A Bari clamoroso furto nella Basilica di San Nicola, violata la teca del patrono: rubati l’anello del santo, il libro sacro e le offerte

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Clamoroso furto nella notte all’interno della Basilica di San Nicola a Bari. Il ladro si è introdotto all’interno della chiesa simbolo della città intorno alle 4, rompendo un’inferriata sul lato meno in vista della basilica.

A essere violata è stata proprio la teca che custodisce la statua del santo patrono. Secondo i primi rilievi della polizia scientifica a essere scomparsi sarebbero tutti gli oggetti sacri nelle mani della statua del Santo: il libro con tre palle d’argento ed una croce in argento con alcune gemme, un anello in oro con alcune pietre. È stata inoltre asportata una collana reliquiaria, nonché il contenuto delle cassette delle offerte.

Per il momento massimo riserbo sulle indagine. Il commento dal rettore della Basilica, padre Giovanni Distante: “Lasciamo lavorare la polizia, ma sicuramente dispiace molto: è la prima volta che viene toccata la statua del santo”.

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Gli agenti della Squadra mobile stanno analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza interne ed esterne. Le immagini sono scure ma gli investigatori sono certi che ad agire sia stata una sola persona, un uomo con mascherina e cappuccio sulla testa. “Non un professionista” ritengono gli investigatori, dal momento che la gran parte degli oggetti di valore è stata lasciata all’interno della stessa teca. A dare l’allarme sarebbe stato all’alba il sagrestano, il primo che entra in Basilica la mattina per la messa delle 6. Si sta ancora quantificando il valore dei beni rubati.

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“La notizia del furto di parte degli oggetti sacri della statua di San Nicola in Basilica mi lascia sgomento. Un atto non solo sacrilego ma fortemente offensivo per la comunità di fedeli e devoti nicolaiani e per la città di Bari, che intorno al messaggio del suo Santo patrono ha costruito gran parte della sua identità”. Così il sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro. “Aver sottratto i simboli più evocativi della vita e della missione del vescovo di Myra – evidenzia – significa aver ferito profondamente la città”.

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