno fallire l'Inps

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