A pesca del virus anche nelle acque di scarico

A pesca del virus anche nelle acque di scarico

La Republica News
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Non ci sono solo i tamponi per le persone. Si può fare un tampone anche a una città intera. Basta analizzare i campioni d’acqua dei depuratori: il virus finisce anche lì. “E la quantità di materiale genetico di Sars-Cov-2 che abbiamo trovato negli ultimi due mesi è aumentata esattamente come il numero dei contagiati. Segno che il monitoraggio delle acque reflue può dare informazioni importanti sull’andamento dell’epidemia” spiega Giuseppina La Rosa, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità, dipartimento ambiente e salute.Il suo settore è la virologia ambientale, che studia la presenza dei virus all’esterno dei loro ospiti. Nelle acque reflue, ad esempio, finiscono i frammenti di Sars-Cov-2 eliminati dai contagiati con le feci. “Facciamo questo tipo di analisi da anni per monitorare altre malattie infettive” spiega La Rosa. Andando a riprendere vecchi campioni, antecedenti alla prima ondata, il suo gruppo ha trovato frammenti del coronavirus già nei prelievi del 18 dicembre a Milano e Torino e del 29 gennaio a Bologna. Segno che quelle città erano “positive” ben prima della scoperta del paziente uno a Codogno il 20 febbraio. “Ma anche prima dell’annuncio del nuovo coronavirus da parte delle autorità cinesi” aggiunge La Rosa.
“Prima di marzo, comunque, le tracce del coronavirus erano sporadiche” spiega La Rosa. La rete dei campionamenti oggi comprende 177 punti di prelievo in 87 città e 19 regioni. “I dati più dettagliati li abbiamo per Roma, dove abbiamo messo in un grafico i risultati di 250 campionamenti e abbiamo ottenuto una curva che coincide con l’andamento dell’epidemia. Pochi casi a febbraio, un picco a marzo-aprile, poi di nuovo un calo a partire da maggio. Ad agosto abbiamo raggiunto il valore minimo. Da settembre la curva ha ripreso a salire in maniera decisa”.Oltre a confermare i dati che già abbiamo, il monitoraggio delle acque reflue potrà rispondere anche alle domande cui non sappiamo dare risposta. Un’informazione preziosa, ad esempio, sarebbe il numero reale dei contagiati, verosimilmente superiore alle persone conteggiate dopo un tampone positivo. “Partire dalla quantità di virus presente nelle acque reflue e risalire alla vera dimensione dell’epidemia è possibile, in teoria, ma abbiamo ancora delle difficoltà da superare” spiega La Rosa. “Vari gruppi nel mondo stanno lavorando a un algoritmo che tenga conto delle variabili degli individui (ad esempio quanto virus viene rilasciato da ciascun positivo) e di quelle ambientali. La concentrazione di tracce virali in un campione, infatti, dipende anche da quanto ha piovuto nei giorni precedenti. Mettere insieme tutte queste variabili non è semplice, ma ci arriveremo”.C’è poi un’altra informazione preziosa che arriva dai depuratori “infettati” dal coronavirus, e che fa dire alla ricercatrice dell’Iss: “I campioni conservati nei nostri frigoriferi sono oro”. L’analisi del genoma di Sars-Cov-2 prelevato dalle acque reflue permetterà di monitorare quali varianti del virus sono in circolazione in ciascuna città. Si potrebbe capire se ci sono mutazioni, se nuovi ceppi stanno soppiantando i vecchi. Al momento Sars-Cov-2 si sta evolvendo in modo piuttosto pigro. Un’unica mutazione, chiamata D614G, sembra essersi fissata in Europa a partire da febbraio-marzo, fino a diventare prevalente oggi in tutto il mondo grazie alla sua maggior capacità di contagio.


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