25 aprile, l’Italia ancora divisa su Mussolini: da Asti a Latina fino a Salò, ecco chi gli toglie la cittadinanza e chi la lascia

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Alla vigilia del 25 aprile, festa della Liberazione, si rianima il dibattito sulle piazze e strade italiane ancora dedicate a Benito Mussolini o altri esponenti del fascismo o alle cittadinanze onorarie concesse, e mai revocate, in tanti Comuni italiani al Duce. Alcuni sindaci, tra cui gli amministratori di Asti, San Cesario sul Panaro in provincia di Modena, Campi Bisenzio a Firenze, hanno deciso di revocare la cittadinanza onoraria a Mussolini. Una scelta non approvata, però, dal Consiglio comunale di Salò (Brescia) che lo scorso anno bocciò a maggioranza l’iniziativa. Insomma, la questione delle cittadinanze onorarie concesse e mai revocate a Benito Mussolini “continua ad essere attuale” e a dividere.

A Terralba, centro dell’Oristanese di oltre 10mila abitanti, ad esempio, la cittadinanza onoraria al Duce fu conferita nel 1924, un riconoscimento che ancora, dopo quasi 100 anni, spacca la Comunità terralbese. Mentre a Vittorio Veneto, il sindaco Antonio Miatto, spiega la mancata cittadinanza onoraria alla senatrice a vita, Liliana Segre, e replica anche a chi proponeva questa cittadinanza onoraria a Segre con il fatto che il nome di Benito Mussolini sia iscritto nell’Albo d’oro del Comune. “Non c’entra nulla, quella iscrizione nell’albo d’oro del Comune è del 1929 quando Mussolini venne in visita alla città, e così venne nominato cittadino onorario, ma è una cosa del passato, e la ‘storia è scritta nella pietra’, nel bene e nel male”, commenta Miatto. Damiano Coletta, sindaco di Latina, non ha dubbi: “La cittadinanza onoraria di Mussolini fa parte di una storia passata che in qualche maniera appartiene alla città, allo stesso tempo abbiamo conferito la stessa onorificenza a Liliana Segre e a Sami Modiano come segno di sensibilità, esprimendo la presa di distanza da quelle pagine le comunità sente di dover esprimere. La cittadinanza a Mussolini l’ho lasciata per non cancellare la storia, poi ognuno prende le distanze che deve”.

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Nel dibattito si inserisce anche il segretario nazionale di +Europa e sottosegretario agli Affari esteri Benedetto Della Vedova: “Io direi che era accettabile quando venne riconosciuta. Credo sia diventata inaccettabile dal 1938 in poi. E c’è da stupirsi che sia rimasta – dice all’AdnKronos – Se io fossi un consigliere comunale chiederei e otterrei di toglierla. È vero che la storia è storia, ma proprio per questo non credo che si possano fare riconoscimenti onorari al regime fascista. Non ne farei una priorità di discussione pubblica, ma non capisco perché mantenere la cittadinanza onoraria a Mussolini. Non è obbligatorio – conclude Della Vedova – attribuire la cittadinanza onoraria alla senatrice a vita Liliana Segre da parte dei comuni, ma se fossi consigliere comunale e qualcuno proponesse la cittadinanza a Segre, che è il simbolo dell’ingiustizia violenta del genocidio nazifascista ed è il simbolo del ricordo di quello che accadeva in termine di negazione dei più basilari diritti umani, io voterei a favore”.

Per il deputato del Partito democratico Emanuele Fiano,”la cosa che più interessa è il 25 aprile come data della liberazione dal nazifascismo. Nella storia bisogna ricordare le cose egregie, non i criminali. La cosa importante è celebrare e spiegare ai giovani perché celebriamo – dice – Spiegare che in quel frangente della storia non erano tutti uguali: c’era chi lottava per la libertà e chi contro la libertà, chi per la vita e chi per la morte. La conquista della libertà va ricordata perché oggi viene data per scontata ma allora costò il sangue degli italiani e dei partigiani. Se qualcuno pensa che sia ancora giusto celebrare Mussolini o qualsiasi altro gerarca nelle piazze, persone che furono dalla parte del male, ci sono sicuramente cose ben più gravi ma celebrarle non è corretto”.

