Accelera la corsa dei depositi in banca: a gennaio +181 miliardi

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MILANO – Non accenna a fermarsi quel trend di “risparmio prudenziale” che porta gli italiani a parcheggiare i loro soldi in banca, visto il clima di incertezza legata all’emergenza sanitaria che scoraggia gli investimenti e – complici le chiusure – blocca i consumi. A certificarlo è il rapporto mensile dell’Abi che anzi traccia per il mese di gennaio un’accelerazione nella crescita dei depositi bancari: sono saliti dell’11,6% annuo, con un aumento in valore assoluto su base annua di circa 181 miliardi di euro, portando l’ammontare dei depositi a 1.744 miliardi. A dicembre la crescita era stata del 10,5%.

“Avere delle risorse finanziarie a disposizione – spiega il vice dg dell’Abi Gianfranco Torriero alla domanda su come veicolare tali risorse – è un elemento importante ma certamente si devono creare delle condizioni per avere dei finanziamenti finalizzati agli investimenti che saranno quelli a fare crescere la dinamica degli impieghi”. Sempre alla voce della raccolta, continua invece il calo di quella obbligazionaria con un -9,5% (-23 miliardi in valore assoluto sui dodici mesi) per un dato complessivo di crescita dell’8,8%.

Sul fronte dell’erogazione di credito, invece, si assiste a un rallentamento nella dinamica dei prestiti bancari a famiglie e società non finanziarie: sono saliti del 4,5% contro il 5,5 del mese precedente a 1.303 miliardi di euro. Quanto ai tassi, restano ai minimi storici con un livello medio sul totale dei prestiti che scende al 2,27% (2,28% il mese precedente e 6,18% prima della crisi, a fine 2007). Leggerissima risalita, invece, per i tassi sui mutui per l’acquisto di nuove abitazioni che passano da 1,25 a 1,27 per cento.

Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche con proprie risorse) a dicembre 2020 sono 20,7 miliardi di euro (tornando sui livelli di luglio 2009), in riduzione rispetto ai 23,5 di novembre 2020 (-2,8 miliardi pari al -12,1%), ai 27 miliardi di dicembre 2019 (-6,3 miliardi pari a -23,4%) e ai 31,9 miliardi di dicembre 2018 (-11,2 miliardi pari a -35,1%). Rispetto al livello massimo delle sofferenze nette, raggiunto a novembre 2015 (88,8 miliardi), la riduzione è di oltre 68 miliardi (pari a -76,7%).

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