25 novembre, oggi la Giornata contro la violenza sulle donne

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Palazzo Chigi illuminato di rosso e sulla facciata i nomi delle 104 donne uccise quest’anno. Parte la bicamerale sui femminicidi, e Giorgia Meloni assicura che il governo andrà avanti, tenendo conto del lavoro della scorsa legislatura. E’ la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, e la politica ha voluto già far sentire la sua voce. “Bisogna formare gli operatori – ha detto la premier – dalle forze dell’ordine agli avvocati, magistrati, medici, assistenti sociali, docenti personale sanitario. Intendiamo rafforzare l’uso dei braccialetti elettronici e autare le donne a denunciare”. Solo il 12% delle donne vittime di femminicidio aveva denunciato l’assassino.

L’OSSERVATORIO FEMMINICIDI

La storia. La fuga di Anna dal marito violento

Anna Marcelli ha 31 anni, due bambini piccoli, fa l’educatrice in un nido, ed è come se avesse vissuto due vite. Anzi tre. Una giovinezza serena in una famiglia benestante di Caserta, una relazione violenta che la devasta fisicamente e mentalmente, poi la rinascita, grazie al centro antiviolenza “Eva” di Casal di Principe. Anna ha il tono squillante di una ragazzina, mentre racconta la sua storia, circondata dai suoi bambini di quattro e due anni e dal cane Teddy che non smette di abbaiare.

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Cosa resta dopo un femminicidio: il piccolo Ale un anno dopo chiede ancora della mamma

Alessandro ha due anni e mezzo, la mattina va all’asilo, il pomeriggio sta con la nonna o con il papà, gli piace il panino con la mortadella e ogni tanto può bere anche la coca cola. A volte, improvvisamente, quando guarda i cartoni animati, chiama la “mamma”. Ma la mamma non c’è più. La notte del 20 novembre 2021, a Reggio Emilia, Juana Cecilia Hazana Loayza è stata ammazzata a 34 anni nel parco sotto casa dall’uomo che la perseguitava, Mirko Genco. Negli stessi minuti in cui lei moriva per le coltellate, le persone che l’amavano dormivano ignare di tutto, a pochi metri da lei. Cosa resta di un femminicidio? Le macerie. (Continua a leggere)

Le leggi ci sono, i fondi ancora no. “Più formazione per giudici e agenti”

Le ombre e le luci. I successi, ma anche, purtroppo, i numeri del lutto. Le donne continuano a morire, uccise dai loro mariti, compagni, ex, fidanzati, a volte padri o fratelli, addirittura figli. Il femminicidio è questo: morire per mano di chi in teoria dovrebbe volerti bene, in famiglia, in un matrimonio, in una relazione. La statistica sì, cala lievemente, però il sangue delle donne uccise, 88 nei primi undici mesi del 2022, ci ricorda che siamo di fronte a una strage incessante che causa una catena di lutti che si protraggono per generazioni, pensate ai duemila orfani di femminicidio. (Continua a leggere)

(ansa)

Il procuratore Menditto: “Vi spiego perché il braccialetto elettronico obbligatorio per i violenti è indispensabile”

Il braccialetto elettronico non è utile, è indispensabile nei casi di violenza sulle donne: va reso obbligatorio. Oggi per i giudici è facoltativo, ma il governo dovrebbe intervenire nei suoi primi 100 giorni sul tema della violenza e dei maltrattamenti perché diventi una priorità, insieme alle bollette. Ricordiamoci che ogni tre giorni muore una donna, ogni giorno decine di donne sono oggetto di maltrattamenti e stalking”. Al procuratore di Tivoli Francesco Menditto piace sfatare le false credenze, o i pregiudizi sui quali è facile inciampare quando si parla di violenza sulle donne. La “falsa informazione” sul braccialetto elettronico che non c’è, o è difficile da applicare, è una delle prime che ha provveduto a sfatare da quando ha riorganizzato la sua procura per contrastare gli uomini maltrattanti al pari dei camorristi. (Continua a leggere)

Carfagna: “Ora avanti con le nuove norme, braccialetto elettronico e fermo preventivo”

Ai magistrati dico: la donna dev’essere ascoltata e creduta. E questo non sempre succede». Dice così la neo presidente di Azione Mara Carfagna, ministra delle Pari opportunità nel Berlusconi 4. E ricorda la storia di Enza Avino, morta dopo venti denunce. Tre donne appena uccise a Roma. E 104 quest’anno in Italia. Non è tempo di smetterla con le belle parole e passare ai fatti? «Certo che lo è. Ma è ingeneroso sostenere che la politica abbia prodotto solo “belle parole”. (Continua a leggere)

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