A che punto è la guerra in Ucraina: dall’inizio, tutte le tappe del conflitto

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Solo due settimane fa la minaccia di un’invasione russa dell’Ucraina sembrava un ipotesi irreale. Invece, in appena 17 giorni, si è trasformata in devastante realtà. Le grandi città ucraine sono da giorni bersaglio di atroci bombardamenti che uccidono civili e stanno distruggendo un patrimonio millenario. Il tragico disfacimento della pace è arrivato, insomma, prima che potessimo rendercene conto. Eppure le tensioni fra i due vicini hanno una lunga storia. E si sono accentuate col crollo dell’Unione Sovietica, quando, nel 1991, l’Ucraina scelse l’indipendenza da Mosca. Governata, nei successivi trent’anni, da governi, alternativamente filo-russi o filo-europei.  

Le tensioni hanno già avuto un culmine nel 2014: quando a febbraio di quell’anno milizie senza divisa fecero irruzione  nel Parlamento di Simferopoli, capitale della Repubblica autonoma di Crimea, issando sul tetto la bandiera russa. Nei giorni successivi ci fu progressiva invasione della penisola da allora sotto il controllo di Mosca. Pochi mesi dopo qualcosa di analogo accadde in Donbass, dando il via a un conflitto che in 8 anni ha causato almeno 14mila morti e accuse di violazione dei diritti umani da entrambe le parti. Le milizie armate e ispirate da Mosca hanno proclamato due repubbliche filo-russe nelle regioni di Donetsk e Lugansk, l’area mineraria del Donbass, dove la maggior parte della popolazione è di lingua russa. Quelle stesse “repubbliche” riconosciute da Putin subito prima dell’invasione, che le ha usate a pretesto per inviare truppe, di fatto annettendole alla Russia.

A spingerlo, la tesi che solo con una serie di “stati cuscinetto” può proteggere il suo paese dalla presenza della Nato lungo i suoi confini con buona pace del fatto che quella Atlantica è un’alleanza esclusivamente difensiva. Putin d’altronde ha espresso a gran voce la preoccupazione che l’Ucraina possa entrare appunto nella Nato, rimuovendo quella sorta di cuscinetto strategico tra la Russia e il resto d’Europa. Nella sua analisi più cruda, l’obiettivo dell’invasione russa è prendere il controllo dell’Ucraina – uno stato indipendente – usando la forza per costringere Kiev a insediare un governo fantoccio, sicuro alleato per la sua superpotenza vicina. Un vicino “morbido”, proprio come la Bielorussia, che ora funge da base per le truppe russe per invadere l’Ucraina da nord. Il tutto, giustificato con una tesi forzatamente “storica” secondo cui quel paese è parte della Russia fin da tempi antichissimi. 

Ma come si è arrivati a questa escalation? Abbiamo provato a ricostruirla per voi 

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Lunedì 21 febbraio  

Dopo aver accumulato truppe per settimane al confine ucraino – impegnate ufficialmente in una “esercitazione” ma secondo l’intelligence americana pronti a entrare nel Paese e puntare su Kiev – le speranze di una soluzione pacifica vengono infrante dall’annuncio del presidente russo Putin che riconosce formalmente Luhansk e Donetsk, appunto le due regioni separatiste del Donbass, come stati indipendenti. L’omologo ucraino Volodymyr Zelensky gli risponde:  “Non abbiamo paura di niente e di nessuno”. 

Martedì 22 febbraio 

Il parlamento russo autorizza Putin a usare la forza per “proteggere” le due repubbliche. Il segretario di Stato americano Antony Blinken annulla dunque l’incontro programmato col capo della diplomazia russa Sergey Lavrov, previsto due giorni dopo. Vengono annunciate le prime sanzioni da parte degli Stati Uniti: blocco nei confronti di alcune banche russe, stop alla vendita da parte di Mosca di obbligazioni sovrane sui mercati monetari statunitensi e sequestro di beni a oligarchi vicini a Putin. La Germania interrompe i piani di approvazione del gasdotto NordStream2. In un video Zelensky afferma: “Ci difenderemo”. 

 

Mercoledì 23 febbraio  

L’Unione Europea segue l’esempio degli Stati Uniti e congela i beni di 351 membri della camera bassa russa, la Duma. L’Ucraina dichiara lo stato di emergenza. Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres lancia l’allarme: il mondo sta affrontando “un grave pericolo”.  

