A guidare i Servizi va Pietro Benassi diplomatico merkeliano vicinissimo a Conte

A guidare i Servizi va Pietro Benassi: diplomatico merkeliano vicinissimo a Conte

La Republica News
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In politica, come spesso accade, i momenti di crisi possono portare anche a soluzioni di ottimo livello. È quello che potrebbe accadere a Giuseppe Conte con la nomina dell’ambasciatore Pietro Benassi nel ruolo di “autorità delegata” del governo per i servizi di sicurezza.

Benassi dal 2018 è il suo consigliere diplomatico a Palazzo Chigi, presente al fianco del premier sin dagli esordi del governo “gialloverde” con la Lega di Matteo Salvini. “Ambasciatore” di grado, ovvero il massimo livello fra i diplomatici della Farnesina, Benassi ha svolto una carriera che lo ha formato in maniera molto completa, preparato forse come pochi altri ad assumere oggi quella che è una vera responsabilità “politica”, a cui arriva con un bagaglio tecnico importante. È stato ambasciatore d’Italia in Germania e in Tunisia, è stato capo di gabinetto delle ministre degli Esteri Bonino e Mogherini, ha servito la diplomazia italiana a Cuba, Varsavia, Bruxelles e Washington.

Molti adesso lo descrivono “vicinissimo” a Conte, come se facesse parte di una sua corrente politica. Ma Benassi è stato semplicemente il primo diplomatico che il presidente del Consiglio abbia incrociato. I due per forza di cose sono dovuti entrare in totale sintonia, lavorando sulle decine di dossier delicatissimi (Libia, Europa, G7, Egitto) che il premier-avvocato si è visto esplodere sul tavolo quando è entrato a Palazzo Chigi.

Su tutto Benassi ha portato il peso della sua esperienza. L’Europa innanzitutto: l’ambasciatore nel 2018 rientrava a Roma dopo 4 anni come rappresentante dell’Italia a Berlino. A Conte ha offerto immediatamente la sua visione di come l’Italia dovesse rimanere ancorata all’Europa, a Berlino e personalmente alla signora Merkel. Nonostante in quella fase il governo italiano fosse al massimo della carica anti-europea, col doppio populismo Lega-M5S, Conte ha utilizzato Benassi per consolidare il ponte con la Merkel. Preparando quella svolta europeista che è stata possibile poi con l’alleanza con il Pd. La “formula Ursula” in Italia ha avuto un primo rappresentante a livello di funzionari, ed è Piero Benassi.

Nella storia della Repubblica italiana ci sono stati altri diplomatici ad aver ricoperto ruoli di coordinamento dei servizi di sicurezza. Il primo fu Francesco Paolo Fulci, direttore del Cesis che allora coordinava il Sismi e il Sisde. Poi Giampiero Massolo, ex segretario generale della Farnesina. Fu nominato da Renzi direttore del Dis, che è il dipartimento che coordina Aise e Aisi secondo la legge 124 del 2007 (quella che formalizza l’istituzione dell’autorità delegata). Tutti sono riusciti a unire al meglio il lavoro di diplomazia e intelligence. L’unico ad essere stato “autorità delegata” fu l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro ai tempi del governo Monti; ma quel governo tecnico durò davvero lo spazio di pochi mesi.

«Adesso Benassi può avere un ruolo pienamente politico, a patto che Conte gli apra la strada della vera gestione dei servizi», dice un diplomatico che conosce bene il gioco fra intelligence e Ministero degli Esteri. «Benassi ha la possibilità di permettere a Conte e al governo di utilizzare lo strumento intelligence senza che il peso della gestione del comparto e le rivalità fra funzionari debbano prevalere sulla visione politica». Come dire: Benassi conosce tutti i dossier di politica estera e di sicurezza, e saprebbe bene come orientare il lavoro dei servizi. Spetterà a Giuseppe Conte dargli un mandato pieno oppure tenerlo a briglia corta, nel tentativo di continuare ad essere lui stesso, il premier, l’ “autorità delegata”.



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