A Vicenza il funerale di Paolo Rossi laddio coi campioni di Spagna 1982

A Vicenza il funerale di Paolo Rossi, l’addio coi campioni di Spagna 1982

La Republica News
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Si svolge questa mattina il funerale di Paolo Rossi. Nel Duomo di Santa Maria Annunciata a Vicenza i campioni del mondo del 1982, Tardelli, Cabrini, Altobelli, Collovati, Oriali, hanno trasportato la bara di Pablito, che trascinò l’Italia coi sei gol nell’ultima fase del torneo in Spagna. Presenti anche Bruno Conti, Paolo Maldini, il presidente Figc Gravina, tra le corone di fiori anche quella dell’Uefa. Tutta la città si è stretta attorno alla moglie Federica Cappelletti, alle figlie Maria Vittoria e Sofia Elena, ad Alessandro figlio della prima moglie Simonetta. All’interno del Duomo sulla bara è stata poggiata la maglia azzurra numero 20.

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Collovati: “Come si fa a dimenticarlo?”
Fulvio Collovati prima della cerimonia ha ricordato il compagno di squadra: “Federica mi ha scritto dandomi la notizia, ha detto che lui era molto legato a noi. Si è raccomandata di non dimenticarlo, ma come si fa a dimenticarlo? Non volevo crederci, mi si è spezzato il cuore. Era un amico, un fratello, solare, capace di alzare il Pallone d’oro e il giorno dopo di prendere un caffè con chiunque. Sapeva di essere un simbolo, ma non lo faceva pesare. Quando siamo stati in Libano dal generale Angioni, per i soldati i più popolari erano lui e Pertini. Eppure continuava a comportarsi come un giocatore del Vicenza, del Como, del Perugia. Se sono campione del mondo è in gran parte grazie a lui. Nel campionato di oggi farebbe 30 gol”.

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Altobelli: “Avrei voluto essere lì a tenergli la mano”
“Spillo” Altobelli: “Abbiamo una chat in cui ci sentiamo tutti i giorni, ma Paolo non lo sentivamo più. Ho messo delle foto sue per cercare di farlo intervenire, ma non ha risposto. Ho chiesto di chiamare la moglie per capire se era arrabbiato con noi. Marco (Tardelli, ndr) ha detto che era un periodo così, che presto lui sarebbe tornato, ma poi abbiamo sentito voci non belle: purtroppo erano vere. Avrei voluto essere lì a tenergli la mano. Lui arrivava sempre prima di me in area, sentiva più di me il gol, il pallone passava sempre dove c’era lui”.

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