La questione delle cittadinanze onorarie concesse e mai revocate a Benito Mussolini oltre ad essere ancora attuale, si inserisce anche in una questione più generale, vale a dire “un momento in cui una parte del Paese non ha fatto fino in fondo i conti con la propria storia”, spiega il segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, che nell’estate del 2017 presentò un’interrogazione parlamentare per segnalare che “tra il 1923 e il 1924 centinaia di città italiane conferirono la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini per celebrare il primo anno della rivoluzione fascista o l’anniversario dell’inizio della Grande Guerra”. Nel testo veniva chiesto perciò al ministro dell’Interno se non intendesse valutare l’esistenza dei “presupposti, anche mediante iniziative di natura legislativa, per revocare tutte le cittadinanze onorarie conferite a Mussolini” e la possibilità di “intraprendere un censimento delle città che conferirono la cittadinanza onoraria a Mussolini, in quale data e quanti l’abbiano successivamente revocata”. Dal governo non arrivò alcuna risposta, “forse perchè – argomenta Fratoianni – c’è un discorso pubblico che tende a ridurre questo tema a una questione ormai inattuale, non più problematica. Ma io non penso che sia così. Ci sono molto urgenze, anche questa, anche se attiene più alle dimensione simbolica, ma ce ne sono molto più gravi”. “È di qualche ora fa – ricorda il leader di Si – la lettera del dirigente dell’Ufficio scolastico delle Marche agli studenti in occasione del 25 aprile infarcita di retorica neofascista, patriottarda della peggior specie, che rivendica e rilancia l’idea dell’Italia divisa tra opposte fazioni, come se non ci fossero colpevoli e vittime di quella stagione; eroi ed eroine, cioè i partigiani e le partigiane liberatori, e assassini fascisti e i loro alleati tedeschi”. “In un Paese in cui continuano ad essere libere di agire, non solo sul piano politico, ma anche purtroppo anche materiale della violenza fisica, organizzazioni neo fasciste, Casapound, Forza Nuova e tanti altri, mi pare che questo tema sia più che attuale”. Perciò “il 25 aprile è ancora l’occasione per fare i conti con la propria storia, per dire una parola definitiva che non consenta più che si producano sacche di revisione, il 25 aprile resta una data attualissima, fondamentale e per nulla consegnata alla celebrazione o al mero ricordo”. Sul tema delle cittadinanze onorarie a Mussolini “presenterò – conclude Fratoianni – nuove interrogazioni, non so se serva una legge specifica su questo, in ogni caso la storia non ha nulla a che vedere con scelte come quelle della cittadinanza onoraria, che sono onorificenze che si basano su meriti che Mussolini non può vantare assolutamente. Certamente serve un intervento normativo ad ampio raggio con alcune priorità, la prima è lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste”.

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“Revoca delle cittadinanze onorarie al Duce? Idiozie”, risponde Caio Giulio Cesare Mussolini, pronipote di Benito Mussolini, dopo la revoca da parte di alcuni sindaci di comuni italiani alla cittadinanza onoraria del Duce. “Sorprende davvero che alcuni Comuni abbiano tempo e voglia da sprecare in queste cose, specialmente in un momento drammatico come questo per l’Italia. Invece di pensare all’economia, a risollevare le sorti delle città, fare progetti concreti per la popolazione, si perde tempo e si sprecareno soldi in questo. Iniziative poi usate come armi di distrazione di massa – continua Giulio Cesare Mussolini – Sono tutte iniziative anacronistiche al limite andavano fatte nell’immediato Dopoguerra e non quasi 80 anni dopo l’uccisione del Duce. Per coerenza, allora, oltre a togliere la cittadinanza a Mussolini, inviterei questi comuni a non usare le scuole, gli stadi, le stazioni, le questure, i municipi, le scuole, gli acquedotti, le strade fatte nel Ventennio”. “E poi – aggiunge – una delle cose di cui poco si sa, riguarda un precedente interessante del prefetto di Belluno, in una lettera ufficiale del 16 aprile 2013 che, a seguito di una richiesta di revoca di onorificenza data a Tito, rispose che ‘non è utilizzabile alcun provvedimento di revoca essendo il medesimo deceduto, e quindi non possibile un contraddittorio. Essendo il Duce morto, dunque, tutte queste iniziative sono semplicemente ridicole e pretestuose”, conclude Caio Mussolini.

