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Roma, 16 nov. – (Adnkronos) – Da consumarsi entro o da consumarsi preferibilmente entro. La confusione che riguarda queste due diciture in etichetta è spesso uno dei motivi di spreco per i prodotti che si trovano sugli scaffali del supermercato. Ad esempio: lo yogurt che lasciamo sullo scaffale del supermercato perché ha ancora ‘soltanto’ due giorni di vita, se nessun altro lo compera viene gettato via, pur essendo ancora entro i limiti della scadenza di consumo. Un’operazione che costa sia dal punto di vista economico (è una mancata vendita, poi c’è il costo del trasporto in discarica), sia dal punto di vista ambientale (trasporto e incenerimento inquinano).

Ma soprattutto si getta via qualcosa che è ancora buono e che potrebbe dunque essere mangiato. Tutto ciò vale anche per il latte, per le uova e per altri prodotti alimentari. Lo ricorda Andrea Segrè che nel suo ultimo libro, “Cucinare senza sprechi” (Ponte alle Grazie) cerca di fare chiarezza sulle scadenze e inventa nuove forme di utilizzo per i prodotti scaduti.

Prima osservazione: “Da consumarsi entro” fa riferimento alla sicurezza dell’alimento, ad esempio di un prodotto fresco come il latte; “da consumarsi preferibilmente entro” è invece riconducibile alla qualità dell’alimento, ad esempio per un prodotto secco come la pasta. Sostanzialmente si tratta della differenza fra una ‘data di scadenza’ e una ‘preferenza di consumo’. E’ così che spesso per prudenza si gettano via prodotti prima del tempo.

Nel primo caso (Da consumarsi entro) ci si riferisce proprio ai limiti di vita e quindi di consumo che vengono riportati su alcune categorie di prodotti quali latte (la cui vita è di 7 giorni) o carne (la cui vita è di 5 giorni), stabiliti dalla legge. Superato quel limite, non solo il prodotto non può essere più venduto, ma non dovrebbe neanche essere consumato, in quanto la possibilità di andare incontro a intossicazioni alimentari non è così remota.

Discorso diverso invece è per la cosiddetta “preferenza di consumo” la cui presenza è prevista per legge, ma la cui ampiezza in termini di giorni di durabilità del prodotto è stabilita dal produttore. Nel senso che è il produttore, ad esempio di biscotti, che stabilisce qual è il lasso di tempo nel quale il prodotto confezionato mantiene le caratteristiche nutrizionali e organolettiche che aveva al momento della sua produzione.

Ciò significa che nel momento in cui si supera la data della “preferenza di consumo” riportata sulla confezione di biscotti, questi probabilmente saranno meno fragranti. Ma non significa che il prodotto non sia più consumabile perché tossico: semplicemente potrebbe aver perso parte delle caratteristiche nutrizionali e organolettiche che aveva al momento del confezionamento. In altre parole, un prodotto che ha superato la «preferenza di consumo» è ancora perfettamente consumabile e quindi potrebbe essere consumato.


pubblicato da Libero Quotidiano

Scadenze in etichetta, imparare a distinguere per non sprecare

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