Aiuti alle imprese per 5miliardi. Il premier Il decreto non si tocca

Aiuti alle imprese per 5miliardi. Il premier: “Il decreto non si tocca”

La Republica News
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ROMA – Contributi a fondo perduto per oltre 5 miliardi di euro. Tanto vale la manovra di ristoro messa a punto dal governo per indennizzare – mediante bonifico su conto corrente già a metà novembre – le categorie più colpite dalle misure restrittive imposte dall’ultimo Dpcm.Firmato dal premier “all’una di notte, solo quando ho avuto la certezza che queste risorse c’erano”, tiene a precisare Conte. In meno di 48 ore confluite, “con una corsa contro il tempo pazzesca”, nel decreto legge varato ieri “all’unanimità” in consiglio dei ministri: prova regina, a suo dire, della “responsabilità dell’esecutivo rispetto al fatto che c’è gente che soffre e non può aspettare”.
Difende la trincea, l’inquilino di palazzo Chigi. Assediato dalle opposizioni decise a chiedere un voto sul Dpcm che domani l’avvocato sarà chiamato a illustrare in Parlamento; contestato dall’ala renziana della sua maggioranza che avrebbe preferito posticipare la serrata di bar e ristoranti e tenere aperti cinema e teatri; accerchiato dalle proteste di piazza che montano in tutta Italia, Conte non arretra di un millimetro.”Ora il nostro obiettivo è mettere sotto controllo la curva epidemiologica e in sicurezza il Paese”, scandisce. “Le nostre scelte possono essere criticate, ma non abbiamo agito in modo discriminato, non ci sono attività di seria A e di serie B, non abbiamo chiuso quelle che ritenevamo meno importanti di altre”.Dinnanzi all’impennata di contagi “non possiamo illuderci che le persone se ne vadano in giro, al ristorante, senza timore”. No. “È indispensabile ridurre le principali occasioni di socialità”, insiste il premier. “Solo in questo modo possiamo decongestionare i mezzi pubblici, evitare gli assembramenti, alleggerire il sistema dei tracciamenti”.E soprattutto, dirà poi a tarda sera, riunendo in video-call i capigruppo giallorossi per richiamare all’ordine una maggioranza sempre più sfilacciata, “evitare il crollo del sistema sanitario”.Eccolo l’incubo che agita i sonni di Conte. Perciò “il Dpcm è quello” e non cambierà, blinda il testo il presidente del Consiglio.Infastidito dai “distinguo del giorno dopo” messi in campo da Italia Viva, sebbene faccia parte del governo e abbia partecipato al vertice dei capidelegazione dove, domenica notte, tutti hanno “convenuto che le misure erano queste, consapevoli che è il momento della responsabilità”. Ce l’ha con Renzi, il premier. Il leader che da due giorni gli spara contro ad alzo zero.”Chiedere di organizzarsi meglio non è lesa maestà ma buon senso, non siamo mai stati e mai saremo yes man”, l’altolà vergato ieri su Fb dal senatore di Firenze. Uno scontro che “l’appello urgente” a tutti i partiti e gruppi parlamentari, lanciato dal capogruppo Pd al Senato, rischia di inasprire.”Siamo in una situazione di emergenza, il governo faccia la prima mossa e costituisca un comitato di salute pubblica, condividendo le informazioni e le decisioni: serve un luogo vero di unità nazionale”, il richiamo di Andrea Marcucci. Che sembra preludere, neanche tanto velatamente, a un cambio dell’attuale esecutivo.Col risultato di agitando le acque già molto mosse intorno a Palazzo Chigi.Non a caso: si tratta di un’iniziativa “assolutamente personale”, si affretta a precisare il Nazareno. Non è questo che intendeva Zingaretti quando, lunedì, ha sollecitato un coinvolgimento delle opposizioni sulle misure antipandemia. Solo che serve remare tutti nella stessa direzione. Resta solo da capire con quale capitano sulla tolda.


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