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Giovedì 24 febbraio  

Inizia l’invasione. I russi penetrano nelle prime ore del mattino da est nelle regioni di Luhansk, Chernihiv e Kharkiv e attaccano i porti di Odessa e Mariupol. La capitale ucraina, Kiev, è colpita dai primi missili, che per ora mirano a installazioni militari. Arriva la prima condanna internazionale unanime e nuove sanzioni vengono applicate nei confronti di banche russe da diversi Paesi: facendo crollare il mercato azionario di Mosca che in un giorno perde il 45 per cento del suo valore. Il presidente Zelensky pubblica un ennesimo video che lo mostra, questa volta, nelle strade di Kiev: “Gloria all’Ucraina” ripete. 

Venerdì 25 febbraio  

La Russia pone il veto alla risoluzione presentata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che condannava l’Invasione. Inizia la grande fuga degli ucraini. Missili su diverse basi militari ucraine 

Sabato 26 febbraio  

In Polonia arrivano i primi profughi: almeno 100mila in 24 ore. A Kiev viene imposto il coprifuoco. Gli Stati Uniti si offrono di portare il presidente Zelensky e la sua famiglia al sicuro fuori dal paese, ma lui rifiuta: “Ho bisogno di munizioni, non di un passaggio” dice nell’ennesimo video che lo mostra con altri ministri a Kiev. Un modo per porre fine alle voci su una sua fuga.  

Domenica 27 febbraio  

Mentre le truppe russe avanzano verso Kiev, le città di Kharkiv e Kherson vengono pesantemente bombardate. L’Ucraina sostiene però di aver intanto già ucciso almeno 4500 soldati russi e di aver distrutto 150 carri armati, 700 mezzi corazzati, 7 caccia e 26 elicotteri. Numeri non confermati in maniera indipendente. L’Unione Europea decide di bandire gli aerei russi dal suo spazio aereo e bandisce diversi media propagandistici russi. Putin risponde agitando la spauracchio di una nuova escalation, mettendo in stato di massima allerta le forze di deterrenza nucleare  

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Lunedì 28 febbraio  

Al confine bielorusso si tiene un primo round di negoziati per tentare almeno di stabilire un cessate il fuoco che permetta ai civili di lasciare le città più martoriate. Durano 5 ore e si risolvono in un nulla di fatto. Intanto, con una mossa principalmente simbolica l’Ucraina chiede di essere accolta nell’Unione Europea. Kharkiv, seconda città più grande dell’Ucraina, viene pesantemente bombardata: ci sono almeno 11 morti, tanto che il governo di Kiev accusa i russi di prendere di mira i civili. L’ambasciatore russo all’Onu risponde parlando di Fake News: “Bugie… l’esercito russo non minaccia i civili in Ucraina; non bombarda le infrastrutture civili solo quelle militari”. Già mezzo milione di ucraini sono fuori dal paese. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite tiene una riunione di emergenza, la prima da decenni, e dichiara che bisogna tenere aperto ad ogni costo il canale della diplomazia. Il rublo in caduta libera perde il 30 per cento del suo valore. Viene decisa la restrizione dell’accesso al sistema bancario internazionale SWIFT.  

Martedì 1 marzo  

Le truppe russe colpiscono la periferia di Kiev e il centro di Kharkiv. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden condanna la guerra nel suo primo discorso sullo stato dell’Unione, ma declina la richiesta di Zelensky di imporre una no-fly zone sull’Ucraina: una mossa del genere costringerebbe di fatto gli Stati Uniti a un confronto diretto con la Russia.  

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Mercoledì 2 marzo 

L’Assemblea Generale dell’Onu approva una risoluzione di condanna dell’invasione con 141 voti su 193. Contro votano però solo in cinque: oltre alla stessa Russia, si schierano Bielorussia, Eritrea, Siria e Corea del Nord. Tutti gli altri si astengono, compresa la Cina, l’Iran, Cuba. Il numero dei rifugiati sale a 870mila 

Giovedì 3 marzo 

Le truppe russe catturano la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa. Uno degli edifici viene colpito durante l’attacco, prende fuoco, e fa temere brevemente una nuova Chernobyl. I danni in realtà sono relativi e il fuoco non si avvicina a nessuno dei sei reattori attivi. Pericolo superato, dunque, ma il timore resta alto. Il numero di rifugiati, intanto, tocca il milione. E si calcola che Mosca ha nel frattempo già lanciato 480 attacchi missilistici colpendo anche edifici civili e infrastrutture governative. Una nuova tornata di colloqui fra russi e ucraini termina senza raggiungere un accordo per il cessate il fuoco. Ma si decide di istituire un corridoio umanitario che permetta ai civili di lasciare le città sotto assedio. L’Unione Europea offre un permesso di soggiorno permanente agli ucraini di 3 anni, applicando una norma pensata al tempo della guerra dei Balcani ma mai applicata fino ad ora. 

