Accise sui carburanti: quante sono e quante ne paghiamo

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ROMA – Accise: pochi sanno cosa significa esattamente il termine, ma tutti lo utilizzano associato al prezzo dei carburanti. E’ diventato sinonimo di tassa e per questo ha assunto in automatico una connotazione negativa, perché pesa sul prezzo finale di quanto si spende per fare rifornimento al distributore. Un termine accompagnato da qualche leggenda metropolitana: tipo che paghiamo ancora l’accisa per coprire la guerra mossa dal regime fascista italiano all’Etiopia: ma cosa sono le accise sui carburanti, quali tasse paghiamo su benzina e diesel. Ecco una breve guida su tutto quello che c’è da sapere.

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Significato di accise: tributo sui beni di largo consumo

L’accisa è “un tributo indiretto applicato sulla produzione o sul consumo di beni di largo consumo”, secondo la definizione dell’encipclopedia Treccani. Ed è significativamente importante per il sistema fiscale dello Stato: assicura il principio della “generalità dell’imposta (perché si applica su beni che consumiamo tutti e in proporzione al consumo); assicurano una entrata immediata e costante nel tempo; garantiscono manovre per aumentare le entrate dello Stato con una facile e immediata applicazione. Non  a caso, oltre che sui carburanti, paghiamo accise su alcolici, sigarette, fiammiferi ed energia elettrica.

Come funzionano le accise e quando nascono

Le accise nascono con i governi di Benito Mussolini ed è uno dei quei casi in cui nemmeno i nostalgici del ventennio arriverebbero a sostenere che ha fatto anche cose buone. La prima volta fu un aumento di 1,90 lire per sostenere le spese per la guerra in Etiopia: ovviamente non stiamo ancora pagando per quall’invasione di uno stato sovrano, ma da allora nessun governo si è guardato bene da eliminarla. Di fatto è diventato un tributo permanente. Così come lo sono diventate le accise aggiunte per sostenere le spese pubbliche causate dalla crisi di Suez, dal disastro del Vajont, dall’alluvione di Firenze, dal terremoto del Belice. In tutto sono 19 gli interventi dei vari governi.

Una legge per definire il significato di accisa

Un decreto legislativo del 1995 ha definito una volta per tutte che non esiste alcune correlazione tra il versamento delle accise e la destinazione finale. In altre parole anche se le accise sono state introdotte quasi un secolo fa, non vengono in alcun modo finanziate oggi spese del passato. L’accisa è solamente rimasta come forma di finanziamento del bilancio pubblico.

Quanto pesano le accise e l’Iva su benzina, gasolio e carburanti

Sul prezzo finale la componente fiscale, tra accise e Iva, vale il 51,4% sul totale. Vuol dire che se anche il petrolio costasse 1 euro, questa variazione di prezzo potrebbe incidere soltanto per metà del prezzo attuale. Posto che il prezzo del petrolio incide a sua volta soltanto in parte nella formazione del prezzo industriale della benzina. Tornando alla componente fiscale, l’Iva al 22% viene applicata al prezzo industriale sommato alle accise, quindi costituisce una sorta di moltiplicatore degli aumenti, mentre le accise rappresentano una quota fissa, pari a 0,728 euro per ogni litro di benzina.

Benzina e gasolio, perché hanno prezzi anelastici

Questo spiega l’effetto che molti notano quando il prezzo del petrolio scende sui mercati internazionali, ma i prezzi di benzina e gasolio non lo seguono proporzionalemente. Questo perché le varianti del prezzo della benzina sono molteplici. Più ancora del prezzo del greggio, il parametro da osservare è però la quotazione Platts, cioè il prezzo internazionale del prodotto già raffinato, che è il valore a cui le raffinerie possono vendere una tonnellata di benzina o di gasolio in un determinato dato giorno. Sembra un passaggio tecnico ma è un dettaglio sostanziale, perché è dall’andmento di questo prezzo, che per ragioni di mercato può non essere correlato direttamente all’andamento del greggio, che si determina poi il prezzo finale alla pompa di benzina. Quel che accade però tra questo prezzo e quello applicato dalle compagnie alla pompa di benzina riguarda il margine che le singole aziende decidono di ricavare.

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