Afghanistan uccise due donne giudici della Corte suprema

Afghanistan, uccise due donne giudici della Corte suprema

La Republica News
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Due donne, giudici della Corte suprema, sono state uccise stamattina a Kabul mentre andavano al lavoro. Uomini armati hanno assalito l’auto su cui viaggiavano, giustiziando le passeggere e ferendo l’autista. Per ora nessuno ha rivendicato l’attentato, ma è opinione comune che questo faccia parte dell’offensiva lanciata dai Talebani contro gli esponenti della società civile afgana.

Magistrati, giornalisti, intellettuali, medici sono diventati obiettivo di una campagna di omicidi volta a indebolire il fronte governativo ma anche la struttura stessa del Paese, in vista di un ritorno degli integralisti in posizioni di potere, con la partenza delle truppe americane e alleate. E’ “l’attacco contro un’intera generazione”, dice il presidente Ashraf Ghani, “con lo scopo di destabilizzare il Paese e indebolirne la fiducia nelle nuove generazioni e fra le donne in particolare”.

Gli “studenti coranici”, tuttora impegnati nelle trattative di pace inter-afgane a Doha, smentiscono il coinvolgimento, ma non ci sono dubbi sull’origine degli attacchi. Lo stesso carattere di vere e proprie esecuzioni mirate conferma che non sono opera dell’Isis-Khorasan, la sezione afgana dello Stato islamico. Quest’organizzazione si distingue invece per attacchi più indiscriminati, spesso diretti contro la minoranza sciita degli Hazara, o magari contro l’università. In altre parole: la strategia dei due gruppi appare completamente diversa. I Talebani vogliono indebolire le fasce più laiche e ridurre il ruolo delle donne per mettere le basi di una ricostruzione dell’Emirato. L’Isis-K invece cerca di disputare al gruppo rivale la leadership della jihad e al momento persegue scopi più direttamente terroristici, sfogando allo stesso tempo l’odio anti-sciita.

“I Talebani hanno concentrato i loro sforzi su Kabul perché respinti in aree come l’Helmand”, dice il ministro degli Interni Massoud Andarabi. E anche la Nato punta il dito contro i fondamentalisti guidati dal mullah Akhundzada: secondo fonti dell’Alleanza il fatto stesso che molti attentati siano a Kabul, dove è solido il controllo della rete Haqqani,  conferma che dietro i commando armati ci sono i Talebani, il cui numero due oggi è proprio Sirajuddin Haqqani, leader del gruppo più violento.

La capitale, dice il vicepresidente Amrullah Saleh, non è difesa adeguatamente e dunque il numero di poliziotti schierati a Kabul verrà raddoppiato, mentre il controllo dei monti vicini sarà affidato all’Esercito. Negli ultimi dieci mesi gli attacchi sono stati 18.200, secondo il calcolo dei servizi di sicurezza Nds: di essi, dice il generale Zia Saraj, il 99 per cento è lavoro dei Talebani, mentre l’Isis-K è responsabile di appena l’uno per cento.



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