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di Alessandra Menzani

Due volte conduttore di Sanremo, una volta mattatore del Dopofestival,  Piero Chiambretti oggi sguazza nell’etere con Comunque vada sarà Sanremo, controcanto in diretta su Radio 2 che segue e commenta la  kermesse ufficiale. 
Si diverte?
“Beh divertirsi è una parola grossa”.
Un po’ sì, dai.
“La radio mi piace. Non ha pressioni, non hai recensioni, puoi divagare. Certo, puoi farla bene o male. Abbiamo iniziato con quattro ore di diretta e uno scoop. L’attentatore del Papa che parla del Festival”.
Ma che c’entra Ali Agca con Sanremo?
“Il giorno prima il Papa si è dimesso. E abbiamo chiesto cosa pensasse l’attentatore di un Papa delle le dimissioni del Papa successivo. C’entra tutto. Sanremo è lo specchio dell’Italia”. 
E allora questo che Festival è?
“Più che Festival dell’Unità, come dice Berlusconi, lo chiamerei Festival dell’amicizia. I cantanti sono amici, i dirigenti sono amici, i giornalisti sono amici, la tv è amica, anche la tv rivale lo è visto che non c’è contro-programmazione. Aspetti che passa Toto Cutugno. “Toto, ti chiamo dopo per la radio, complimenti”. Dicevamo?”.
Il Festival dell’amicizia. Un Festival democristiano?
“Un festival di centro. Festival dell’amicizia perché nonostante la crisi siamo vivi  e possiamo permetterci la tv per guardarlo. Significa che qualcosa si muove.  Sanremo ha nel dna la vitamina per rassicurare gli italiani”. 

Leggi l’intervista integrale a Piero Chiambretti

su Libero in edicola oggi, giovedì 14 febbraio


pubblicato da Libero Quotidiano

Sanremo, Chiambretti contro Fazio: "Il suo Festival è una messa, sono tutti buoni"

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