Che cosa può accadere alla Russia e a Putin

Venerdì 4 marzo  

Durante una telefonata col cancelliere tedesco Olaf Scholz il presidente russo Putin bolla come falsa la notizia delle bombe su Chernihiv che hanno ucciso 47 persone. La Nato intanto rigetta formalmente la richiesta avanzata da Zelensky di introdurre una no-fly zone per impedire i bombardamenti sulle città. La città portuale di Mariupol resta senza acqua e senza riscaldamento. Il numero di rifugiati è ormai 1.2 milioni. In Russia una nuova legge “contro le fake news” blocca l’accesso ai siti di media come BBC, Radio Free Europe, Deutsche Welle e chiude la bocca ai giornalisti che intendono parlare della guerra e che ora rischiano fino a 15  anni di prigione. Il colosso petrolifero Lukoil si schiera contro la guerra: la prima grande compagnia nazionale russa che si oppone all’invasione da parte di Mosca. 

Sabato 5 marzo 

La Russia promette l’istituzione di un corridoio umanitario per far uscire gli abitanti di Mariupol dalla città. Ma non regge: i russi sparano sui civili e l’evacuazione viene bloccata. Bombardata intanto Chernihiv, a 140 chilometri da Kiev. Non solo. Mosca accusa l’Occidente: “Vi comportate da banditi. Ma non dominate più il mondo”. Aziende come PayPal e Inditex interrompono la loro presenza in Russia.  

Perché Putin vuole quei corridoi umanitari

Domenica 6 marzo 

Una nuova violazione del cessate il fuoco blocca per la seconda volta il corridoio umanitario da Mariupol. C’è una telefonata fra il americano Biden e l’ucraino Zelensky per discutere di nuove sanzioni e aiuti economici. Ma la richiesta di bandire le importazioni di petrolio russo viene rifiutata: Biden teme l’aumento dei prezzi. Lo stesso giorno Zelensky parla anche con l’imprenditore Elon Musk, il patron di SpaceX e Tesla che sta permettendo agli ucraini di navigare su internet attraverso il suo sistema di connessione satellitare Starlink. Intanto anche Visa e Mastercard smettono di operare in Russia. L’avanzata russa verso la capitale Kiev, sia pure rallentata, non si ferma e prosegue da Nord e da Est. Ancora minacce da Putin: “Considereremo nostro nemico chiunque sosterrà la no-fly zone”. Il numero di rifugiati tocca il milione e mezzo. Un nuovo tentativo di mediazione viene messo in atto dal premier israeliano Naftali Bennett che incontra Putin a Mosca e poi anche Zelensky. La linea aerea russa Aeroflot, ferma tutti i suoi voli internazionali ad eccezione di quelli diretti in Bielorussia 

Lunedì 7 marzo  

Il premier australiano Scott Morrison chiede alla Cina di “dimostrare il suo impegno per la pace globale in un momento cardine della storia”. Continua la grande fuga degli ucraini  

La Cina si farà coinvolgere in una mediazione per far finire la guerra?

Martedì 8 marzo 

L’evacuazione dei civili dalle città ucraine sotto assedio russo è reso difficile dalle continue violazioni del cessate il fuoco. Due milioni di persone sono già fuggite dal Paese, dice l’Onu, ma molte altre sono intrappolate mentre i corridoi umanitari funzionano solo in parte. Lo scontro si acuisce anche sul piano economico, con l’annuncio di Biden di bloccare l’import di petrolio russo, nella speranza che pure gli alleati europei adottino misure simili: ma solo la Gran Bretagna fa un annuncio simile. L’Unione Europea resta prudente, visto quanto dipende dalle importazioni russe. Bruxelles parla di colpire più oligarchi e a ridurre progressivamente la sua dipendenza dal gas russo “entro il 2030”. Zelensky prova ad aprire alla diplomazia, dicendosi pronto a discutere con i russi lo status del Donbass e della Crimea.  L’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani dice che dall’inizio della guerra il 24 febbraio le morti confermate di civili in Ucraina 474 morti. Il numero di feriti civili confermati è 861. Ma sono numeri relativi 

