11 settembre 2001, “la prima volta in cui abbiamo avuto paura dell’aria”

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“L’aria era acre, pesante, irrespirabile. In strada vidi per la prima volta donne e uomini con la mascherina sul viso. A ripensarci oggi, quella fu la prima volta in cui abbiamo avuto paura dell’aria”. Maurizio Molinari ricorda così il suo arrivo a New York, dopo l’attacco alle torri gemelle. Lui, insieme a Mario Calabresi e Gianni Riotta, fu tra i primi a riuscire ad entrare negli Stati Uniti, ad attraversare il Washington bridge e ad arrivare a Manhattan dove tutto era avvolto in una nube di polvere, dove all’improvviso, dal cielo, si era consumato l’orrore. “La fila delle persone che si univano ai soccorritori per scavare tra le macerie, a centinaia di metri da Ground Zero inaccessibile a chiunque, fu il segno che la guerra era arrivata nel cuore dell’opulenza. Era difficile realizzare cosa realmente stava accadendo. Ma l’America è rinata e cresciuta più forte di prima”.

(ansa) “Tornai a Torino da New York il 10 settembre 2001. Per molti anni me ne sono dispiaciuto. Ho pensato di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato – confessa Gianni Riotta – ma forse è stata proprio quella distanza geografica, quel distacco ad aiutarmi a recuperare da tutto quel carico emotivo. Le prime immagini, il primo schianto, poi il secondo. Il crollo delle torri. Quello giorno ha segnato la mia vita professionale”.

“L’11 settembre 2001 è stato un evento della nostra vita che ha segnato uno spartiacque, un prima e un dopo. Un momento in cui abbiamo acquistato nuove consapevolezze, dopo il quale siamo ripartiti un po’ diversi. Ebbi la fortuna di far parte della squadra che partì per New York la mattina dopo l’attacco – racconta Mario Calabresi -. Sono voluto tornare ad incontrare i miei compagni di lavoro per parlare di come la città è cambiata e del segno che una ferita così grande ha lasciato in tutti, in ogni angolo del mondo”.

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