2 Giugno, centrodestra in piazza con un tricolore di 500 metri. In tanti accalcati senza mascherina. Cori e urla: il flash mob degenera in ressa

La Republica News

ROMA – Un assembramento che viola ogni regola di sicurezza. Che abbatte qualsiasi soglia di rischio. Che gioca d’azzardo con la sorte. Distanze azzerate. Leader (Salvini in testa) senza mascherine. Le frange più estreme della destra che si presentano puntuali in piazza. Pochi metri più in là rispetto ai promotori del centrodestra (Meloni e Tajani, col leghista).  Centinaia di militanti rispondono alla chiamata via social dell’ex ministro dell’Interno. La Polizia non può che osservare sgomenta. Poi si muove, riceve forse degli ordini dalla questura perché la scorta dello stesso Salvini chiama preoccupatissima la centrale. C’è la ressa di sempre, avvertono.  Eccola la piazza del 2 giugno. “L’Italia non si arrende”. La manifestazione che rompe L’Unità nazionale sotto un Tricolore che da Piazza del Popolo si snoda per trecento metri per via del Corso. Ma a tenere banco prima dei leader è il drappello tutto muscoli e tatuaggi di “Azione libera italia” frangia di Forza nuova. C’è Danilo Cipressi che urla rabbia dal megafono. Contro Conte, contro le regole “che hanno limitato la libertà” e contro i giornalisti e la polizia “che ha creato l’assembramento”. Uno dei suoi scagnozzi minaccia i giornalisti con telecamere a non insistere con le domande.  Poi arriva Salvini, abbassa la mascherina e straparla come sempre circondato da centinaia di militanti con telefonini, giornalisti e telecamere. “Se la sinistra era in piazza il 25 aprile, perché noi no? Vedete bandiere di partito? Solo Tricolori”. Poi inizia una vera e propria sfilata lungo via del corso. Dovevano essere “solo trecento tra amministratori locali e parlamentari”. C’è un fiume di gente.  La più preoccupata è Giorgia Meloni, che alla vigilia aveva invitato i cittadini “a restare a casa e seguire via social”. Non le hanno dato ascolto. Hanno accolto l’invito di Salvini a esserci. Meloni non toglie mai la mascherina. Si guarda intorno preoccupata. Non era quel che avevano pensato. È una roulette russa.Parte un coro “Conte, Conte vaffanc…”. Dai capi subito un cenno di stop. Viene subito convertito in “Libertà, libertà” e “Elezioni subito”. La capogruppo di Fi Annamaria Bernini e la senatrice braccio destro di Berlusconi Licia Ronzulli riparano in un vicolo, osservano sgomente la bolgia. Lasciano scorrere il corteo lontano su via del Corso. Lasciano il solo Tajani in mezzo alla folla. Parte l’inno nazionale. “Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”. E stavolta suona assai sinistro.

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