Interviene anche Rachele Mussolini, nipote di Benito: “Il Paese è in ginocchio e ancora dentro la pandemia, credo sinceramente che i problemi siano ben altri. Ancora discutiamo quando deve esserci il coprifuoco, se alle 22 o alle 23, fermo restando che per me o si toglie o almeno che lo si metta a mezzanotte, e in consiglio comunale di Asti e in altre cittadine si preoccupano di revocare la pericolosissima cittadinanza al mio avo… Se li fa star meglio, buon per loro – continua Rachele Mussolini – A questo punto, visto che i ristori materiali non sono mai arrivati potrebbe essere per queste persone un ristoro umorale e spirituale. Va bene così, se li fa distrarre da quello che stiamo vivendo facessero come vogliono, contenti loro… Di fronte a queste iniziative, io rispondo così”.

E Mussolini continua dunque ad essere cittadino onorario del Comune di Salò. “Su questa cosa è stato detto di tutto e di più. C’è l’atto di delibera, non solo la mia maggioranza era contraria, ma anche la minoranza – dice all’Adnkronos il sindaco di Salò Giampiero Cipani – Se vogliono revocare la cittadinanza a Mussolini, che lo faccia il Governo. Non è stata soltanto la mia città a dargli l’onorificenza, ma ce ne sono almeno altre 100. E non fu concessa all’epoca certamente dai consigli comunali. Per me l’argomento è chiuso, è un discorso strumentale e oggi abbiamo problemi più urgenti noi amministratori locali. Detto ciò io rispetto le idee di tutti, si tratta di una scelta motivata a suo tempo”. Nelle motivazioni del ‘no’ alla revoca si legge che “la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini fu concessa nel 1924. In quegli anni, e successivamente, molti Comuni concessero al capo del Governo questo riconoscimento, tra i tanti anche quello del capoluogo Brescia. Non ci risulta che Brescia abbia revocato questo conferimento e, anche se diversamente da ciò che è avvenuto, l’avesse fatto, a distanza di 100 anni, noi non riteniamo di farlo. Dopo la caduta del Fascismo – proseguono le motivazioni – sui banchi dove state ora accomodati, si sono seduti uomini che di antifascismo e lotta partigiana potevano sicuramente fregiarsi di sapere tanto, tanto più di Voi, e di Noi, avendo fatto parte personalmente di quella lotta, avendoci messo la faccia e, avendo spesso, rischiato la vita per gli ideali in cui credevano. Eppure queste persone non si posero, allora, il problema della Cittadinanza onoraria”. “Oggi, a distanza di 100 anni da quando fu concessa la Cittadinanza onoraria a Benito Mussolini si chiede a questa amministrazione di revocarla. Non lo vogliamo fare perché siamo convinti che ciò serve solo a rimestare sentimenti di odio e rivalsa nocivi alla pacifica convivenza civile della nostra Comunità”.

A Terralba, centro dell’Oristanese di oltre 10mila abitanti, la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini fu conferita nel 1924 dall’allora Commissario Prefettizio, Domenico Palmas. Un riconoscimento al Duce che ancora, dopo quasi 100 anni, spacca la Comunità terralbese. Nel 2017 un Comitato cittadino promosse una petizione per revocarla, la richiesta fu portata all’attenzione del Consiglio comunale e, dopo un dibattito, respinta. A distanza di 4 anni la situazione non è cambiata. ”C’è chi ancora contesta la cittadinanza a Mussolini – spiega all’Adnkronos il sindaco di Terralba, Sandro Pili – e chi, oggi come nel 2017, ritiene che l’amministrazione comunale debba occuparsi di cose più importanti per la popolazione. Personalmente non sono favorevole a quel riconoscimento, ma allora non abbiamo accettato il metodo con il quale si voleva utilizzarlo per una strumentalizzazione politica. Noi pensiamo, invece, che certe scelte richiedano un percorso condiviso, che passi anche da un approfondimento e da una riflessione nelle scuole”. “Abbiamo proposto questo anni fa – ricorda Pili -, lanciando un segnale di apertura e di condivisione. La Comunità terralbese ha sensibilità diverse, da non banalizzare. Ciò che appartiene alla storia, come il conferimento della cittadinanza al Duce, da parte di un commissario prefettizio da lui nominato, può essere occasione per analizzare e studiare quel periodo, senza altre strumentalizzazioni”.

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