Aborto, diffida di avvocati e ginecologi alla giunta di centrodestra in Piemonte: “Pillola Ru486 anche nei consultori”

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Una lettera di diffida alla Regione Piemonte, che non applica le linee guida ministeriali sull’aborto farmacologico: l’ha mandata una rete di associazioni, avvocati e ginecologi che con una formale messa in mora ha attaccato il mancato recepimento della norma che prevede di poter interrompere la gravidanza non solo in ambulatorio ma anche nei consultori, superando il vecchio obbligo di ricovero di tre giorni che, di fatto, finiva per spostare la scelta della donna verso l’aborto tramite intervento chirurgico, facendo però venire meno lo spirito della legge, nata per rendere il meno traumatico possibile, sia in termini di salute che psicologici, un momento già difficile per la donna.

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La diffida è stata presentata oggi dai ginecologi dell’associazione Laiga e dalla rete “Più di 194 voci Torino”, che unisce 27 associazioni che si occupano di donne. Al centro della questione c’è non solo l’applicazione della legge 194 ma anche l’aggiornamento delle linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine emanate dal ministero della Salute, sulla base delle indicazioni del Consiglio superiore di Sanità e dell’Agenzia italiana del Farmaco il 12 agosto 2020, che prevedono il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico fino a 63 giorn,i pari a 9 settimane compiute di età gestazionale in day hospital o presso strutture ambulatoriali e consultori pubblici adeguatamente attrezzati, collegati all’ospedale ed autorizzati dalla Regione, come avviene nella gran parte degli altri Paesi europei. In questo modo si riconosce, da una parte, l’autodeterminazione delle donne e dall’altra si favorisce anche un importante risparmio per il sistema sanitario pubblico.

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Dunque la richiesta delle parti che hanno firmato la diffida è che sia consentito a tutte le donne scegliere il metodo (farmacologico o chirurgico) con il quale effettuare l’interruzione della gravidanza e il luogo ove compierla (ospedale o consultorio), che vengano individuati i consultori in cui formare il personale e anche garantire il servizio di mediazione culturale per un’informazione corretta sul percorso di interruzione volontaria di gravidanza e sui metodi contraccettivi per prevenire gravidanze indesiderate.

A replicare è l’assessore regionale Maurizio Marronne di Fratelli d’Italia: “Lo stop alle linee guida del ministro Speranza è in linea con legge 194 e tutela la vera libertà di scelta e salute della donna – dice – Le associazioni femministe hanno già fatto un buco nell’acqua al Tar contro l’ingresso del volontariato di tutela materno infantile negli ospedali e nei consultori e ripeteranno il flop con questa diffida: è proprio la legge 194 a chiarire che il consultorio è luogo di informazione e assistenza per rimuovere le possibili cause sociali della scelta di abortire e non sede dove eseguire le interruzioni di gravidanza, che vanno invece obbligatoriamente limitate a ospedali attrezzati, proprio per affrontare tempestivamente eventuali complicanze. Inoltre ad impedire il prolungamento del farmaco abortivo fino al 63° giorno di gravidanza è la revoca AIFA sul prostaglandine, che non è più a carico del Servizio sanitario nazionale dal marzo 2020, ma va comunque prescritto insieme al mifepristone oltre il 50° giorno. Quanta ignoranza e idrologia solo per aumentare il numero di aborti e ostacolare le nascite. Addirittura il ministro Speranza non ha osato replicare nulla alle argomentazioni giuridiche e tecniche con cui la Regione Piemonte ha motivato il rifiuto alle linee guida”.

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