Al Quirinale, fra tamponi e sanificazioni, vanno in scena le prime consultazioni dell’era Covid

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Nel gran teatro della politica italiana il rito delle consultazioni al Quirinale occupa un posto speciale. Rappresenta la conferma che un vero leader è anche un attore. Centinaia di giornalisti e operatori televisivi appollaiati per giorni sulle tribunette nella sala della Vetrata aspettano soltanto il momento magico dell’apertura della porta e che la delegazione, riunita compunta e adorante attorno al Capo, si manifesti al cospetto della nazione per comunicare la posizione illustrata poc’anzi al Presidente della Repubblica.

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Quest’anno non sarà così. Quest’anno c’è il Covid. Da oggi pomeriggio consultazioni in streaming sui canali del Colle. Delegazioni snelle. Appena tredici giornalisti sorteggiati a sorte per ciascuna delle mezze giornate del rito, che devono presentarsi muniti di un referto aggiornato da tampone negativo. E la scena non sarà alla Vetrata, come da tradizione, ma nell’ampio salone delle feste, un luogo da Gattopardo dove i governi giurano. Questo perché alla Vetrata sono in corso dei lavori e lo spazio non sarebbe comunque a misura di distanziamento.

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Anche i gruppi parlamentari che raggiungeranno il presidente Mattarella, saranno composti dal minor numero di persone possibile, e tra un incontro e l’altro bisognerà sanificare i saloni e i corridoi di stucchi. Cosa succede in quegli incontri? Cosa viene detto? Ogni presidente ha il suo carattere. Quello di Sergio Mattarella è fatto di lunghi silenzi e quindi in genere ascolta, mentre i suoi consiglieri prendono rapidi appunti.

E quindi quest’anno andrà in scena un rito dimezzato, e le consultazioni passate adesso ci sembrano parentesi luminose. Come in tutte le cose italiane c’è sempre un sovraccarico emotivo di attesa, ma siamo fatti così. Noi non vogliamo capire, noi tifiamo. Per Conte o per Renzi. E che dirà poi Renzi? E Mattarella, quando comparirà alla fine delle consultazioni? E il segretario generale Ugo Zampetti, quel signore che legge le formule di rito: “Il presidente della Repubblica ha incontrato il presidente del Consiglio, l’onorevole…” in quella lingua delle istituzioni che ancora e per fortuna sopravvive nelle stanze del Quirinale: l’ultimo Palazzo non ancora contagiato dal metodo Casalino.

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Si parte con un programma di tre giorni. Oggi pomeriggio alle 17 sarà la volta delle istituzioni, con i presidenti delle Camere Roberto Fico e Maria Elisabetta Casellati. Domani toccherà a Matteo Renzi – l’attore più atteso – a Nicola Zingaretti e alla delegazione dei compagni di Leu. E poi venerdì il centrodestra unito. Verrà Silvio Berlusconi, che ha dominato le consultazioni per vent’anni? Pare di sì.

Nessuno nel piccolo mondo romano ha capito come finirà, lo gnommero della crisi stavolta sembra inestricabile, e in fondo tutti hanno paura che si avveri la profezia di Pierluigi Bersani: “Tiri un filo e vien giù il maglione”.

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