Mercoledì 9 marzo 

La nuova tregua annunciata per permettere l’evacuazione dei civili attraverso i corridoi umanitari non ferma i raid delle forze di Mosca. Continuano i bombardamenti su Mariupol, dove viene preso di mira l’ospedale pediatrico. Il numero dei morti civili confermati secondo l’Onu sale a 516: tra loro 29 bambini. A Chernobyl, i russi scollegano la rete elettrica della centrale sotto il loro controllo ma l’Agenzia internazionale per l’energia atomica assicura che non c’è pericolo, dopo che il ministro degli Esteri ucraino aveva lanciato l’allarme di rischio radiazioni. Ancora, l’Ucraina accusa la Russia di non aver rispettato gli accordi e aver impedito a un convoglio di 50 autobus di evacuare civili dalla città di Bucha, a nord di Kiev. L’Unione europea decide di ampliare le sanzioni anche contro la Bielorussia – accusata di “complicità” – scollegando tre banche dalla piattaforma finanziaria internazionale Swift. Nuove sanzioni a Mosca vengono imposte nel settore marittimo e sulle criptovalute, mentre altri 160 leader e oligarchi russi entrano nella lista nera.  

Giovedì 10 marzo 

Si conclude con un nulla di fatto l’incontro fra i ministri degli Esteri russo e ucraino, il trilaterale fortemente voluta dalla Turchia e organizzata ad Antalya a margine del Forum della Diplomazia con la mediazione del ministro Mevlüt Çavusoglu. L’Ucraino Dmytro Kuleba e il russo Serghei Lavrov si fronteggiano ma continuano a non intendersi. A Kuleba, che chiedeva almeno un cessate il fuoco di 24 ore e la riapertura dei corridoi umanitari, Lavrov risponde che solo ke due delegazioni che da giorni si incontrano in Bielorussia possono portare avanti le trattative. Non basta: nel corso di due conferenze stampa tenute in contemporanea, il russo afferma che l’ospedale pediatrico attaccato il giorno prima “non conteneva pazienti: ospitava il battaglione Azov e anche l’Onu ne era informato”.  Ancora, accusa l’occidente: “Non abbiamo attaccato l’Ucraina, la responsabilità è di chi ha armato Kiev”. Attaccando: “Il Pentagono sviluppa agenti patogeni in Ucraina da usare come armi biologiche”.  

La diplomazia potrebbe fermare la guerra di Putin?

Venerdì 11 marzo 

Misure concordate da Usa, Canada e Europa attraverso il G7 che si è riunito dopo il Consiglio europeo di Versailles decidono il blocco delle importazioni di acciaio e ferro, vodka e caviale. La Russia viene bandita dai principali organismi interazionali per il commercio e la finanza.  Secondo alcune fonti, Putin avrebbe fatto arrestare il capo di una divisione dell’Fsb, il servizio segreto erede del Kgb sovietico, e il suo vice, accusandoli di non averlo debitamente informato sulla capacità di resistenza all’invasione. Pur avendo impiegato già 200mila uomini ha inoltre ordinato al ministro della Difesa di inviare “volontari stranieri” in Ucraina: una forza di16 mila uomini dal Medio Oriente pronta a combattere per Mosca, molti di loro veterani delle battaglie in Siria.

Come se non bastasse ha ricevuto la visita del presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, proprio nel giorno in cui si diffondono voci di un imminente coinvolgimento di Minsk nel conflitto in risposta a un presunto attacco ucraino, tipica false flag operation, ossia una menzogna. Potrebbero farli scendere a occidente del Fiume Dnpr. Intanto i missili cadono sulla parte di Ucraina ancora fuori dalla guerra, a sinistra di Kiev e Odessa. Distrutti due aeroporti militari. Il convoglio russo di 64 chilometri, composto da tank, veicoli corazzati e armi, che per giorni è rimasto fermo lungo la strada per Kiev si sta riposizionando. Un pessimo segnale dicono gli esperti: potrebbe preannunciare l’attacco finale a Kiev.

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